4 Agosto 2026
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“Il mare che accusa”: il duro appello di monsignor Savino sulle vittime di Ceuta

Il vescovo di Cassano all'Ionio e vicepresidente della CEI affida una riflessione alla tragedia avvenuta al largo di Ceuta: "La compassione è la soglia della nostra umanità"

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Un invito a non restare indifferenti davanti al dramma delle migrazioni arriva da monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che ha dedicato una riflessione alla tragedia avvenuta al largo di Ceuta, dove decine di migranti hanno perso la vita in mare.

In un messaggio dal forte valore umano e spirituale, il presule ha affidato le vittime “al Signore della vita”, auspicando che quanto accaduto possa diventare un’occasione di riflessione collettiva. “Affido al Signore della vita coloro che il mare di Ceuta ha inghiottito. I loro nomi, che noi ignoriamo, sono scritti nel palmo delle sue mani. Prego perché la loro morte scuota le nostre coscienze assopite e diventi seme di un mondo più giusto, dove il diritto a sperare trovi finalmente strade sicure al posto delle onde”, ha dichiarato Savino.

“Chi ha pianto?”: la riflessione sulla compassione e sull’umanità

Nel testo, intitolato “Il mare che divide, il mare che accusa”, il vicepresidente della CEI invita a interrogarsi sulla capacità di provare compassione davanti alle tragedie che coinvolgono i migranti. “Chi ha pianto? È una domanda che oggi rivolgo a me stesso e a chiunque legga queste righe. Davanti agli ottanta morti di Ceuta, chi ha pianto?”, scrive il vescovo.

Per Savino, la compassione, intesa come condivisione della sofferenza altrui, rappresenta un elemento essenziale dell’umanità. “La compassione, letteralmente il patire insieme, è la soglia della nostra umanità: dove essa si spegne, comincia la barbarie, per quanto ben vestita e ben argomentata possa presentarsi”, afferma.

Il richiamo al Vangelo e all’accoglienza

Nella parte conclusiva della riflessione, il vescovo richiama il messaggio evangelico sull’accoglienza dello straniero, indicando questo principio come un criterio fondamentale per la coscienza individuale e collettiva. “Il criterio del Vangelo è definitivo e resta senza sconti: ‘Ero straniero e mi avete accolto’. Su questo, dice Gesù, saremo giudicati tutti, popoli e persone”, conclude mons. Savino.

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