24 Giugno 2026
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Processo Maestrale 3, il ricorso della Dda di Catanzaro rischia l’inammissibilità in Corte d’Appello (NOMI)

Colpo di scena a Catanzaro per i 7 imputati del maxi blitz sul narcotraffico nel Vibonese. La difesa eccepisce il deposito tardivo e cartaceo dell'appello

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Il maxiprocesso “Maestrale 3” approda ufficialmente davanti alla terza sezione della Corte d’Appello di Catanzaro e si apre subito con una dura battaglia a colpi di eccezioni preliminari. Al centro del dibattito in aula è finita la stessa ammissibilità del ricorso proposto dalla Procura generale contro la sentenza emessa dal gup, con rito abbreviato, il 9 luglio del 2025. Un vizio di forma che, se accolto, potrebbe far cadere l’intero impianto accusatorio di questo troncone.

L’eccezione della difesa sul deposito telematico e i termini scaduti

In apertura del dibattimento, davanti al presidente Antonio Giglio e ai giudici a latere Carlo Fontanazza e Maria Rosaria Di Girolamo, i legali della difesa sono tornati alla carica. In particolare, gli avvocati Sergio Rotundo e Francesco Sabatino hanno eccepito l’inammissibilità dell’appello proposto dalla Procura Distrettuale, sostenendo che sia stato depositato fuori termine rispetto alle scadenze di legge. Non si tratta però dell’unico ostacolo per l’accusa. I difensori hanno infatti evidenziato come il ricorso sia stato presentato con modalità non consentite dalla più recente normativa sui depositi telematici. Secondo quanto emerso dalle attestazioni della cancelleria, l’atto sarebbe stato depositato inizialmente in forma cartacea, violando così le rigide procedure digitali attualmente vigenti. Si tratta di una questione cruciale che riguarda in realtà numerosi appelli proposti dalla Procura in questo filone investigativo, i quali rischiano ora di andare incontro a una clamorosa declaratoria di inammissibilità.

Le richieste dell’accusa e i sette imputati alla sbarra

Prima che la discussione si concentrasse sui vizi di forma, ha preso la parola il sostituto procuratore generale Luigi Maffia, in rappresentanza della pubblica accusa. Il magistrato ha chiesto e ottenuto dalla Corte la sospensione dei termini di custodia cautelare per gli indagati, avanzando contestualmente la richiesta di riunione di questo procedimento al troncone principale del processo, la cui udienza è già fissata per il prossimo lunedì sempre davanti alla terza sezione.

Il processo vede alla sbarra sette imputati rimasti coinvolti nel presunto giro di narcotraffico internazionale che sarebbe stato gestito direttamente dai clan del Vibonese. Gli inquirenti della Dda avevano ricostruito rotte di approvvigionamento stabili che partivano dal Sud America e dall’Albania per far giungere ingenti carichi di cocaina, marijuana, eroina e hashish non solo nei mercati calabresi, ma anche nelle principali piazze di spaccio del Centro-Nord Italia. Sul banco degli imputati figurano Michele Galati, condannato in primo grado a 20 anni di reclusione, Salvatore Ascone, che ha rimediato in primo grado 5 anni e 8 mesi più una multa di 24.000 euro, Rocco Ascone, condannato a 1 anno e 6 mesi, Armando Galati, che ha avuto 2 anni di reclusione, ed Emanuele Mancuso, collaboratore di giustizia condannato a 3 anni e 4 mesi. Insieme a loro ci sono anche Francesco Barbieri e Michele Silvano Mazzeo, detto “Stallone”, entrambi assolti nel giudizio di primo grado.

Il collegio difensivo e l’attesa per la decisione dei giudici

A comporre la fitta rete di legali impegnati a smontare le tesi della Direzione distrettuale antimafia, oltre a Rotundo e Sabatino, figurano gli avvocati Luigi Luppino, Antonio Caruso, Giuseppe De Luca, Giuseppe Bagnato, Diego Brancia, Antonia Nicolini, Giuseppe Di Renzo e Pamela Tassone. La difesa punta a far valere il rispetto rigoroso delle nuove norme procedurali per blindare le posizioni dei propri assistiti all’interno di un’organizzazione che la Dda considera strutturata e radicata nei territori di Mileto e Zungri, sullo sfondo di episodi estorsivi e coinvolgimenti di noti professionisti.

La Corte d’Appello di Catanzaro non si è ancora pronunciata sulle eccezioni sollevate dai difensori riguardo l’irregolarità del ricorso della Procura. I giudici si sono riservati la decisione e hanno aggiornato l’udienza alla terza settimana di settembre 2026, data in cui i sette imputati torneranno in aula per scoprire se l’appello dell’accusa verrà dichiarato nullo o se il processo di secondo grado entrerà nel vivo del merito.

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