Nel cuore della notte tra il 16 e il 17 febbraio 2026, i Carabinieri del ROS e il Reparto Anticrimine di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a sette provvedimenti di fermo di indiziato di delitto emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, diretta dal procuratore capo Giuseppe Borrelli e firmati dai sostituti procuratori Vittorio Fava e Domenico Cappelleri, con il coordinamento del Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo.
Secondo l’atto giudiziario, gli indagati sarebbero membri organici o comunque legati alla “cosca Commisso”, locale di ‘ndrangheta con base a Siderno (Reggio Calabria), struttura riconosciuta dagli investigatori come parte di un’organizzazione criminale di tipo mafioso dotata di articolazioni operative anche all’estero.
Le indagini, condotte sotto il coordinamento della Dda reggina e affidate ai Carabinieri, hanno messo in luce una rete che non si limita al territorio nazionale, ma che si estende stabilmente oltre i confini italiani, con presenze consolidate in Canada (Toronto) e negli Stati Uniti, soprattutto ad Albany nello Stato di New York.
L’egemonia della cosca e le proiezioni globali
Da anni, secondo gli inquirenti, la cosca Commisso è un nodo strategico nelle dinamiche della criminalità organizzata calabrese. Oltre a consolidare il proprio controllo in provincia di Reggio Calabria, il clan ha sviluppato proiezioni internazionali che ne rafforzano l’influenza e la capacità operativa al di fuori dell’Italia.
Questa ramificazione, che alcuni media hanno definito “Siderno Group of Crime”, testimonia come le dinamiche mafiose della Locride si siano trasformate, assumendo dimensioni transnazionali e intrecciando rapporti stabili con comunità criminali anche oltre l’Atlantico.
Secondo quanto riportato, i fermati non sarebbero semplici gregari, ma figure ritenute significative per l’organizzazione, con un ruolo attivo nell’assetto decisionale e operativo del locale di ‘ndrangheta.
Il “nuovo” ruolo di rilievo investigativo
Al centro dell’indagine emerge la figura, secondo gli inquirenti, di un esponente ritenuto vicino alla cosca Commisso che, nonostante la giovane età rispetto alle generazioni storiche della ‘ndrangheta locale, avrebbe assunto un ruolo di mediazione tra articolazioni interne del gruppo e gruppi satelliti.
Nel decreto di fermo si legge che questo individuo sarebbe stato consultato, negli anni recenti, anche da altre famiglie ‘ndranghetistiche della zona jonica, in qualità di interlocutore con una “autorità criminale” in grado di contenere tensioni e gestire dissidi tra giovani affiliati di Siderno e di Africo.
Questa ricostruzione degli inquirenti descrive un passaggio di funzioni e responsabilità tra le generazioni della cosca, confermando come le strutture mafiose più antiche non solo sopravvivano, ma sappiano anche rigenerarsi e organizzarsi in forme nuove.
Cosa dicono gli atti
Il decreto di fermo, datato 17 febbraio 2026 e firmato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, contesta agli indagati reati connessi all’associazione di tipo mafioso e li descrive come figure stabili nell’ambito di un’organizzazione armata e unitaria, con proiezioni operative in Italia e all’estero.
Nel provvedimento si fa riferimento anche alla capacità di incidere nelle dinamiche criminali più ampie, definendo le presunte attività come parte integrante di un “locale di ‘ndrangheta” con un sistema decisionale strutturato e ramificato.









