Un’operazione lunga, silenziosa e costruita passo dopo passo negli ambienti più oscuri della rete. È da qui che prende forma “Mad Hatter”, l’attività investigativa condotta dalla polizia italiana contro la diffusione di materiale pedopornografico online.
L’inchiesta, avviata nel 2024, nasce dal lavoro degli specialisti del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo), che si sono infiltrati nei circuiti virtuali utilizzati per lo scambio di contenuti illegali. Un’azione sotto copertura che ha permesso di monitorare nel tempo i canali di distribuzione su scala transnazionale.
Secondo quanto riferito dalla polizia in una comunicazione ufficiale, l’attività investigativa ha consentito di individuare la circolazione di Child sexual abuse material (Csam), riconducibile anche a vittime molto giovani e, in alcuni casi, generato attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
La collaborazione internazionale e il ruolo dell’Fbi
Un tassello decisivo nell’inchiesta è stato rappresentato dalla cooperazione internazionale. In particolare, la collaborazione con il Federal Bureau of Investigation (Fbi) ha permesso agli investigatori italiani di acquisire informazioni utili per identificare alcuni dei soggetti coinvolti.
L’indagine, coordinata dalla procura della Repubblica di Roma, ha portato all’emissione di nove decreti di perquisizione – domiciliari, personali e informatici – nei confronti di altrettanti indagati, accusati di detenzione e diffusione di materiale illecito.
Perquisizioni in nove città e tre arresti
Le operazioni sul territorio sono scattate in contemporanea in diverse aree del Paese, coinvolgendo i Centri operativi per la sicurezza cibernetica (Cosc) di Bari, Cagliari, Firenze, Milano, Roma, Torino e Venezia. Circa 50 operatori specializzati hanno partecipato alle attività, coordinate a livello nazionale.
Il bilancio è di tre arresti in flagranza di reato: si tratta di un uomo di 70 anni residente in provincia di Belluno, di un 63enne nella provincia di Mantova e di un 28enne nel territorio di Como. Secondo gli investigatori, i tre erano in possesso di migliaia di file legati allo sfruttamento sessuale di minori.
Parallelamente, sono state denunciate a piede libero altre sei persone, di età compresa tra i 30 e i 70 anni, residenti nelle province di Bari, Oristano, Massa, Firenze, Lecco e Frosinone. L’attività, iniziata nel 2024, ha consentito di esplorare e monitorare in maniera continuativa i canali di distribuzione del materiale illecito a livello transnazionale.
Nella stessa comunicazione viene evidenziato come durante le indagini sia stata rilevata “la diffusione di Csam riferibile anche a vittime in tenera età, generato anche con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale”, confermando l’evoluzione tecnologica dei fenomeni criminali monitorati.
Un’indagine ancora aperta
L’operazione “Mad Hatter” rappresenta un passaggio significativo nel contrasto ai reati legati allo sfruttamento sessuale minorile online, ma gli accertamenti proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e collegamenti internazionali. Le autorità mantengono il coordinamento investigativo per sviluppare nuovi elementi e approfondire la rete di contatti emersa nel corso delle indagini.






