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3 Maggio 2026
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Jerakarni, primo step dell’inchiesta sul locale di Ariola: il riepilogo delle decisioni del Riesame di Catanzaro

Dopo il blitz della Dda sulla cosca Emanuele-Idà, arrivano le decisioni del Tribunale della Libertà. Diversi indagati lasciano il carcere mentre per alcune posizioni cadono le aggravanti mafiose

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Arrivano le prime decisioni del Tribunale del Riesame di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta “Jerakarni”, l’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro che l’8 aprile scorso aveva portato all’esecuzione di 54 misure cautelari nei confronti di soggetti accusati, a vario titolo, di reati gravissimi: dall’associazione mafiosa al traffico di droga, dal tentato omicidio alle estorsioni, fino alla detenzione di armi, esplosivi e ad altri reati contestati con l’aggravante del metodo o dell’agevolazione mafiosa.

L’impianto accusatorio nel suo nucleo centrale regge anche al vaglio dei giudici del Tribunale del Riesame e la maggior parte delle misure cautelari emesse del gip distrettuale su richiesta della Dda di Catanzaro sono state confermate. Tuttavia sono state accolte alcune istanze presentate dagli avvocati difensori per ciò che riguarda le posizioni secondarie dell’inchiesta. Diversi ordinanze cautelari sono state annullate e alcuni indagati sono quindi tornati in libertà mentre altri hanno ottenuto un misura meno meno afflittiva. In alcuni casi, i giudici hanno escluso le aggravanti mafiose contestate dalla Procura distrettuale.

Le decisioni del Riesame

Tra le decisioni assunte dal Tribunale della Libertà figura la scarcerazione di Antonio Carnovale, classe 2004, assistito dagli avvocati Sergio Rotundo e Vincenzo Sorgiovanni, finito in carcere nel blitz dell’8 aprile. Misura modificata anche per Michele D’Angelo, classe 2000, di Vibo Valentia, assistito dagli avvocati Sorgiovanni e Gervasi: per lui il Riesame ha disposto il passaggio agli arresti domiciliari.

Annullata invece l’ordinanza cautelare per Arianna Idà, classe 1999, di Soriano Calabro, e per Caterina Emanuele, classe 1971, entrambe assistite dagli avvocati Sergio Rotundo e Giuseppe Di Renzo. Le due erano finite in carcere dopo l’operazione Jerakarni. Stessa decisione anche per Domenico Chiera, classe 1991, di Soriano Calabro, anche lui difeso dagli avvocati Rotundo e Di Renzo: il Tribunale del Riesame ha annullato la misura cautelare inizialmente disposta nei suoi confronti.

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, seconda sezione penale, presieduto da Silvia Manni, ha annullato anche l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di Vincenzo Vallelunga, 40 anni, originario di Serra San Bruno. La decisione è arrivata dopo l’istanza presentata dagli avvocati Sergio Rotundo e Domenico Rosso, accolta dal Tribunale della Libertà. I giudici hanno disposto l’immediata liberazione dell’indagato. Vallelunga era indagato per partecipazione a un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, ritenuta operante nel territorio vibonese con ramificazioni su scala nazionale. La misura cautelare in carcere è stata annullata.

Marco Stramondinoli torna in libertà

Lascia il carcere anche Marco Stramondinoli, 42 anni, di Sorianello, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia Jerakarni. Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, disponendo la rimessione in libertà dell’indagato. A Stramondinoli la Dda di Catanzaro contestava il reato di associazione mafiosa, ritenendolo, secondo l’impostazione accusatoria, inserito nella consorteria degli Emanuele quale partecipe. In particolare, l’accusa gli attribuiva il ruolo di “armiere” della cosca, sostenendo che si sarebbe messo a disposizione per custodire armi, droga ed esplosivo per conto del clan Emanuele-Idà. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, a Stramondinoli sarebbe stata riconosciuta anche una forma di assistenza economica dopo l’arresto. Il Riesame, tuttavia, ha annullato la misura cautelare, consentendogli di lasciare il carcere.

Gianluca Serrao, annullamenti e aggravanti mafiose escluse

Decisione favorevole anche per Gianluca Serrao, 35 anni, di Ionadi, difeso dagli avvocati Salvatore Sorbilli e Diego Brancia. Serrao era stato arrestato l’8 aprile in esecuzione dell’ordinanza emessa dal gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda. Gli veniva contestata la detenzione di un numero imprecisato di pistole per conto della cosca degli Emanuele di Ariola, con l’aggravante mafiosa, nonché un episodio di minaccia a mano armata.

Secondo quanto comunicato dalla difesa, il Tribunale della Libertà di Catanzaro ha accolto le tesi degli avvocati Sorbilli e Brancia, annullando la misura cautelare ed escludendo le aggravanti mafiose. In particolare, dalle decisioni richiamate emerge l’annullamento della misura su uno dei capi contestati e l’esclusione dell’aggravante mafiosa su un altro capo.

Suriani resta in carcere, ma cadono le aggravanti mafiose

Non tutte le posizioni, però, hanno avuto lo stesso esito. Gregorio Suriani, 38 anni, di Vibo Valentia, difeso dall’avvocato Santo Cortese, resta in carcere. Il Tribunale del Riesame ha però escluso, nei suoi confronti, le aggravanti delle finalità mafiose nelle contestazioni. Suriani è accusato, insieme alla compagna Aurelia Klaudia Solecka, di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, in collegamento con il clan Emanuele-Idà di Gerocarne. Secondo l’accusa, i due avrebbero curato una rete di distribuzione della droga con riferimento alle piazze di spaccio di Rombiolo e dei territori limitrofi.

Ordinanza annullata, invece, per Aurelia Klaudia Solecka, 26 anni, di nazionalità polacca ma residente a Rombiolo, difesa dagli avvocati Santo Cortese e Gabriella Riga. Alla donna venivano contestati quattro capi di imputazione, nell’ambito del filone legato al presunto traffico di sostanze stupefacenti. Secondo la Dda, Solecka e Suriani avrebbero ricevuto da Marco Idà e Michele Idà, entrambi di Gerocarne e indagati, quantitativi di marijuana e cocaina da rivendere sulla piazza di spaccio di Rombiolo. Il Riesame ha annullato la misura cautelare nei suoi confronti, disponendone la rimessione in libertà.

L’inchiesta sul Locale dell’Ariola

L’operazione Jerakarni rappresenta uno dei capitoli più rilevanti dell’azione della Dda di Catanzaro contro le articolazioni della ’ndrangheta nelle Preserre vibonesi. Secondo l’impianto accusatorio, l’indagine avrebbe ricostruito l’operatività del Locale dell’Ariola e, in particolare, della ’ndrina Emanuele-Idà, ritenuta attiva nel territorio compreso tra Soriano Calabro, Sorianello, Vazzano, Pizzoni, Acquaro, Dasà, Arena e Gerocarne.

Al centro dell’inchiesta vi sarebbero l’organigramma della consorteria, i settori operativi legati ad armi, estorsioni e narcotraffico, nonché la posizione dominante che il gruppo avrebbe conquistato dopo anni di contrapposizione con il clan rivale dei Loielo. Secondo la ricostruzione della Dda, i fratelli Bruno e Gaetano Emanuele, da tempo detenuti, sarebbero indicati dai collaboratori di giustizia come figure apicali della consorteria. In loro assenza, la reggenza sarebbe stata affidata nel tempo a soggetti come Franco Idà, detto “Nuccio” o “Linuccio”, e a Domenico Zannino, detto “Testazza”, descritto negli atti come figura di rilievo dell’ala militare.

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