Dante a Bernardo Provenzano, il proprio nome per la pubblicità sui tabelloni della Nazionale e le torte ai medici che avrebbe pagato con carte del reddito di cittadinanza intestate a persone inesistenti. Michele Bonavota, 59 anni di Sant’Onofrio, provincia di Vibo Valentia, ha sempre curato le pubbliche relazioni. Adesso vorrebbe prendersi cura del portafoglio degli italiani. Il nuovo incarico se lo annuncia da solo, con un’intera pagina pubblicitaria (acquistata?) pubblicata da un quotidiano locale, oggi domenica 18 ottobre: responsabile del “Movimento nazionale contro il caro vita e la malasanità”. Simbolo, tricolore, slogan, telefono. La dimensione nazionale è già stampata; quanti siano gli aderenti e come sia organizzato il movimento, la pagina non lo dice.
In compenso, un’altra carta è molto precisa. È l’avviso di conclusione delle indagini depositato dalla Procura di Vibo Valentia, l’altro ieri, ovvero il 15 ottobre, tre giorni prima dell’annuncio. Secondo l’accusa, Bonavota avrebbe ottenuto da un imprenditore di Aosta sei forniture di merce senza pagarle, esibendo false attestazioni di bonifici mai eseguiti. 12.754 euro e 38 centesimi il danno contestato. C’è persino un punto d’incontro tra la campagna sociale e l’indagine: l’indirizzo pubblicizzato come recapito del movimento coincide con quello al quale, secondo la Procura, veniva consegnata la merce. Il caro vita, almeno nei documenti, passa tutto da lì.
Una trentina di procedimenti e la condanna in Rinascita Scott
Il personaggio è pittoresco. La sua storia giudiziaria lo è assai meno. Truffatore seriale, coinvolto in una trentina di procedimenti penali (sempre prosciolto e formalmente ancora incensurato), Michele Bonavota ha attraversato per anni le aule di giustizia, storicamente assistito dall’avvocato Diego Brancia. È stretto parente dei più noti Bonavota di Sant’Onofrio coinvolti in diverse vicende di ’ndrangheta. Il dato che riguarda direttamente la sua responsabilità penale è la condanna, nel rito ordinario di “Rinascita Scott”, a 4 anni e 4 mesi per assistenza agli associati, aggravata dall’agevolazione mafiosa. È inoltre sottoposto alla libertà vigilata, perché ritenuto socialmente pericoloso. Lo scorso aprile il Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro ha disposto la proroga della misura per un altro anno. Tra gli elementi valutati figurava anche un deferimento per truffa dell’ottobre 2025, intervenuto durante il periodo già trascorso sotto misura. È con questo passato, e con nuove contestazioni ancora aperte, che Bonavota si propone oggi come presunto responsabile di un sedicente movimento nazionale che, valutato il curriculum del personaggio, probabilmente non esiste.
Tricolore, slogan e numero di telefono
La pagina pubblicitaria ha tutto l’occorrente per farsi notare: tricolore, simbolo con megafono, carrello della spesa, monete e stetoscopio. In alto, a caratteri enormi, la denominazione: “Movimento nazionale contro il caro vita e la malasanità”. Il programma promette di difendere il potere d’acquisto delle famiglie, contrastare le liste d’attesa e tutelare lavoro, salute e dignità. Lo slogan è una promessa che difficilmente incontrerebbe oppositori: “Più diritti, meno costi, una sanità per tutti!”. In fondo, il nome del responsabile: Michele Bonavota. Seguono indirizzo, email e telefono. Si mette in piazza, si rende reperibile, invita a riconoscere nel suo nome una causa collettiva. La notorietà personale, del resto, non gli manca. A renderlo conosciuto hanno contribuito soprattutto vicende molto diverse dalle battaglie per i diritti.
La collaborazione proposta e i bonifici che non sarebbero mai partiti
L’ultimo avviso di conclusione indagini notificatogli dalla Procura di Vibo Valentia è stato firmato dalla sostituta procuratrice Viviana Punzo e depositato pochi giorni fa, esattamente lo scorso 15 ottobre. Bonavota vi compare come indagato per truffa continuata, difeso di fiducia dall’avvocato Diego Brancia. Secondo l’accusa, avrebbe contattato via email il titolare di una ditta individuale con sede ad Aosta, prospettandogli una collaborazione commerciale in Calabria. Una possibilità che gli inquirenti ritengono falsa. A quel contatto sarebbero seguiti sei distinti ordini di merce, accompagnati da attestazioni di bonifici bancari apparentemente eseguiti. Per la Procura, però, quei pagamenti non erano mai stati effettuati. Il fornitore sarebbe stato indotto a credere che le fatture fossero saldate e avrebbe spedito quanto richiesto. Le consegne contestate si collocano tra il 22 aprile e il 16 giugno 2025. Destinazione: l’indirizzo di Bonavota a Sant’Onofrio, lo stesso riportato nella pubblicità del movimento. Il profitto ingiusto e il danno indicati nell’avviso ammontano a 12.754,38 euro.
L’incapacità riconosciuta e il periodo del reato
Nel percorso giudiziario di Bonavota c’è anche un ulteriore elemento da non trascurare, ovvero il recente riconoscimento di una totale incapacità di intendere e di volere. La condanna in Rinascita Scott è intervenuta ugualmente perché, secondo il Tribunale, quella condizione non coincideva con il periodo nel quale si era consumato il reato. La valutazione sulla sua capacità è stata dunque riferita al tempo delle condotte contestate, senza far discendere automaticamente dal riconoscimento successivo l’esclusione della responsabilità per quei fatti.
Dante in regalo al capo di Cosa Nostra
Il nome di Bonavota aveva raggiunto la stampa nazionale attraverso una corrispondenza singolare. Dopo la cattura di Bernardo Provenzano, arrestato nel 2006, aveva scritto al capo di Cosa Nostra detenuto in carcere, inviandogli la Divina Commedia e un dizionario di italiano. Provenzano gli aveva risposto, arrivando a citare a modo suo l’inizio dell’Inferno. Bonavota aveva anche cercato di fargli avere indumenti, ma l’invio si era scontrato con le ferree regole penitenziarie. Nelle spiegazioni date all’epoca, manifestava ammirazione e simpatia per il super boss di Cosa Nostra destinatario delle lettere. Nel gennaio 2008, in un’intervista, aveva difeso la liceità del carteggio, sostenendo di essersi rivolto a una persona anziana e malata.
La pubblicità durante la partita dell’Italia
Nel settembre 2011, durante Fær Øer–Italia, a Torshavn, sui tabelloni elettronici comparve la scritta “Calabria Scavi di Michele Bonavota”. Caratteri rossi su fondo giallo, a bordo campo mentre giocavano gli azzurri. La Gazzetta dello Sport raccontò il caso. In una successiva intervista Bonavota dichiarò di avere speso mezzo milione di euro per quello spazio e sostenne di aver acquistato pubblicità anche durante Milan–Juventus, nel trofeo Luigi Berlusconi, allo stesso prezzo. Allora metteva in vetrina l’impresa. Oggi il movimento. Il nome, in entrambi i casi, occupa una posizione di primo piano.
Le carte del reddito e le torte ai sanitari
Un altro capitolo recente riguarda le due PostePay intestate a persone risultate inesistenti, sulle quali erano confluite somme del reddito di cittadinanza. Nell’indagine raccontata da Calabria7 ad agosto, a Bonavota vengono contestati ricettazione e indebito utilizzo di strumenti di pagamento. Gli accertamenti della Guardia di finanza hanno ricostruito acquisti effettuati tra il 2021 e il 2023, con numerose operazioni in pasticceria, spesso per importi vicini ai 500 euro. Per identificarne l’utilizzatore, gli investigatori hanno raccolto riconoscimenti e verificato il numero telefonico associato alle ordinazioni. Sono risaliti anche a tre sanitari che avevano ricevuto torte in regalo da Bonavota dopo averlo avuto in cura. A contribuire alla ricostruzione erano state le scritte personalizzate sui dolci. Il gip Alessio Maccarrone ha disposto un sequestro preventivo di 12.708 euro. Lo scorso 7 ottobre il Tribunale del Riesame ha confermato il provvedimento. La misura resta cautelare e riguarda un procedimento distinto da quello sulle forniture dell’imprenditore di Aosta.
Prescrizioni, assoluzioni e nuove accuse
Tra i procedimenti del passato c’è “Bluff”, sulla maxi truffa alle assicurazioni, concluso con la prescrizione. All’epoca cambiò la propria identità utilizzando le foto di un noto avvocato e persino dell’ex rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Nel maggio 2025, invece, Bonavota è stato assolto “perché il fatto non sussiste” in un diverso processo sul reddito di cittadinanza, relativo all’omessa comunicazione di una misura cautelare: era emerso che il provvedimento era stato annullato entro il termine rilevante per l’adempimento.
Ora c’è l’avviso sui bonifici che, secondo la Procura, non sarebbero mai partiti. E c’è la pagina del movimento, già arrivata in edicola. Il manifesto chiede fiducia a chi fatica ad arrivare a fine mese. L’ultima indagine racconta quella accordata da un fornitore: sei consegne che non sono mai state pagate. L’ultima presunta truffa, in ordine temporale, di Michele Bonavota.














