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14 Aprile 2026
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‘Ndrangheta nelle Preserre Catanzaresi, in appello condanne pesanti a capi e sodali della cosca Iozzo (NOMI)

Respinto il ricorso della Dda su Antonio Chiefari. La Corte di appello di Catanzaro lo ha assolto confermando il verdetto di primo grado

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 Un’assoluzione e quattro condanne confermate per i cinque imputati nel processo  “Orthrus”, nata da un’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha inferto un duro colpo alla cosca Chiefari-Iozzo, due nuclei familiari, costituenti uno stesso sodalizio di ‘ndrangheta operante nell’area di Chiaravalle Centrale, Cardinale e Torre di Ruggiero. Ha retto anche in secondo grado l’esistenza di una duplice associazione di tipo mafioso e dedita al narcotraffico.

Le condanne confermate

La Corte di appello di Catanzaro, presieduta da Antonio Battaglia, a latere Antonio Giglio e Carlo Fontanazza, ha lasciato invariato il verdetto emesso dai giudici del Tribunale collegiale ad aprile del 2024 condannando Giuseppe Gregorio Iozzo a 30 anni di reclusione; Luciano Iozzo, a 17 anni di reclusione; Mario Iozzo, inteso “Marino” a 19 anni di reclusione e Marco Sasso a 16 anni e 10 mesi di reclusione.

L’assoluzione

I giudici di secondo grado hanno respinto l’unico appello della Dda, che ha proposto ricorso finalizzato a ribaltare il verdetto assolutorio in condanna per Antonio Chiefari inteso u “Tartaru”, chiedendo una pena a 20 anni di reclusione. La Corte lo ha scagionato da tutte le accuse con formula ampia “perché il fatto non sussiste”, come richiesto dagli avvocati Salvatore Staiano e Giovanni Russomanno, nonostante la riapertura della istruttoria dibattimentale durante la quale sono stati sentiti i collaboratori di giustizia Giovanni Cretarola, Bruno Procopio e Vincenzo Todaro.  

La famiglia Iozzo

Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, il nucleo familiare degli Iozzo di Chiaravalle Centrale sarebbe costituito dai fratelli Mario, detto Marino, Giuseppe Gregorio, Luciano e Gianfranco Iozzo. Nella loro disponibilità armi di uso comune e da guerra e sarebbero stati dediti alle estorsioni ai danni dei commercianti e degli imprenditori boschivi oltre al traffico di droga.

La famiglia Chiefari

Sempre secondo le ipotesi di accusa il punto di riferimento della famiglia Chiefari sarebbe stato Antonio, colui che avrebbe gestito varie attività imprenditoriali, operanti principalmente nel settore degli scavi, del movimento terra e nel settore agricolo. Avrebbe avuto il controllo del territorio, in particolare quello di Torre Ruggiero, attraverso la forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo che avrebbe permesso di interferire nelle attività economiche della zona e, in particolare, sulle grandi opere relative alla costruzione della “Trasversale delle Serre”. Un’ingerenza, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, che si sarebbe manifestata per mezzo della stipula di contratti di noleggio di macchinari in favore dell’Ati aggiudicatrice dell’appalto mediante una società riconducibile alla famiglia Chiefari. Accuse venute meno alla luce del verdetto dei giudici della Corte di appello.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Il condizionamento della cosca, a detta dei collaboratori di giustizia, si sarebbe manifestato per mezzo della stipula di contratti di noleggio di macchinari in favore dell’Ati aggiudicatrice dell’appalto mediante una società riconducibile alla famiglia Chiefari. Non solo. I Chiefari avrebbero anche gestito il business degli spazi alla fiera della Madonna delle Grazie di Torre Ruggero imponendo e dettando le loro regole. A consolidare il quadro indiziario costruito dagli inquirenti anche le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. In particolare Domenico Todaro nei cui interrogatori ha riferito come gli Iozzo costituirebbero un autonomo gruppo criminale nella zona di Chiaravalle Centrale con a capo Mario Iozzo, detto “Marino”. Vincenzo Todaro ha invece riferito che per l’esecuzione delle rapine bisognava chiedere il permesso ai Chiefari di Torre Ruggero e agli Iozzo “i quali – spiega il pentito – erano sempre presenti sul territorio e dovevano essere a conoscenza di tutti ciò che accadeva”.

L’inesistenza della cosca Chiefari

C’è da dire che l’esistenza della cosca Chiefari è stata smentita giudizialmente perchè nei tre gradi di giudizio sono stati assolti tutti i figli del presunto boss, difesi dagli avvocati Vincenzo Cicino e Giovanni Russomanno, mentre invece per Antonio Chiefari che ha scelto di essere giudicato con rito ordinario siamo alla doppia conforme assolutoria.

Lo stesso Todaro ha parlato dell’affiliazione di tutti i fratelli Iozzo alla cosca Gallace. Ancora più preciso il collaboratore di giustizia Gianni Creterola che agli inquirenti ha dichiarato di far parte della ‘ndrina di Gagliato capeggiata da Massimiliano Sestito alle dipendenze del “locale” di Serra San Bruno con a capo Damiano Vallelunga (ora defunto). Secondo quanto sostenuto da Creterola di quest’ultima “Locale” facevano parte i Comuni di Soverato di cui era capo ‘ndrina Vittorio Sia; Chiaravalle Centrale con a capo gli Iozzo; San Sostene con i Lentini e i Procopio; Torre di Ruggiero con i Chiefari, capeggiati da Antonio Chiefari e Vallefiorita con i Bruno.

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