20 Settembre 2026
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‘Ndrangheta nel Crotonese, sentenza definitiva su “Golgota”. Il sigillo della Cassazione: 42 condanne irrevocabili (NOMI)

La Corte Suprema chiude il cerchio sull’inchiesta della Dda che ha colpito le nuove leve degli Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto e il ramo dei Mannolo di San Leonardo di Cutro

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È il colpo finale su una delle inchieste più significative degli ultimi anni contro la ’ndrangheta crotonese. La Corte di Cassazione ha reso definitive 42 condanne pronunciate dalla Corte d’appello di Catanzaro il 16 ottobre 2024 nell’ambito dell’operazione “Golgota”, coordinata dalla Dda. I giudici della Suprema Corte hanno rigettato e dichiarato inammissibili i ricorsi delle difese, rendendo irrevocabile l’impianto accusatorio. Le pene più pesanti – 20 anni di carcere ciascuno – colpiscono Santo Claudio Papaleo, Antonio Nicoscia, Antonio Sestito e Giuliano Mannolo, ritenuti figure centrali nel traffico di stupefacenti. Rideterminata invece la posizione di Giovanni Greco, la cui condanna passa da 13 anni e 4 mesi a 12 anni e 10 mesi.

Le nuove leve dopo i blitz “Jonny” e “Tisifone”

L’indagine, scattata il 10 febbraio 2021 con 36 arresti eseguiti dalla Polizia di Crotone, aveva messo sotto la lente il mutato assetto della cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, guidata da Salvatore Arena detto “caporale”, e il ramo dei cosiddetti “pecorari” dei Mannolo di San Leonardo di Cutro.

Dopo i colpi inferti dalle operazioni “Jonny” e “Tisifone”, il gruppo si era riorganizzato sfruttando un doppio binario: da un lato la carcerazione dei vertici storici, dall’altro un ricambio generazionale che ha visto emergere nuove leve. Un passaggio di testimone che, secondo gli inquirenti, non ha mai scalfito il controllo dei discendenti del capostipite Nicola Arena, mantenendo saldo il potere della famiglia.

Traffico di droga e armi: il cuore del sistema

Al centro delle investigazioni, un imponente traffico di stupefacenti. In particolare, Santo Claudio Papaleo avrebbe organizzato già dal 2018 una rete di distribuzione di cocaina a Le Castella, trasformando il territorio in uno snodo operativo.

Parallelamente, il gruppo dei Mannolo avrebbe alimentato un sistema capace di riversare cocaina, eroina e marijuana in diverse piazze di spaccio italiane, con una disponibilità costante anche di armi e munizioni, custodite in nascondigli ritenuti sicuri e sotto controllo.

Le pene definitive: 42 condanne irrevocabili

Con la decisione della Cassazione si chiude definitivamente il capitolo giudiziario, con un quadro sanzionatorio pesantissimo che fotografa la portata dell’organizzazione: Carmine Astorino 6 anni e 8 mesi, Valerio Carpino 3 anni e 4 mesi, Giuseppe Geraldi 10 anni e 8 mesi, Alessandro Giardino 11 anni, Raffaele Gualtieri 6 anni e 8 mesi, Mirko Iannone 18 anni, Danilo Loscavo 2 anni e 4 mesi, Giuseppe Macchione 5 anni 5 mesi e 10 giorni, Francesco Macrillò 16 anni, Giuseppe Mancuso 4 anni e 8 mesi, Antonio Manfredi 2 anni e 4 mesi, Giuliano Mannolo 20 anni, Ivan Mannolo 13 anni e 2 mesi, Salvatore Martino 4 anni e 8 mesi, Lucia Mirielli 2 anni e 8 mesi, Antonio Nicoscia 20 anni, Giacomo Pacenza 4 anni e 8 mesi, Santo Claudio Papaleo 20 anni, Leonardo Passalacqua 16 anni e 8 mesi, Fabio Procopio 12 anni e 8 mesi, Emanuel Ribecco 7 anni e 4 mesi, Domenico Riillo 8 anni e 4 mesi, Francesco Riillo 2 anni, Mirko Scarpino 11 anni e 10 mesi, Ida Maria Scerbo 4 anni, Antonio Sestito 20 anni, Martino Tarasi 10 anni, Antonio Vasapollo 6 anni e 8 mesi, Giuseppe Timpa 16 anni e 4 mesi, Salvatore Arena 13 anni e 4 mesi, Giovanni Greco 12 anni e 10 mesi, Girolamo Ferrini 7 anni, Fiore Macrillò 11 anni e 4 mesi, Fabio Mannolo 9 anni e 6 mesi, Rocco Mannolo 19 anni e 10 mesi, Rocco Marchio 1 anno e 4 mesi, Santo Vittimberga 13 anni 1 mese e 10 giorni, Salvatore Cappa 2 anni e 8 mesi, Caterina Gaetano 2 anni e 8 mesi, Alfonsina Giardino 3 anni e 2 mesi, Angela Nicastro 2 mesi e 20 giorni, Marco Ignazio Zedda 2 anni 2 mesi e 20 giorni.

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