8 Ottobre 2026
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Maestrale 3, droga e ‘ndrangheta nel Vibonese: la Dda di Catanzaro chiede nove condanne nel troncone ordinario (NOMI)

La Procura ha invocato complessivamente 74 anni di reclusione sul presunto narcotraffico internazionale nel Vibonese. Otto anni chiesti per il boss di Zungri Peppone Accorinti

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Settantaquattro anni di carcere per nove imputati. È il totale delle pene chieste dalla Dda di Catanzaro nel troncone ordinario di Maestrale 3, il processo sul presunto traffico di droga che, secondo l’accusa, avrebbe collegato il Vibonese ai fornitori del Sud America e dell’Albania. Le richieste più alte, 15 anni ciascuno, riguardano Angelo Bartone, Rocco Cono Fusca e Domenico Galati. Per Giuseppe Accorinti, detto “Peppone”, la pubblica accusa ha chiesto 8 anni. A formulare le conclusioni è stata la pm Irene Crea, davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Gabriella Lupoli.

Le richieste di pena: tutti i nomi

La pubblica accusa ha chiesto 15 anni di reclusione per Angelo Bartone, di Paravati, classe 1975, la stessa pena indicata per Rocco Cono Fusca, di Cessaniti, classe 1967, e per Domenico Galati, di Mileto, classe 1984. Per Giuseppe Accorinti, di Zungri, classe 1959, la richiesta è di 8 anni. Scendono a 6 anni le pene invocate per Francesco Mangone, di Mileto, classe 1980, e per Valerio Navarra, di Pernocari di Rombiolo, classe 1993. La pm ha infine chiesto 3 anni ciascuno per Rocco Arena, di Rosarno, classe 1987, Giuseppe Navarra, di Rombiolo, classe 1991, e Simone Rettura, di Mileto, classe 1988.

La droga dall’estero e le vendite fuori dalla Calabria

L’indagine del Nucleo investigativo dei carabinieri di Vibo Valentia, coordinata dalla Dda, ha ricostruito un presunto sistema di approvvigionamento e distribuzione di stupefacenti, con importazioni dall’estero e vendite anche oltre i confini regionali, in particolare verso la Sicilia. Al centro degli accertamenti figurano cocaina e marijuana, ma anche episodi relativi a eroina e hashish.

Secondo la ricostruzione accusatoria, nel traffico sarebbero stati coinvolti esponenti delle articolazioni di ’ndrangheta di Mileto e Zungri, tra i quali Michele Galati e Giuseppe Accorinti. Il processo è chiamato ad accertare le singole responsabilità e la tenuta delle contestazioni. Nel rito ordinario, l’associazione finalizzata al narcotraffico è contestata a Bartone, Fusca e Domenico Galati. Per Accorinti, invece, la posizione relativa al reato associativo era già stata affrontata nell’ambito di Rinascita Scott. Agli altri imputati indicati nelle richieste di pena vengono contestati fatti di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.

Finanziamenti, trasporti e acquirenti: i ruoli secondo l’accusa

La Dda attribuisce a Domenico Galati il ruolo di finanziatore di ingenti quantitativi di droga e il compito di reperire e custodire lo stupefacente per conto del gruppo. Angelo Bartone avrebbe affiancato Michele Galati, occupandosi delle cessioni al dettaglio e della ricerca di nuovi acquirenti. Rocco Cono Fusca, secondo l’accusa, avrebbe operato alle dipendenze di Accorinti, curando acquisto, trasporto e consegna della droga, oltre alle vendite fuori regione. Sono le condotte sulle quali la pubblica accusa ha fondato le richieste di pena più elevate di questa requisitoria.

La parola ai difensori

Nel troncone ordinario sono impegnati gli avvocati Giuseppe Orecchio, Giovanni Vecchio, Michele Eramo, Tommaso Zavaglia, Luigi La Scala, Elisabetta Ascone e Michele Novella. Dopo le conclusioni della Dda, la discussione prosegue con gli interventi difensivi, prima della decisione del Tribunale sulle responsabilità contestate.

Nell’abbreviato cinque condanne e due assoluzioni

L’altro percorso giudiziario di Maestrale 3, quello celebrato con rito abbreviato, si era concluso in primo grado il 9 luglio 2025, davanti al gup di Catanzaro, con cinque condanne e due assoluzioni. La pena più alta era stata inflitta a Michele Galati: 20 anni di reclusione, rispetto ai 16 anni e 8 mesi richiesti dalla Dda. Per Salvatore Ascone erano arrivati 5 anni e 8 mesi, oltre a 24mila euro di multa, contro i 15 anni invocati dall’accusa. Anche per Rocco Ascone il verdetto era stato sensibilmente inferiore alla richiesta della Procura: un anno e 6 mesi, con pena sospesa, a fronte dei 7 anni chiesti. Armando Galati era stato condannato a 2 anni, contro gli 8 invocati dalla Dda. Per il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, invece, la pena era stata fissata in 3 anni e 4 mesi, in continuazione con precedenti condanne, rispetto alla richiesta di 2 anni e 8 mesi. Francesco Barbieri e Michele Silvano Mazzeo, detto “Stallone“, erano stati invece assolti per non aver commesso il fatto. Per loro la pubblica accusa aveva chiesto rispettivamente 3 e 12 anni.

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