15 Luglio 2026
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Malapianta, la Corte d’Appello di Catanzaro riscrive il processo: assoluzioni e condanne ridotte dopo il rinvio della Cassazione (NOMI)

I giudici modificano in parte il verdetto del Tribunale di Crotone. Revocate misure cautelari, dichiarate prescrizioni, pronunciate assoluzioni e rideterminate diverse condanne

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Nuovo capitolo giudiziario per l’operazione “Malapianta”. La Terza Sezione Penale della Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Antonio Battaglia, con i consiglieri Antonio Giglio e Carlo Fontanazza, ha pronunciato la sentenza nel giudizio di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, riformando in parte la decisione emessa il 24 maggio 2022 dal Tribunale di Crotone.

La Corte ha riesaminato le posizioni degli imputati interessati dal rinvio, modificando in più punti il precedente impianto sanzionatorio attraverso dichiarazioni di prescrizione, assoluzioni, rideterminazioni di pena e l’eliminazione di alcune misure accessorie e cautelari.

La posizione di Remo Mannolo

Tra le decisioni di maggiore rilievo figura quella relativa a Remo Mannolo, assistito dall’avvocato Salvatore Iannone. I giudici hanno dichiarato non doversi procedere nei suoi confronti in relazione ai reati contestati ai capi 18 e 19, esclusa l’aggravante originariamente contestata, perché estinti per prescrizione. Di conseguenza è stata eliminata la pena di un anno di reclusione, è stata ordinata la restituzione delle due autovetture agli aventi diritto, è cessata la misura cautelare applicata nei suoi confronti ed è stata disposta l’immediata liberazione.

Le assoluzioni

La Corte ha inoltre assolto Roberto Fusari e Renzo Tiburzi dal reato contestato al capo 153 con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, escludendo quindi la rilevanza penale della condotta contestata.

Le pene rideterminate

La sentenza interviene anche sulle posizioni di altri imputati. Per Mario Cicerone la pena è stata rideterminata in 4 anni e 6 mesi di reclusione ed euro 4.000 di multa. Per Giuseppe Benincasa la Corte ha fissato la pena in 7 anni di reclusione ed euro 5.400 di multa.

Per Annunziato Profiti la pena è stata rideterminata in 2 anni e 8 mesi di reclusione ed euro 3.000 di multa. Contestualmente è stata eliminata la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici ed è stata ridotta, nella stessa misura della pena principale, quella dell’incapacità di contrattare con la Pubblica amministrazione.

Per Paolo Menicucci la Corte ha rideterminato la pena in 3 anni di reclusione, eliminando le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dell’interdizione legale durante la pena e della sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale. Anche in questo caso è stata ridotta la durata della pena accessoria dell’incapacità di contrattare con la Pubblica amministrazione.

Misure di sicurezza eliminate e risarcimento a Unicredit

La Corte ha inoltre eliminato le misure di sicurezza applicate nei confronti di Pasquale Nicola Profiti, Annunziato Profiti e Paolo Menicucci.

Per quanto riguarda le statuizioni civili, Ciro Di Macco, Paolo Menicucci e Valentina Danieli sono stati condannati al risarcimento dei danni in favore della parte civile Unicredit S.p.A., con liquidazione demandata al giudice civile. Gli stessi dovranno inoltre rifondere le spese di lite. La Corte ha invece rigettato la richiesta di concessione della provvisionale avanzata dalla banca.

I giudici hanno infine fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza, che chiariranno le ragioni delle modifiche apportate nel giudizio di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.

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