25 Giugno 2026
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‘Ndrangheta a San Siro, l’ex capo ultrà Ferdico collabora e chiama in causa D’Alessandro “Bellebuono”

Ha deciso di segue il percorso di Andrea Beretta e inizia a parlare con i pm. Le sue dichiarazioni hanno permesso di riaprire un'indagine su una rapina a mano armata del 2022.

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Anche Marco Ferdico, ex capo della Curva Nord interista, ha deciso di collaborare con la giustizia. Condannato a 8 anni di reclusione a seguito del maxi blitz della DDA di Milano, Ferdico ha seguito l'”esempio” di un altro ex leader ultrà, Andrea Beretta, che per primo aveva intrapreso questa strada. La collaborazione di Ferdico, in particolare, ha portato alla riapertura di un’indagine su una rapina a mano armata del 2022, avvenuta in provincia di Cremona per un bottino di circa 120mila euro.

Dagli atti risulta che, in due interrogatori distinti, uno a maggio a Milano e l’altro a luglio a Cremona, Ferdico si è autoaccusato di essere stato il “basista” dell’aggressione. L’episodio risale al 10 giugno di tre anni fa, quando fuori da un ristorante a Ripalta Cremasca venne rapinata una “persona facoltosa” che lui conosceva bene.

L’intreccio tra rapina e omicidio

Nei suoi verbali, Ferdico ha chiamato in causa anche Daniel D’Alessandro, detto ‘Bellebuono’. Quest’ultimo era stato arrestato in Bulgaria nell’aprile scorso, in un filone dell’indagine condotta dai pm milanesi Paolo Storari e Sara Ombra sulla morte dello storico capo ultrà interista Vittorio Boiocchi, assassinato il 29 ottobre 2022.

L’indagine sull’omicidio di Boiocchi era scaturita dalle dichiarazioni di Beretta, che si era autoaccusato di essere il mandante e aveva portato a misure cautelari anche nei confronti di Ferdico, il quale aveva poi confessato. D’Alessandro, indicato come presunto esecutore materiale, ha invece scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.

“Oggi sono qui per chiudere tutti i capitoli aperti che mi riguardano” ha dichiarato Ferdico al pm di Cremona, spiegando che lui e D’Alessandro avevano bisogno di denaro per acquistare cocaina, di cui erano assidui consumatori. La rapina fruttò un orologio di lusso e cinque bracciali d’oro, per un valore totale di 120mila euro.

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