Pressioni, umiliazioni, vessazioni per riavere i soldi indietro pagando tassi di interesse vertiginosi. Imprenditori, negozianti, commercianti sotto il cappio del racket, minacciati “se non mi paghi vengo e ti prendo con una spranga”, “ammazzati di botte”, costretti a privarsi di tutti i beni pur di aver salva la vita e a volte pronti a farla finita di fronte a persone senza scrupoli pronte ad approfittare dello stato di bisogno delle vittime, soggiogandole (LEGGI). Storie drammatiche quelle che emergono dall’ordinanza del gip Chiara Esposito nell’ambito dell’inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Saverio Sapia che mira a far luce su un giro di usura, di estorsione, autoririclaggio, esercizio abusivo della attività finanziaria e che ha portato gli uomini della Guardia di Finanza a notificare la misura cautelare in carcere per Carlo Francesco Procopi, mentre Giuseppe Procopi e Daniele Masciari sono finiti ai domiciliari (LEGGI).
Interessi del 70% per un’auto acquistata a poco più di 6mila euro
Atti in cui viene riportato nero su bianco l’inferno vissuto da un commerciante in difficoltà economica costretto a pagare interessi usurari addirittura del 71,40 %, per una macchina Tiguan acquistata dal concessionario d’auto Carlo Francesco Procopi al prezzo di 6.500 euro, Interessi che ha dovuto pagare liberandosi di una Nissan del valore di 1.900 euro, delle merce del suo negozio per un valore di circa 10mila euro, ricorrendo all’auto della madre per avere la somma di 2.400 euro in contanti. Ed è stata proprio la madre a ricostruire la vicenda, riferendo ad inquirenti ed investigatori, dell’acquisto di una Tiguan nel 2018, auto da pagare con rate mensili. Si trattava di una macchina usata e nemmeno in buone condizioni, tant’è che in una trasferta a Napoli, lei e il figlio sono dovuti ritornare a casa con un carro attrezzi, perché l’auto durante il viaggio ha smesso di funzionare.
“Devo pagare, si tratta di un uomo pericoloso”
E in quello stesso anno anche la nuora ha comprato un’auto, modello cabrio, per esigenze di famiglia, con lo stesso metodo di finanziamento da Procopi. “Mio figlio, però, non riusciva a restituire le rate e Carlo Procopi pretese di riavere indietro entrambe le auto dopo pochi mesi. Si è preso anche il negozio di mio figlio con tutta la merce presente all’interno del locale, che anche se piccolo, era stracolmo di prodotti per la pulizia, personale e per la casa, di marca. C’erano, inoltre, diversi prodotti utensili per la casa, merce del valore di 10mila euro”. Nel 2019, il figlio si rivolge a lei per pagare una parte dei debiti:“Mi chiese di firmare le cambiali, perché lui si era rifiutato di accettarle da mio figlio. Lui mi disse che doveva pagare perché si trattava di una persona molto pericolosa. Ricordo che mi disse testualmente “mamma si nun pago n’esciu da casa e non mi ricogghiu cchiu”.
“Che mi chiami a fare? Va e si i presta mammata i sordi”
La mamma ricorda che il figlio gli aveva detto espressamente di aver saputo che in altri casi se i debitori non pagavano venivano ammazzati di botte. “Io accettai perché ero molto spaventata per la sua incolumità”. E così firma le cambiali, pagate ad ogni scadenza prestabilita, eccetto in una circostanza. “Mio figlio chiamò Carlo chiedendogli gentilmente se potesse ritirare lui la cambiale, anticipando la somma, per poi, nel giro di pochi giorni, essere rifuso del debito e sebbene mio figlio fosse stato molto gentile ed educato nel chiedergli questa cortesia, ricordo bene che lui rispose insultandolo in modo molto duro e con tono arrabbiato disse ‘che cazzo mi chiami a fare? Va e si i presta mammata i sordi’. Carlo Procopi non ha voluto sentire ragioni, per cui ho dovuto racimolare i soldi e pagare”.
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