Un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha portato, nella mattinata di oggi 15 aprile, all’esecuzione di un provvedimento cautelare nei confronti di 15 persone, di cui 5 già detenute. L’attività è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, con il supporto dello Squadrone eliportato Cacciatori “Calabria” e dell’8° Nucleo elicotteri. Le operazioni si sono svolte nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Torino, Sassari, Teramo, Terni e Viterbo.
Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura – Dda, sulla base della ritenuta sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, a vario titolo, per associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e reati in materia di armi. Per tutti è stata disposta la custodia cautelare in carcere.
I nomi degli indagati
Sono invece 15 i destinatari della misura cautelare in carcere eseguita all’alba dai carabinieri su disposizione del gip di Catanzaro, su richiesta della Dda. Tra questi figurano Francesco Alessandria (56 anni, Sorianello), Salvatore Callea (59 anni), Enza Ciconte (32 anni, Gerocarne), Nicola Ciconte (37 anni, Sorianello), Bruno Lazzaro (38 anni, Chivasso), Cristian Loiello (36 anni, Sant’Angelo di Gerocarne), Rinaldo Loielo classe 1995 (31 anni), Rinaldo Loiello classe 1991 (35 anni), Valerio Loielo (32 anni), Giovanni Nesci (29 anni, Sorianello), Giovanni Alessandro Nesci (36 anni, Sorianello), Filippo Pagano (35 anni, Roma) e Marianna Raimondo (54 anni, Gerocarne), mentre altri soggetti risultano già detenuti al momento dell’esecuzione del provvedimento.
Con una seconda ordinanza sono invece stati arrestati per tentata estorsione: Salvatore Emmanuele, 32 anni, di Gerocarne, Nicola Criniti, 40 anni, di Soriano Calabro, Salvatore Farina, 24 anni, di Soriano Calabro.
Le indagini e il ruolo dei collaboratori
L’inchiesta si è sviluppata in un arco temporale ampio ed è stata condotta attraverso attività tecniche e riscontri alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Gli elementi raccolti, nella fase delle indagini preliminari e quindi ancora da verificare nel contraddittorio con la difesa, hanno consentito di delineare la gravità indiziaria in relazione a diversi episodi di sangue maturati nel contesto della faida tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele, entrambe riconducibili alla locale dell’Ariola.
Gli omicidi del 2012 e la morte di Filippo Ceravolo
Tra i fatti ricostruiti figura l’omicidio di Antonino Zupo, affiliato alla cosca Emanuele, avvenuto il 22 settembre 2012. Ricostruito anche il tentato omicidio di Domenico Tassone, anch’egli affiliato alla stessa consorteria, avvenuto il 25 ottobre 2012. In quell’occasione rimase ucciso Filippo Ceravolo, estraneo a contesti di criminalità organizzata. Secondo quanto emerso, sarebbero stati ricostruiti anche due precedenti tentativi di omicidio ai danni dello stesso Zupo, poi assassinato.
Il controllo delle Preserre e la strategia delle cosche
Le risultanze investigative hanno delineato, sul piano della gravità indiziaria, il tentativo della cosca Loielo di riacquisire il controllo criminale delle Preserre vibonesi. Un territorio che, dal 2002, risultava sotto l’egemonia della cosca Emanuele dopo gli omicidi di Giuseppe e Vincenzo Loielo.
Le estorsioni e le pressioni sugli imprenditori
Tra i reati contestati figura un’estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore locale, che sarebbe stato costretto a versare 20.000 euro, oltre a ulteriori somme mensili non precisate. Ricostruita anche una tentata estorsione aggravata da parte di tre affiliati alla cosca Emanuele nei confronti di una ditta edile di Vibo Valentia, impegnata nella realizzazione di opere pubbliche a Sorianello.
Armi e sequestri: trovato anche un kalashnikov
Nel corso delle indagini sono stati documentati diversi reati in materia di armi. Sono state sequestrate 5 pistole e 7 fucili, tra cui un AK-47 Kalashnikov. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, i carabinieri hanno eseguito perquisizioni personali e locali nei confronti di ulteriori soggetti ritenuti intranei alla struttura di ‘ndrangheta investigata.






