× Sponsor
6 Aprile 2026
16.9 C
Calabria
spot_img

“La favola degli arresti facili”, il cacciatore di latitanti Lardieri difende Gratteri e smonta le fake news

Il colonnello dei carabinieri che ha lavorato gomito a gomito con il procuratore sposta le polemiche sul terreno dei fatti: "Campagne denigratorie". E sull'indagine Marine?: "Ennesima bufala"

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

“Nicola Gratteri è un uomo che non ha peli sulla lingua” e per questo o lo si odia o lo si ama, tanto a lui del consenso e dell’approvazione altrui non gliene frega nulla, perchè l’onestà non si mercanteggia. Ha sostenuto battaglie contro la ‘ndrangheta, diventando il simbolo dell’antimafia, perseguitando i poteri occulti, alzando la voce con il potere politico, quando si è trattato di difendere giustizia e legalità da leggi o proposte di legge funzionali, a suo dire, a interessi di parte, non ultima la lotta per il No al Referendum costituzionale, eppure di certo non può dirsi uomo di sinistra e pubblicamente ha sempre detto di non appartenere a correnti politiche, di non avere tessere di partito. Gratteri, resta, però l’argomento all’ordine del giorno più discusso, è sufficiente un refuso, una gaffe televisiva per trasformarlo in un caso, per aprire polemiche senza fine e per parlare del metodo Gratteri,di arresti facili, di una percentuale significativa di persone spedite in cella in fase cautelare per essere successivamente assolte e scarcerate e di inchieste flop. Ma c’è chi parla per sentito dire e chi, invece, quelle indagini le ha vissute sul campo. Il colonnello dei carabinieri in quiescenza Gerardo Lardieri, cacciatore di latitanti, per anni al fianco del procuratore Nicola Gratteri, rompe il silenzio e mette in fila fatti, ricordi e convinzioni, smontando una narrazione che, a suo dire, nasce da un equivoco e viene alimentata ad arte. Per anni ha lavorato fianco a fianco con Nicola Gratteri, dentro le inchieste più delicate contro la ’ndrangheta, sia quando era sostituto procuratore a Reggio sia quando era a capo della Procura di Catanzaro. Oggi, da uomo libero da incarichiLardieri torna su uno dei temi più discussi: quello degli “arresti facili”. E lo fa senza giri di parole. Perché, spiega, prima ancora delle opinioni bisognerebbe partire dai fatti. E i fatti, nella sua esperienza, raccontano una storia diversa da quella che spesso circola. Una storia fatta di indagini complesse, decisioni condivise e responsabilità ben precise, che, sottolinea, non possono essere semplificate in slogan. Da qui il bisogno di chiarire, di rimettere ordine tra polemiche, ricostruzioni e versioni che, secondo lui, rischiano di allontanarsi troppo dalla realtà. E di riportare il dibattito su un terreno più concreto: quello di chi certe operazioni le ha viste da vicino, giorno dopo giorno.

Colonnello, lei ha lavorato per tanti anni con il procuratore Gratteri, da molti preso di mira per un equivoco di fondo “gli arresti facili da lui disposti”. Cosa ne pensa?

“Sono polemiche strumentali in quanto in Italia il pubblico ministero non può disporre l’arresto di nessuno, poiché le ordinanze di custodia cautelari vengono emesse da un giudice terzo (gip). Il pm richiede l’eventuale ordinanza restrittiva, ma è il giudice a  valutare se sussistono i presupposti per l’applicazione. Quindi sono semplicemente delle polemiche sterili, messe in circolazione, in determinati ambienti, al solo scopo di denigrare l’immagine di una persona  che ha dato la vita al servizio dello Stato. Ricordiamoci che il procuratore Gratteri è una persona che non ha peli sulla lingua e ha fatto sempre delle battaglie sia contro il potere politico, sia contro i poteri occulti.  La sua trasparenza non è ben vista in determinati ambienti, specialmente a seguito della sua battaglia per il “NO” che ha caratterizzato il referendum costituzionale sulla giustizia.  Ritengo che il referendum sia stato vinto da Gratteri  e non dalla coalizione politica del centrosinistra”.

In questi giorni si sta parlando dell’indagine Marine in cui il procuratore di Napoli fece arrestare degli amministratori per un semplice errore di trascrizione di una delibera, nella quale c’era scritto “valorizzazione area latitanti”, anziché “valorizzazione area latistante”…

“Anche questa è una bufala, anzi per usare un’espressione attuale è una “fake news”, finalizzata sempre a demolire l’immagine di una persona onesta e seriaL’indagine Marine nasce a seguito dell’arresto di alcuni ricercati di Platì che si nascondevano all’interno di alcuni bunker ricavati nelle loro abitazioni e/o covi. Al momento dell’irruzione delle Forze dell’ordine, qualora fosse stato rinvenuto il bunker (poi scoperto) che era comunque difficile da individuare, tramite dei sofisticati meccanismi meccanici, aprivano un’ulteriore botola, ben mimetizzata, e attraverso dei cunicoli, lunghi anche centinaia di metri, raggiungevano una sorta di galleria, chiamata “fiumara coperta”, facendo perdere le loro tracce. Mentre i ricercati, come si vede anche nei film, scappano attraverso i tetti, a Platì correvano nel sottosuolo. I latitanti, a Platì, in quel periodo, stavano tutti a casa”.

Come si è arrivati a scoprire questa ingegnosa via di fuga?

“Una sera, dopo una serie di servizi dinamici, individuammo due ricercati all’interno di un’abitazione. Al momento dell’intervento abbiamo notato i latitanti che stavano entrando all’interno del bunker, nascosti nella scala che dal piano terra portava al piano superiore, il cui ingresso, era occultato da due gradini che scorrevano su rotaie che, per nostra fortuna, ancora non si era chiuso. Ricordo che uno dei due latitanti lo bloccammo mentre a carponi stava accedendo al bunker. L’altro ricercato che era entrato prima invece stava aprendo l’accesso che dal bunker portava, attraverso un cunicolo, all’interno della famosa “fiumara coperta”. Abbiamo proseguito l’ispezione ed abbiamo capito lo stratagemma che utilizzavano”. 

Successivamente cosa avete fatto?

“Avendo individuato il loro modus operandi, siamo riusciti ad arrestare altri latitanti, uno dei quali inseriti tra i trenta ricercati più pericolosi in campo nazionale. In seguito abbiamo fatto un’ispezione su tutto il centro abitato con l’Esercito e con tre periti, luminari del settore al fine di individuare sia altre vie di fuga sia le modalità di realizzazione di tali dedali di cunicoli. Ricordo che nel corso dei relativi accertamenti, successivi alla cattura dei latitanti, tra la moltitudine di documentazione venne acquisita la delibera comunale n. 4 del 10 aprile 2001, nella quale era riportata la seguente frase: valorizzazione area latitanti. L’ordinanza  di custodia cautelare, relativamente a tale aspetto, non si basava certamente sulla espressione riportata nella delibera, ma  su altri aspetti rilevati dagli esiti della perizia, elaborata da qualificati tecnici esterni che, oltre ad avere eseguito dei sopralluoghi accurati in tutta l’area interessata, esaminarono anche una numerosa documentazione, tant’è che nella relativa relazione evidenziarono che quei lavori, che richiedevano l’impiego di  alcuni giorni, erano stati fatti sicuramente in concomitanza di  alcune opere pubbliche realizzate in quel centro abitato, attestando, inoltre che i cunicoli erano stati realizzati esclusivamente per consentire la via di fuga ai latitanti”.

Ha ravvisato falle in quella indagine, poi sfociata in un processo con tante assoluzioni?

Le sentenze vanno rispettate e applicate, ma al di là dell’esito processuale, mi sono sempre chiesto come mai nessuno di quelli deputati al controllo e/o alla vigilanza non si sia mai accorto, in un paese così piccolo, che si stavano eseguendo dei lavori sul suolo pubblico, senza mai procedere ad una verifica. Ribadisco l’espressione ‘valorizzazione area latitanti’ non aveva nulla a che vedere con il quadro indiziario ben delineato sia nell’informativa di reato che nella perizia tecnica elaborata dai periti, che con certezza scientifica avevano affermato l’impossibilità ad eseguire i lavori in diversi giorni senza che nessuno potesse accorgersi dell’esecuzione degli stessi. Stiamo parlando di un paese di circa mille anime, qualsiasi cosa viene notata da tutti”. 

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE