Condanne comprese tra i 20 e gli otto mesi di reclusione sono stati inflitti dal gup distrettuale del Tribunale di Catanzaro nei confronti di 31 imputati giudicati con rito abbreviato nell’ambito del processo Artemis che punta a far luce su una attività fiorente di narcotraffico riconducibile alla cosca Cracolici operante sui territori di Cortale, Maida, Jacurso, Maierato e diretta da Domenico Cracolici ritenuto capo indiscusso del sodalizio, tra gli imputati a cui il giudice ha inflitto la pena più alta. Condannato anche il luogotenente dei carabinieri, Vincenzo Pulice, comandante, all’epoca dei fatti, della Stazione dei carabinieri di Maida poi trasferito alla Sezione Radiomobile della Compagnia di Catanzaro, che avrebbe sfruttato il suo ruolo istituzionale per favorire gli interessi del sodalizio diretto da Domenico Cracolici. Il luogotenente dei carabinieri si sarebbe interessato per l’assunzione di un giovane ritenuto vicino alle cosche di ‘ndrangheta del lametino e spacciatore di sostanze stupefacenti.
Le pene inflitte e le richieste della Dda
Il gup ha inflitto nei confronti di Bruno Bertucci, 2 anni, 10 mesi e 12mila euro di multa; Gianluigi Bonali, 2 anni e 10 mesi di reclusione(14 anni e 3 mesi); Bruno Cappellano, 12 anni e 4 mesi di reclusione; Simone Caruso 20 anni, (il pm 16 anni); Francesco Catalano, 5 anni e 12mila (il pm 6 anni e 6 mesi) con esclusione dell’aggravante mafiosa;Antonio Cimino, 11 anni, 8 mesi e 30 giorni di reclusione (il pm 12 anni e 4 mesi); Francesco Cimino,12 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione (il pm 16 anni e 6 mesi);Salvatore Cimino 9 anni, 6 mesi e 20 giorni (il pm 7 anni e 6 mesi); Daniel Costa 14 anni di reclusione (il pm 10 anni); Domenico Cracolici, 20 anni come richiesto dalla Dda; Giuseppe Cracolici (20enne) 13 anni e 6 mesi (il pm 8 anni); Giuseppe Cracolici(24enne) 2 anni, 8 mesi (il pm 7 anni e 20 giorni) con esclusione dell’aggravante mafiosa; Loredana Cracolici con esclusione dell’aggravante mafiosa 2 anni e 4mila di multa (il pm 7 anni); Matteo Cracolici 13 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione (il pm 9 anni e 4 mesi); Luigi Cutrì, 10 anni e 10 mesi (il pm 10 anni);Giovambattista De Sarro, 8 mesi di reclusione, riconosciuta la continuazione esterna con la sentenza di condanna del gup di Lamezia passata in giudicato che lo aveva condannato a 4 anni di reclusione (il pm ha invocato 8 anni e 6 mesi); Antonio Guadagnuolo 2 anni, 8 mesi di reclusione 11.500 di multa con esclusione aggravante mafiosa (il pm 8 anni); Alessandro Guerrieri 2 anni, 8 mesi e 12.500 di multa (1 anno e 4 mesi); Salvatore Iannelli 14 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione (il pm 15 anni); Moreno Mastantuono 11 anni e 4 mesi(il pm 13 anni);Renato Mazza 2 anni e 8 mesi ( il pm 2 anni); Antonio Pagliuso 4 anni, 8 mesi, 20mila di multa (il pm 5 anni e 4 mesi); Francesco Paolillo, 2 anni, 8 mesi (il pm 7 anni e 4 mesi); Vincenzo Pulice 20 anni di reclusione (il pm18 anni); Bruno Regio, 2 anni, 8 mesi di reclusione(il pm 1 anno e 4 mesi); Alessandro Ruga 4 anni e 2 mesi (il pm 10 anni); Antonino Saffioti 12 anni e 8 mesi (il pm 14 anni); Giuseppe Saffioti 11 anni, 6 mesi (il pm 7 anni e 4 mesi); Carlo Schipani 2 anni e 8 mesi (il pm 1 anno e 4 mesi); Giuseppe Schipani 4 anni e 6 mesi (il pm 2 anni e 2 mesi); Massimo Stella 3 anni (il pm 7 anni e 4 mesi); Fabio Vescio, 20 anni come richiesto dalla Dda.
Le assoluzioni
Il giudice per le udienze preliminari ha invece assolto Antonio Giampà, Tommaso Manfreda
Le accuse
Gli imputati rispondono a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona, ricettazione, spaccio di droga con l’aggravante di aver agevolato il sodalizio criminale, i cui proventi ne avrebbero accresciuto la forza economica, il prestigio criminale e il controllo del territorio, corruzione, falso ideologico, incendio doloso, falsa testimonianza, favoreggiamento personale, concorrenza illecita.
Il dominus della cosca e i sodali
Domenico Cracolici, 54 anni, promozione della ‘ndrina di Maida e Cortale, coadiuvato dai figli Giuseppe Cracolici, 29 anni e Matteo Cracolici, avrebbe gestito il sodalizio, impartendo direttive alle quali tutti gli altri associati dovevano attenersi. Avrebbe avuto il ruolo di raccordo operativo con le altre consorterie ‘ndranghetistiche della zona, con le quali avrebbe stretto stabili alleanze. In particolare con la cosca Anello- Fruci per il territorio di Filadelfia ed Acconia di Curinga, le famiglie Mancuso di Limbadi, Cerra-Torcasio- Gualtieri e Trovato di Lamezia. Sarebbe stato lui a dirimere i contrasti interni ed esterni al sodalizio, commissionando o consumando atti ritorsivi, veicolando messaggi attraverso i sodali, occupandosi dei settori imprenditoriali di “elezione” del sodalizio, quali quelli dei pubblici appalti e del taglio boschivo, nonché le operazioni volte al riciclaggio dei proventi del clan, mantenendo i rapporti con i “colletti bianchi”, professionisti, imprenditori, politici e gli appartenenti alle Forze dell’Ordine di riferimento per la risoluzione dei problemi dell’organizzazione. Si sarebbe occupato personalmente del traffico di sostanze stupefacenti, con la movimentazione di significativi quantitativi di cocaina e marijuana, quest’ultima in gran parte prodotta attraverso piantagioni realizzate in serra.
Il collegio difensivo
Nel nutrito collegio difensivo, compaiono tra gli altri, gli avvocati Salvatore Staiano, Isabella Camporato, Vincenzo Maiolo Staiano, Leopoldo Marchese, Marco Rocca, Francesco Gambardella, Renzo Andricciola, Giuseppe Spinelli, Antonio Larussa, Antonio Galati, Piero Chiodo, Sergio Rotundo, Anselmo Torchia.










