25 Luglio 2026
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Processo Arengo a Lamezia, lascia il carcere Giuseppe Bova

Il Tribunale collegiale di Lamezia Terme ha disposto la scarcerazione di Giuseppe Bova, coinvolto nell'inchiesta "Arengo" della Dda di Catanzaro sul presunto traffico di droga. Accolte le richieste della difesa: sostituita la custodia in carcere con gli arresti domiciliari e braccialetto elettronico

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Nel febbraio 2024 i Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, supportati nella fase esecutiva dai militari dei Comandi territorialmente competenti, dai Carabinieri Cacciatori “Calabria” e dal Nucleo Cinofili di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 14 soggetti, sulla base della ritenuta sussistenza della gravità indiziaria in ordine ai reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione e cessione di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e cocaina.

In particolare, dei 14 indagati, quattro venivano raggiunti dalla misura della custodia cautelare in carcere, mentre dieci erano destinatari della misura degli arresti domiciliari.

Le contestazioni nei confronti di Bova

Tra gli arrestati vi era Giuseppe Bova, sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere quale presunto capo promotore di un’organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, con il compito, secondo l’ipotesi accusatoria, di impartire disposizioni e ricevere i compensi dell’attività illecita.

Un ruolo che è stato fin dall’inizio contestato dalla difesa dell’indagato.

La decisione del Tribunale di Lamezia Terme

Il Tribunale di Lamezia Terme – Sezione Penale Collegiale, relativamente alla posizione di Giuseppe Bova, in accoglimento delle argomentazioni difensive degli avvocati Francesco Gambardella e Antonio Larussa, del Foro di Lamezia Terme, ha disposto la scarcerazione dell’imputato, sostituendo la misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico.

Il Collegio lametino ha ritenuto, infatti, che la misura domiciliare, rispetto a quella inframuraria – che deve rappresentare l’extrema ratio in ogni momento dell’esecuzione della misura cautelare, anche successivamente alla sua applicazione, e che non deve mai sostituirsi alla pena svolgendo indebitamente una funzione sanzionatoria della condotta contestata – assicuri comunque un apprezzabile controllo sugli spostamenti dell’indagato ed eserciti un rilevante effetto dissuasivo.

Secondo il Tribunale, tale misura è, allo stato, sufficiente a neutralizzare il rischio di recidiva, potendosi confidare nella consapevolezza dell’imputato che eventuali violazioni delle prescrizioni domiciliari comporterebbero inevitabilmente il ripristino della misura custodiale in carcere.

Valorizzato il rispetto delle prescrizioni

Il Collegio ha inoltre valorizzato il tempo trascorso dall’applicazione della misura cautelare e il puntuale rispetto delle prescrizioni imposte, ritenendo tali elementi idonei ad affievolire, se non ad annullare, il pericolo di recidiva.

Da qui il provvedimento con cui è stata disposta la sostituzione della misura cautelare nei confronti di Giuseppe Bova con gli arresti domiciliari mediante braccialetto elettronico.

Le contestazioni nei confronti di Giuseppe Bova si trovano nella fase cautelare del procedimento penale. La responsabilità dell’indagato potrà essere accertata soltanto con una sentenza definitiva di condanna.

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