22 Ottobre 2026
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Michele Bonavota replica a Calabria7 e si difende: “Non sono un truffatore. Dietro di me c’è la sofferenza delle persone”

Il promotore del movimento contro il caro vita contesta l’articolo del 18 ottobre, il tono e i riferimenti ai familiari. Chiede attenzione a sanità, liste d’attesa e famiglie in difficoltà: “Un confronto basato sui fatti”

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“Avete raccontato tanto, forse anche troppo, di me. Ma perché non dedicate la stessa attenzione ai problemi quotidiani dei cittadini?”. Michele Bonavota risponde a Calabria7 con una lettera al direttore Mimmo Famularo. Contesta l’articolo pubblicato il 18 ottobre, dedicato alla sua iniziativa contro il caro vita e alle sue vicende giudiziarie, e chiede di pubblicare la replica. Il promotore del Movimento nazionale contro il caro vita sostiene che il giornale abbia concentrato l’attenzione sulla sua persona e sul suo passato, lasciando in secondo piano le ragioni della protesta: le difficoltà delle famiglie, i costi delle cure e le attese nella sanità pubblica.

“Il tono mi è sembrato carico di rabbia e rancore”

“Il tono del Vostro articolo mi è sembrato carico di rabbia e rancore”, scrive Bonavota, che contesta l’etichetta di “truffatore” e il giudizio espresso sulla sua iniziativa. “Non so se si tratti di una Vostra convinzione personale o di un suggerimento ricevuto da qualcuno”, aggiunge. Quindi ipotizza: “Forse avete pensato che, attraverso questa protesta, stessi organizzando qualche truffa ai danni degli italiani”. Bonavota richiama anche il rischio di un giornalismo che, nelle sue parole, “pur di ottenere visibilità, rischia di privilegiare il sensazionalismo rispetto ai problemi reali della società”.

La contestazione sui parenti: “Sono nipote di un frate”

Bonavota critica il riferimento ai cugini e alle loro vicende giudiziarie, del quale afferma di non comprendere la necessità rispetto alla protesta. Rivendica poi un’altra parentela: “Come mai non avete scritto che sono nipote di un frate francescano, Fra’ Donato Marcello, deceduto a Nicotera?”. Chiede perché sia stato dato spazio ai familiari con problemi giudiziari e non a questo aspetto della sua storia. “A mio avviso, è proprio da queste scelte che si misura la professionalità di un giornalista”, sostiene.

Liste d’attesa e cure a pagamento

Alla sanità e alle condizioni economiche delle famiglie Bonavota dedica una parte consistente della lettera. Invita il giornale a visitare gli ospedali calabresi e ad approfondire le cause delle difficoltà che incontrano i pazienti. “Perché non raccontate la storia di chi non riesce ad arrivare alla fine del mese, di chi non può permettersi una visita o un esame diagnostico a pagamento e di chi è costretto ad aspettare tempi interminabili per curarsi?”, domanda.

Porta l’esempio di una colonscopia: nella lettera parla di attese che possono raggiungere i due anni nel pubblico e le contrappone alla possibilità di eseguire l’esame più rapidamente nel privato, indicando una spesa di circa 202 euro. Su questo divario sollecita una verifica giornalistica. Chiede inoltre inchieste sulle famiglie costrette a ricorrere ai prestiti per vivere, pagare le bollette e curarsi, e sulle ragioni che spingono tanti cittadini a lasciare il Meridione. Nel descrivere il senso di impotenza davanti alle istituzioni richiama anche il periodo fascista, precisando però che “i contesti storici sono diversi”.

“Non ci sono complotti né persone che mi manovrano”

Bonavota difende le motivazioni del movimento e respinge l’idea di essere guidato da altri: “Dietro la mia iniziativa non ci sono complotti né persone che mi manovrano: c’è la sofferenza di chi non riesce ad arrivare a fine mese, di chi rinuncia alle cure e di chi non sa più a chi rivolgersi”. Richiama i propri problemi di salute e le difficoltà personali per spiegare perché ritenga di conoscere da vicino quelle preoccupazioni. Chiede quindi di valutare la protesta anche per le questioni che pone. “Non Vi chiedo di condividere necessariamente le mie idee, né di risparmiarmi le critiche. Vi chiedo soltanto di valutare anche le ragioni della protesta e di concedere spazio a un confronto basato sui fatti”.ù

La risposta del direttore di C7

Di seguito pubblichiamo la controreplica del direttore di Calabria7 Mimmo Famularo:

Gentile signor Bonavota, pubblichiamo la sua replica perché riteniamo giusto che i lettori conoscano anche la sua posizione. Le rispondo con rispetto e altrettanta chiarezza. Lei ha pieno diritto di promuovere una protesta contro il caro vita e la malasanità. Il suo passato non le impedisce di esprimere idee, avanzare proposte e denunciare problemi. Le difficoltà delle famiglie e di chi rinuncia alle cure meritano attenzione, qualunque sia la persona che le segnala.

L’articolo del 18 ottobre nasce però da una sua scelta pubblica: acquistare una pagina di giornale per presentarsi come responsabile di un movimento nazionale. È una notizia che rende legittimo approfondire anche la figura del promotore. I lettori possono valutare le sue proposte e, insieme, conoscere la storia di chi chiede la loro fiducia.

Non nutro alcun rancore personale nei suoi confronti. Può contestare il taglio e l’ironia dell’articolo: il suo dissenso trova spazio sulle nostre pagine. Il nostro compito resta verificare le notizie, distinguere le accuse dalle responsabilità accertate e seguire gli sviluppi delle vicende raccontate. Se ritiene che siano stati riportati dati inesatti, ce li indichi: li verificheremo e correggeremo gli eventuali errori. Quanto alle parentele, il principio è semplice: ciascuno risponde delle proprie condotte. Essere parente di persone coinvolte in vicende giudiziarie non trasferisce automaticamente alcuna responsabilità.

Sulla sanità, sulle liste d’attesa e sulle famiglie in difficoltà continueremo a fare domande e a chiedere risposte. Le sue segnalazioni, quando accompagnate da elementi verificabili, saranno valutate con la stessa attenzione riservata a quelle degli altri cittadini. Dare spazio alla sua replica è un impegno di correttezza verso di lei e verso i lettori. Conservare la libertà di approfondire, verificare e porre domande è il nostro mestiere.

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