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3 Maggio 2026
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‘Ndrangheta stragista, la Corte d’Assise d’Appello di Reggio dice no alla riapertura dell’istruttoria

Sul banco degli imputati Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, accusati degli agguati ai carabinieri tra il 1991 e il 1992 nel contesto delle stragi di Stato

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La Corte d’Assise d’appello di Reggio Calabria, presieduta da Angela Bandiera con giudice a latere Katia Asciutto, ha respinto la richiesta di riapertura dell’istruttoria dibattimentale nel processo denominato ‘Ndrangheta stragista. Il collegio ha invece disposto l’acquisizione documentale di una serie di sentenze e verbali di interrogatori già resi da diversi collaboratori di giustizia, ritenendo non necessario riaprire la fase istruttoria.

Le parti in aula

Nel corso dell’udienza, la Corte ha ascoltato le richieste e le opposizioni formulate dalle diverse parti processuali: il sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo, i legali di parte civile e i difensori degli imputati, Guido Contestabile e Giuseppe Aloisio. Dopo il contraddittorio, la decisione è stata presa in camera di consiglio e comunicata in udienza pubblica.

Gli imputati e le accuse

Sul banco degli accusati siedono due figure di primo piano della criminalità organizzata italiana: Giuseppe Graviano, boss del mandamento palermitano di Brancaccio, e Rocco Santo Filippone, ritenuto referente della ‘ndrangheta reggina e uomo di fiducia del potente clan Piromalli. L’accusa nei loro confronti è di avere deciso e coordinato gli agguati ai carabinieri avvenuti nel Reggino tra il 1991 e il 1992, nel quadro della stagione delle stragi di Stato attribuite all’asse Cosa nostra – ‘Ndrangheta, tra Sicilia e Calabria.

Il contesto storico: le stragi di Stato

Secondo l’impianto accusatorio, quegli attentati ai militari rappresenterebbero una costola della strategia stragista che, nei primi anni Novanta, avrebbe visto la convergenza tra apparati di Cosa nostra e segmenti della ‘ndrangheta, in un disegno più ampio di pressione contro lo Stato. Il processo ‘Ndrangheta stragista è considerato uno dei più delicati e simbolici della recente storia giudiziaria italiana, poiché tenta di fare luce sul filo che unisce le mafie regionali nelle stagioni delle bombe e degli omicidi eccellenti.

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