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3 Giugno 2026
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Strage di Amendolara, Fratoianni attacca il governo: “Ipocrisia e silenzio davanti alla tratta degli schiavi”

Il leader di Alleanza Verdi Sinistra denuncia l'immobilismo dell'esecutivo: "Non basta il cordoglio, servono riforme strutturali per colpire il sistema di sfruttamento"

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La strage di Amendolara, che ha visto quattro lavoratori morire bruciati vivi, ha scatenato la dura reazione di Nicola Fratoianni. Il segretario di Avs denuncia come le vittime siano state trucidate per aver preteso diritti fondamentali, un contratto regolare e una retribuzione equa, in una parola, la loro dignità.

L’accusa di silenzio contro le istituzioni

Fratoianni punta il dito contro l’assenza di prese di posizione da parte dei vertici del governo, definendo inorridire il silenzio della Ministra del Lavoro e della Presidente del Consiglio.
Il leader rossoverde si interroga sulle ragioni di tale mutismo, ipotizzando una discriminazione legata alla nazionalità delle vittime e chiedendosi se il governo pensi che la vicenda non ci riguardi perché i lavoratori non sono italiani.
Secondo Fratoianni, questa strage interpella direttamente l’Italia, poiché i responsabili dello sfruttamento e della schiavitù sono spesso imprenditori italiani, attivi non solo in Calabria ma su tutto il territorio nazionale.

Oltre l’agricoltura: il sistema dello sfruttamento è ovunque

Il fenomeno del lavoro povero e senza diritti non si limita al settore agricolo. Fratoianni avverte che il sistema di sfruttamento è trasversale e permea settori cruciali come la logistica, il turismo, il food delivery, il settore tessile e l’edilizia. Si tratta di milioni di lavoratori che, pur sostenendo l’economia del Paese, vivono privi di qualsiasi tutela.

Le richieste di intervento: superare la Bossi Fini e potenziare i controlli

Per il leader di Avs, la responsabilità politica è chiara e risiede nell’incapacità di riformare le attuali politiche migratorie.
Fratoianni chiede interventi risolutivi come la revisione dei decreti flussi per rendere reali le politiche di ingresso e l’abrogazione della Bossi Fini, indicata come principale ostacolo all’immigrazione regolare e fattore che alimenta la clandestinità e il lavoro nero.
Inoltre, il segretario di Sinistra Italiana chiede trasparenza sul funzionamento reale dei tavoli di contrasto presso le prefetture per rendere più efficace la legge contro il caporalato. L’appello finale alle istituzioni è netto: le autorità devono evitare indifferenza e ipocrisia, poiché servono fatti immediati.

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