È arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per i presunti favoreggiatori di Pasquale Megna, oggi collaboratore di giustizia, indicato come autore dell’omicidio di Giuseppe Muzzupappa, avvenuto il 26 novembre 2022 a Nicotera Marina. La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ritiene che, nelle ore e nei giorni successivi al delitto, si sia attivata una rete di protezione finalizzata a sottrarre Megna alle indagini e a ostacolare l’azione degli investigatori.
A firmare l’impianto accusatorio è la Procura guidata da Camillo Falvo, che ha chiesto il processo per sette indagati, accusati a vario titolo di favoreggiamento personale, in alcuni casi aggravato dal concorso morale e materiale. L’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Vibo Valentia è fissata per il 4 marzo.
I nomi al centro dell’inchiesta
Secondo la richiesta della Procura, dovranno rispondere delle accuse Francesco Congiusti, di Nicotera Marina; Angelo Carrieri ed Emanuele Carrieri, entrambi di Nicotera Marina; Fortunato Gurzì, anche lui di Nicotera Marina; Pantaleone Lentini, di Comerconi; Costantino Panetta, di Vibo Valentia; e Gennaro Borzì, di Spilinga.
Per tutti l’ipotesi di reato è quella di aver aiutato Pasquale Megna a eludere le investigazioni avviate subito dopo l’omicidio, fornendo copertura, ospitalità o rendendo dichiarazioni che, per l’accusa, non corrisponderebbero al vero.
L’omicidio al bar Planet
Il delitto risale alla sera del 26 novembre 2022. All’interno del bar Planet di Nicotera Marina, Giuseppe Muzzupappa, 38 anni, viene colpito mortalmente a colpi di pistola. Una esecuzione rapida, consumata in un locale pubblico, che scuote l’intera comunità.
Subito dopo gli spari, Pasquale Megna riesce a far perdere le proprie tracce. La sua irreperibilità durerà diverse settimane, fino all’arresto avvenuto il 9 gennaio 2023 a Vibo Valentia, nel quartiere Feudotto. Per la Procura, quella fuga non sarebbe stata possibile senza l’aiuto di terzi.
Le ipotesi accusatorie: prove cancellate e versioni ritenute false
Uno degli episodi ritenuti centrali dagli inquirenti riguarda la rimozione dell’impianto di videosorveglianza del bar Planet. Secondo l’accusa, Francesco Congiusti avrebbe smontato il sistema subito dopo l’omicidio, impedendo così alla polizia giudiziaria di acquisire eventuali immagini utili a ricostruire l’agguato e a identificare il responsabile.
Altri indagati sono invece chiamati a rispondere di dichiarazioni considerate reticenti o non veritiere rese ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia. In particolare, per la Procura, Emanuele Carrieri e Fortunato Gurzì avrebbero fornito versioni dei fatti incompatibili con gli elementi raccolti nel corso delle indagini, contribuendo a confondere il quadro immediatamente successivo all’omicidio.
La fuga e i rifugi tra Nicotera, Monte Poro e Vibo
La richiesta di rinvio a giudizio ricostruisce anche le modalità della fuga di Megna. Secondo gli atti, Angelo Carrieri si sarebbe messo alla guida dell’auto del presunto killer subito dopo l’omicidio, accompagnandolo in un’abitazione nella zona di Monte Poro. Una versione dei fatti che, secondo la Procura, non sarebbe stata veritiera quando successivamente riferita agli inquirenti.
Nei giorni immediatamente successivi al delitto, Pantaleone Lentini e Gennaro Borzì avrebbero fornito ospitalità e supporto logistico, agevolando gli spostamenti di Megna tra il 26 e il 27 novembre 2022, consentendogli di evitare controlli e ricerche.
La copertura prolungata a Vibo Valentia
Un capitolo particolarmente rilevante dell’inchiesta riguarda la copertura logistica di lungo periodo. Secondo la Procura, Costantino Panetta avrebbe ospitato Megna in un appartamento di Vibo Valentia, in via Giovanni Falcone, garantendogli un rifugio stabile per diverse settimane.
Megna sarebbe rimasto nascosto in quell’abitazione dal 27 novembre 2022 fino al 9 gennaio 2023, giorno in cui i carabinieri sono riusciti a rintracciarlo e arrestarlo. Una permanenza che, per l’accusa, dimostrerebbe un favoreggiamento consapevole e continuativo.
Il contesto mafioso e la collaborazione di giustizia
Pasquale Megna, indicato come intraneo insieme alla sua famiglia al clan Mancuso, ha iniziato a collaborare con la giustizia nel febbraio 2023, rendendo dichiarazioni alla Dda di Catanzaro. La sua scelta di collaborare rappresenta uno degli snodi centrali di numerose indagini in corso.
Il procedimento vibonese, tuttavia, non riguarda le sue responsabilità dirette per l’omicidio, ma la rete di soggetti che, secondo la Procura, avrebbe operato per coprirne la fuga e ostacolare l’accertamento della verità nelle fasi iniziali dell’indagine.
La decisione attesa dal gup
Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare, chiamato a valutare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. Gli indagati sono assistiti da un articolato collegio difensivo composto da avvocati di comprovata esperienza nel diritto penale. Francesco Congiusti è difeso dall’avvocato Maurizio Prestia, mentre Costantino Panetta è assistito dall’avvocato Francesco Capria. La difesa di Emanuele e Angelo Carrieri è affidata all’avvocato Paolo Villelli. Fortunato Gurzì è rappresentato dall’avvocato Francesco Pagano, Gennaro Borzì dall’avvocato Sabatino Falduto, mentre Pantaleone Lentini è difeso dall’avvocato Francesco Schimio.








