× Sponsor
20 Marzo 2026
5.8 C
Calabria
spot_img

L’incubo di una donna del Soveratese: “Sei la più schifosa, ti ammazzo”. Presunto stalker rischia il processo

Pugni, minacce con il coltello, umiliazioni quotidiane e pedinamenti. La testimonianza shock della vittima: "Mi sbatteva la testa sul piano cottura. La Procura di Catanzaro chiede il rinvio a giudizio per un catanzarese

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

Schiaffeggiata, presa a pugni, mortificata, insultata “non vali a niente” sia durante la convivenza che dopo la fine della relazione. Pedinata, controllata, minacciata di morte con un coltello da cucina “io non ho niente da perdere in quanto non so quanti anni mi sono rimasti da vivere, ma a te ti ammazzo pure”. Il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Graziella Viscomi ha chiesto il rinvio a giudizio di M. G., 73enne, di Gasperina per maltrattamenti e stalking nei confronti della sua ex compagna.  Una storia di violenze e vessazioni durata per anni, all’incirca dal 2012 al 2024, consumatasi nel Soveratese e che ruota intorno ad una  gelosia accecante e ossessiva, sfociata in discussioni feroci, tali da spingere l’uomo a perseguitare la sua ex, seguendola con l’auto, bloccandola per strada, creando in lei uno stato d’ansia e di paura per la sua vita.

“Mi ha sbattuta la testa sul piano cottura”

L’indagine è scattata in seguito alla denuncia della vittima fatta ai carabinieri, testimonianze poi cristallizzate nell’incidente probatorio, in cui la donna ha riferito il comportamento violento dell’uomo, raccontando aggressioni brutali, come ad esempio sbatterle il viso contro i fornelli della cucina, dandole pugni sul corpo. “All’inizio potevano essere schiaffi, potevano essere spintoni, poteva essere prenderti dai capelli e sbatterti con la testa sul piano cottura, i lividi”. Ricorda, in particolare, un episodio in cui, per una banale lite legata al procrastinarsi di un incontro da parte di M. G., con conseguente disappunto della donna: “arriva tutto agitato, mi dà una spinta, cioè che mi è rimasto un livido nero tutto qua dopo, ovviamente, poi mi sbatte sul divano (…) Un’altra spinta sul fianco, che ci sono tutti lividi, cioè proprio ci sono le cinque dita”.

“Meglio di te la trovo all’angolo di Copanello”

Quanto alle violenze verbali, soleva mortificarla: “sei la più schifosa delle donne, non vali a niente, tu sei niente, meglio di te la trovo all’angolo di Copanello”. Ancora: “Schiaffi, spintoni, ‘ti metto un coltello davanti e te lo faccio uscire di dietro’, prese il coltello del pane là”. Riferisce un fatto avvenuto nel 2020, in cui l’uomo le avrebbe detto: “Vattene dentro sennò ti ammazzo! Cammina avanti sennò ti rompo l’osso del culo”. Una gelosia sconfinata nel controllo dell’abbigliamento: “Io non andavo bene se mettevo la camicia, se era così (…) se non la abbottonavo fino al collo, io non potevo mettere una gonna! ‘Se ti metti quella gonna…’ era una gonnellina rossa, lui prende le forbici e dice: se ti metti questa te la taglio a pezzi”.

Seguita e spiata

Gli episodi di aggressione fisica e verbale sarebbero stati continui, i primi: “succedevano quasi ogni settimana, la violenza psicologica tutti i giorni (…)”.  Chiusa la relazione la situazione sarebbe andata peggiorando e la donna nel corso della sua testimonianza e dell’incidente probatorio racconta un episodio in cui lei si trovava sul lungomare di Davoli e lui era lì a la spiarla dietro una siepe: “andai a fare due passi lì a Davoli e all’improvviso lo vidi dietro una siepe, al che mi spaventai moltissimo, pensando se adesso mi prende, mi strattona, mi fa del male, qui non c’è nessuno, questo se la prende sempre con me!”. 

“Mi ha tagliato la strada e mi ha dato pugni dal finestrino”

 Diverse volte l’avrebbe seguita tagliandole la strada con la macchina: “non è nuovo a questa cosa, un’altra volta stavo facendo un giro con la macchina e nei pressi del lungomare, praticamente lui mi ha tagliato la strada con la macchina la prima volta, io sono riuscita a deviare, mi ha tagliato la strada la seconda volta, mettendosi al centro strada, in maniera tale che io non potessi andare, a meno che non salissi sul marciapiede, ha cominciato… è sceso, ha cominciato a dare pugni al finestrino… a quel punto ho aperto, mi ha tirato giù dal braccio, che poi mi sono rimasti tutti i lividi, mi ha preso a schiaffi, dicendo che ero una poco di buono, perché facevo il giro con la macchina a quell’ora, che non ero una buona madre e tutto il resto. Mi ha aggredito e poi mi ha seguito, fino a quando non sono andata a casa, c’è stata una colluttazione”. L’ex compagno avrebbe preso anche un filo da cucito per legare le estremità superiori del cancello di ingresso antistante il suo portone per controllare gli spostamenti della donna o se qualcuno entrava in casa.

L’udienza preliminare

Fin qui le ipotesi di accusa. Adesso la parola passa al gup del Tribunale di Catanzaro, che ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 5 novembre e  nel contradditorio tra accusa e difesa deciderà se accogliere la richiesta del pm di mandare l’uomo a processo.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE