Le sue dichiarazioni contribuirono a ricostruire la presenza delle organizzazioni calabresi in Piemonte e rappresentarono uno degli elementi investigativi che portarono all’inchiesta Minotauro, sfociata nel giugno 2011 in una vasta operazione giudiziaria.
Quella stagione avrebbe poi trovato riscontro in altre importanti indagini, tra cui Crimine/Infinito e Aemilia, che hanno portato alla luce la capacità delle organizzazioni mafiose di radicarsi nei territori settentrionali, costruendo relazioni economiche, politiche e imprenditoriali.
A distanza di vent’anni, il quadro investigativo restituisce una criminalità organizzata ancora presente, ma capace di adattare strumenti e modalità operative. Accanto ai settori tradizionali, le cosche hanno sviluppato interessi sempre più articolati nell’economia legale, nella finanza, nella gestione delle imprese e nell’intercettazione delle risorse pubbliche.
Non si tratta necessariamente della scomparsa delle attività criminali tradizionali, quanto piuttosto della loro convivenza con nuovi canali di accumulazione e riciclaggio.
Il caso Morabito: fondi pubblici, crediti fiscali e professionisti
Una delle vicende che meglio documentano questa evoluzione è quella emersa dall’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e dalla Direzione investigativa antimafia, culminata il 24 ottobre 2023 con l’esecuzione di 18 misure cautelari e l’iscrizione di 68 persone nel registro degli indagati.
Al centro dell’inchiesta figurava Giovanni Morabito, medico milanese, figlio di Giuseppe Morabito, conosciuto come “U Tiradrittu”, storico esponente della ’ndrangheta detenuto al regime del 41 bis.
Secondo la ricostruzione investigativa, Morabito avrebbe avuto un ruolo centrale in un’organizzazione articolata su diversi livelli: da una parte il traffico di stupefacenti, dall’altra un sistema di operazioni economico-finanziarie che avrebbe coinvolto professionisti, imprenditori e società di consulenza.
La Direzione investigativa antimafia, nella comunicazione diffusa il 24 ottobre 2023 e riportata da La Stampa nello stesso giorno, descriveva il contributo di professionisti e imprenditori come un supporto tecnico-giuridico alle attività contestate.
Tra le operazioni individuate dagli investigatori figuravano la predisposizione di false polizze fideiussorie, la commercializzazione di crediti d’imposta ritenuti fittizi e la richiesta di finanziamenti pubblici attraverso documentazione contestata dagli inquirenti.
Particolare attenzione era stata riservata ai contributi previsti durante l’emergenza pandemica. Le richieste di finanziamento avrebbero raggiunto un valore prossimo ai due milioni di euro. Secondo quanto riferito dall’ANSA il 24 ottobre 2023, gran parte delle somme era stata bloccata prima dell’erogazione.
I proventi e le disponibilità economiche del gruppo sarebbero stati inoltre destinati a ulteriori attività imprenditoriali, comprese società operanti nel settore delle costruzioni e interessate alle agevolazioni dell’Ecobonus 110%.
Il capitale sociale e i rapporti con la pubblica amministrazione
Un altro elemento emerso dall’indagine milanese riguarda la rete di relazioni costruita attorno al gruppo. Tra i contatti individuati figurava un funzionario amministrativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Secondo quanto ricostruito da La Stampa il 24 ottobre 2023, sulla base degli atti investigativi, il funzionario avrebbe rappresentato un possibile canale di accesso a competenze e relazioni utili per le operazioni economiche contestate.
Nelle conversazioni intercettate, Morabito ne avrebbe apprezzato le capacità, definendolo un professionista in grado di favorire nuovi affari. Gli investigatori hanno ricostruito anche la disponibilità del dipendente pubblico a mantenere riservata la propria identità durante alcuni incontri.
La posizione del funzionario deve tuttavia essere distinta da quella degli indagati: il Corriere della Sera, nella ricostruzione pubblicata il 24 ottobre 2023, specificava che all’epoca non risultava indagato.
Il caso evidenzia un aspetto rilevante delle indagini sulle infiltrazioni mafiose nell’economia: la ricerca di competenze specialistiche, contatti istituzionali e conoscenze amministrative può diventare uno strumento funzionale all’accesso a risorse e opportunità altrimenti difficili da raggiungere.
L’edilizia torinese e il coinvolgimento di un esponente sindacale
Le indagini sulle infiltrazioni nel settore delle costruzioni hanno interessato anche il Piemonte.
Un caso significativo è quello ricostruito dal Corriere della Sera il 28 marzo 2025, nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino, riguardante l’area di Moncalieri e Carmagnola.
Tra le persone coinvolte figurava Domenico Ceravolo, all’epoca delegato della Filca-Cisl, il sindacato degli edili.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il sistema avrebbe perseguito il controllo di attività economiche nel comparto delle costruzioni, attraverso relazioni con operatori imprenditoriali e un’attività di influenza sul territorio.
Tra le condotte contestate figuravano il presunto favoreggiamento di imprese vicine al sodalizio, la ricerca di opportunità negli appalti e il coinvolgimento di soggetti ritenuti di interesse per l’organizzazione.
La vicenda, nella fase descritta dalla testata il 28 marzo 2025, risultava nell’ambito della chiusura delle indagini preliminari, con sei persone avviate verso il processo. Non va quindi confusa la contestazione investigativa con una condanna definitiva.
Il settore edile continua a rappresentare un ambito particolarmente esposto alle infiltrazioni, anche per la possibilità di utilizzare imprese formalmente regolari, subappalti e reti di fornitori per consolidare posizioni economiche e condizionare il mercato.
Emilia-Romagna, oltre 250 interdittive antimafia
La capacità delle organizzazioni criminali di inserirsi nel tessuto produttivo emerge anche dai dati relativi all’Emilia-Romagna.
Il 13 ottobre 2026, durante un’iniziativa istituzionale dedicata al rafforzamento della collaborazione tra Regione e prefetture, il prefetto di Bologna Enrico Ricci ha riferito che nel triennio 2024-2026 sono state adottate sul territorio regionale più di 250 interdittive antimafia.
La dichiarazione, riportata dall’ANSA il 13 ottobre 2026, comprende anche il riferimento agli ulteriori provvedimenti previsti dall’articolo 94-bis del Codice antimafia, che consentono forme di controllo amministrativo sulle imprese interessate da situazioni di condizionamento mafioso occasionale.
Il dato restituisce la dimensione dell’attività di prevenzione amministrativa e dei controlli sulle aziende. Le interdittive, infatti, sono strumenti di tutela preventiva e non equivalgono a sentenze penali di accertamento della responsabilità.
La presenza di questi provvedimenti segnala comunque la necessità di mantenere alta l’attenzione sui rapporti tra criminalità organizzata, imprese e amministrazioni pubbliche, soprattutto nei comparti che intercettano risorse consistenti.
La finanza internazionale e il sistema dei token
Un ulteriore fronte riguarda i circuiti finanziari utilizzati per trasferire capitali oltreconfine.
In un’inchiesta pubblicata da La Stampa di oggi, viene descritto un sistema riconducibile a una struttura definita giornalisticamente come una sorta di banca cinese, attraverso la quale sarebbe stato possibile trasferire denaro all’estero senza effettuare un movimento fisico delle banconote.
Il meccanismo descritto si baserebbe sull’impiego di token identificativi e sulla corrispondenza tra operatori situati in Paesi differenti.
Secondo la ricostruzione della testata, una volta effettuato il ritiro, l’operatore avrebbe apposto sul token la propria firma, accompagnata dalla data e dall’importo. La relativa documentazione fotografica sarebbe stata quindi trasmessa al soggetto che aveva commissionato l’operazione.
La particolarità del sistema consisterebbe nella possibilità di regolare trasferimenti di valore tra diversi Paesi senza che il denaro debba necessariamente attraversare materialmente le frontiere.
La Stampa riferisce, a titolo di esempio, di un’operazione da cinque milioni di euro. Si tratta di elementi attribuiti alla ricostruzione giornalistica dell’inchiesta, che vanno mantenuti distinti da eventuali accertamenti giudiziari definitivi.
L’interesse delle organizzazioni criminali per questi circuiti si inserisce in un contesto più ampio, nel quale la movimentazione di capitali, il riciclaggio e la disponibilità di strumenti finanziari alternativi possono assumere un ruolo centrale.
Contrabbando e imprese con attestazione Soa: la strada verso gli appalti
Accanto alle operazioni finanziarie più sofisticate, restano attivi anche i canali tradizionali di produzione della liquidità.
La Stampa, nell’articolo del 1° novembre 2026, richiama un’indagine della Dda di Torino, eseguita dal Gico della Guardia di Finanza nell’area delle Langhe, relativa a presunte attività di contrabbando e commercializzazione illecita di prodotti soggetti ad accisa.
Tra gli episodi descritti figurano il traffico di tabacchi, con il sequestro di 15 tonnellate di sigarette al porto di Genova, e operazioni riguardanti il gasolio commercializzato in regime di sospensione dell’imposta.
Nelle conversazioni intercettate, alcuni degli interlocutori avrebbero minimizzato la gravità di queste attività, definendole un “reatucolo”, in riferimento alla presunta convenienza economica rispetto alle conseguenze sanzionatorie.
La ricostruzione investigativa descrive inoltre l’interesse per aziende sane, dotate di attestazione SOA, requisito necessario per partecipare a determinate procedure di affidamento di lavori pubblici.
L’attestazione consente infatti alle imprese di dimostrare il possesso dei requisiti di qualificazione richiesti per l’esecuzione di lavori pubblici di importo superiore a 150mila euro.
L’eventuale acquisizione o il condizionamento di società già qualificate può quindi offrire un accesso a opportunità economiche che non sarebbero immediatamente disponibili attraverso strutture imprenditoriali prive dei requisiti necessari.
Una trasformazione che attraversa l’economia legale
Le diverse vicende giudiziarie descrivono modalità operative differenti, ma presentano alcuni elementi ricorrenti: l’utilizzo di società, il coinvolgimento di figure professionali, l’interesse per le risorse pubbliche e la ricerca di imprese capaci di operare nei settori più redditizi.
Le indagini documentano un’attività che non si limita ai traffici tradizionali, ma comprende anche frodi fiscali, finanziamenti pubblici, agevolazioni edilizie, contrabbando, riciclaggio e partecipazione indiretta al mercato degli appalti.
È un quadro nel quale la distinzione tra attività formalmente legali e interessi criminali diventa centrale per il lavoro degli investigatori e per gli strumenti di prevenzione amministrativa.
Le operazioni giudiziarie degli ultimi anni mostrano dunque che le organizzazioni di ’ndrangheta continuano a essere oggetto di indagini anche per attività economiche e finanziarie complesse, con modalità che coinvolgono imprese, professionisti e circuiti internazionali.













