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5 Marzo 2026
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La ’ndrangheta dentro lo Stato: il dossier dei servizi segreti sull’assalto all’economia e alla pubblica amministrazione

La relazione dell'intelligence fotografa il potere della mafia calabrese: dominatrice del traffico mondiale di cocaina, partner dei cartelli internazionali e sempre più radicata nell’economia legale e nella Pa

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Nella Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026, il documento con cui i servizi segreti italiani riferiscono al Parlamento sull’evoluzione delle minacce alla sicurezza nazionale, la ’ndrangheta viene descritta come uno degli attori criminali più influenti nel panorama internazionale. Non si tratta più soltanto di una mafia radicata in Calabria, ma di una organizzazione transnazionale capace di muoversi con disinvoltura nei mercati illegali globali e nelle economie legali.

Secondo l’analisi dell’intelligence, le organizzazioni criminali italiane – tra cui la ’ndrangheta – continuano a essere protagoniste dei traffici illeciti internazionali grazie a una combinazione di fattori: radicamento territoriale, disponibilità finanziaria e capacità di stringere alleanze con gruppi criminali stranieri. Questo mix consente loro di adattarsi rapidamente ai cambiamenti dei mercati illegali e di mantenere ruoli centrali nei principali traffici globali. È una fotografia che conferma ciò che da anni emerge dalle grandi inchieste giudiziarie: la mafia calabrese non è più soltanto una realtà locale, ma una rete criminale globale che opera come un grande hub dei traffici internazionali.

Il dominio nel narcotraffico mondiale

Uno dei passaggi più significativi della relazione riguarda il ruolo della ’ndrangheta nel narcotraffico mondiale, indicato come il principale settore di accumulazione di ricchezza delle mafie italiane. Secondo i servizi segreti, le organizzazioni criminali italiane continuano a occupare posizioni di primo piano nel traffico di droga, che resta la principale fonte di alimentazione delle attività illecite. La relazione sottolinea come i mercati della droga stiano attraversando una trasformazione profonda: alle rotte consolidate della cocaina si affianca l’espansione delle droghe sintetiche, mentre il traffico si riorganizza attraverso nuove modalità logistiche e tecnologiche.

In questo contesto la ’ndrangheta continua a rappresentare un partner privilegiato dei cartelli sudamericani e delle reti criminali che controllano la produzione e la distribuzione delle sostanze stupefacenti. L’intelligence evidenzia infatti la presenza di cooperazioni consolidate tra la mafia calabrese, cartelli latinoamericani, gruppi balcanici e intermediari africani, che garantiscono la continuità delle rotte della droga verso l’Europa. Queste alleanze rappresentano la vera forza della ’ndrangheta: una struttura flessibile capace di integrarsi nelle reti globali del narcotraffico senza necessariamente controllarne ogni fase, ma presidiano i passaggi strategici del traffico.

La strategia delle reti criminali: controllare i nodi chiave

La relazione dei servizi segreti individua una trasformazione significativa nelle strategie delle organizzazioni mafiose. Oggi le reti criminali internazionali – e tra queste la ’ndrangheta – non cercano più necessariamente di dominare l’intera filiera dei traffici illeciti, ma puntano a controllare i nodi decisivi delle catene logistiche e finanziarie. Questo modello, tipico delle organizzazioni criminali contemporanee, consente di ridurre i rischi e di aumentare la resilienza delle reti mafiose. Se un segmento viene colpito dalle forze dell’ordine, la struttura può rapidamente riconfigurarsi grazie alla fitta rete di relazioni internazionali costruita negli anni. È un sistema che rende la criminalità organizzata sempre più simile a una multinazionale del crimine, capace di operare attraverso partnership e alleanze transnazionali.

L’infiltrazione nell’economia e nella pubblica amministrazione

Accanto ai traffici internazionali, la relazione dedica particolare attenzione a un fenomeno considerato sempre più pericoloso: l’infiltrazione delle mafie nell’economia legale e nella pubblica amministrazione. Le organizzazioni criminali italiane, spiega il documento, non si limitano ai traffici illeciti ma mostrano una crescente propensione a ingerirsi nei gangli delle amministrazioni pubbliche e nei meccanismi economici del Paese, sfruttando la loro enorme disponibilità finanziaria e una rete di relazioni costruita nel tempo con professionisti, imprenditori e funzionari pubblici.

La disponibilità di capitali provenienti soprattutto dal narcotraffico internazionale consente alle cosche di compiere il salto decisivo: entrare nei circuiti dell’economia legale. Non si tratta più soltanto di riciclare denaro, ma di penetrare stabilmente nel tessuto economico, investendo in imprese, società di servizi, attività immobiliari e operazioni finanziarie. Attraverso questi canali la criminalità organizzata riesce a consolidare un potere economico che, nel tempo, diventa anche potere di influenza.

Secondo la relazione dell’intelligence, uno degli strumenti principali attraverso cui le mafie riescono a ottenere vantaggi economici e istituzionali è la corruzione dei pubblici funzionari e il condizionamento delle procedure amministrative. In questo modo le organizzazioni criminali possono orientare l’assegnazione di lavori pubblici, acquisire informazioni riservate, influenzare decisioni strategiche e alterare il funzionamento delle istituzioni. Il documento sottolinea come questa pressione sulle istituzioni non sia episodica ma strutturale. Lo dimostrano i numerosi scioglimenti di comuni per infiltrazioni mafiose registrati nel 2025, un segnale che evidenzia la persistenza di tentativi di condizionamento della vita amministrativa locale.

Il punto più allarmante evidenziato dall’intelligence è però la capacità delle organizzazioni mafiose di mimetizzarsi nell’economia legale, sfruttando società apparentemente regolari e circuiti finanziari complessi per nascondere l’origine illecita dei capitali. Attraverso questo sistema le cosche riescono non solo a riciclare denaro, ma anche a distorsere la concorrenza, conquistare quote di mercato e intercettare risorse pubbliche, soprattutto nei settori più esposti agli investimenti e agli appalti. È in questo terreno che la ’ndrangheta dimostra una delle sue caratteristiche più insidiose: la capacità di muoversi contemporaneamente nel mondo criminale e in quello economico-istituzionale, trasformando la propria forza finanziaria in uno strumento di penetrazione nel sistema produttivo e amministrativo. Un processo che, secondo l’intelligence, rischia di compromettere non solo la trasparenza del mercato, ma anche la tenuta delle istituzioni democratiche.

Tecnologia, criptovalute e dark web: la nuova frontiera delle mafie

La relazione dell’intelligence dedica un passaggio importante anche all’evoluzione tecnologica della criminalità organizzata. Le mafie, sottolinea il documento, sfruttano ormai in maniera diffusa comunicazioni cifrate, piattaforme digitali e mercati del dark web, strumenti che consentono di gestire traffici e transazioni con maggiore sicurezza e anonimato. Le criptovalute, in particolare, rappresentano un mezzo sempre più utilizzato per trasferire e riciclare capitali illeciti, aggirando i controlli dei sistemi finanziari tradizionali. Si tratta di una trasformazione che rende la criminalità organizzata più sofisticata e difficile da contrastare, perché sposta una parte rilevante delle attività nel mondo digitale.

Il documento guarda anche al futuro e lancia un avvertimento: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare uno strumento sempre più utilizzato dalle organizzazioni criminali. Secondo l’intelligence, l’utilizzo criminale dell’IA potrebbe consentire alle mafie di velocizzare, ampliare e rendere ancora più opache le proprie attività, migliorando la capacità di pianificazione dei traffici, l’occultamento dei flussi finanziari e la gestione delle comunicazioni clandestine. In altre parole, la tecnologia rischia di diventare un moltiplicatore di potenza per le organizzazioni mafiose, rendendo ancora più complesso il lavoro delle autorità di contrasto.

Una minaccia per la sicurezza nazionale

La conclusione della relazione è chiara: la criminalità organizzata, e in particolare le mafie italiane, rappresentano una minaccia diretta per la sicurezza nazionale e per la stabilità delle democrazie. Le organizzazioni mafiose hanno dimostrato nel tempo non solo di adattarsi ai cambiamenti della società, ma anche di anticipare le opportunità economiche e tecnologiche, sfruttando ogni spazio lasciato libero dalle istituzioni. Ed è proprio questa capacità di evoluzione continua che rende la ’ndrangheta una delle organizzazioni criminali più pericolose al mondo: una struttura capace di muoversi con la stessa disinvoltura nei porti del narcotraffico internazionale, nei mercati finanziari e nei corridoi della pubblica amministrazione.

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