10 Luglio 2026
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Anomalie in concorso dell’Umg di Catanzaro, il caso in Parlamento: “Conflitto d’interessi tra commissario e candidata vincitrice”

Il senatore del Pd Andrea Crisanti presenta un’interrogazione alla ministra Bernini e chiede l’invio degli ispettori. Nel mirino i rapporti scientifici tra uno dei componenti della commissione e la ricercatrice risultata vincitrice

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Un concorso per un posto da ricercatore all’Università Magna Graecia di Catanzaro, celebrato lo scorso anno, finisce al centro di un caso politico e istituzionale per una serie di presunte anomalie che riguardano la composizione della commissione, i rapporti professionali tra uno dei commissari e la candidata risultata vincitrice e la riduzione della durata della scuola di specializzazione frequentata dalla stessa ricercatrice. La vicenda è approdata in Parlamento con un’interrogazione presentata al Senato da Andrea Crisanti, parlamentare del Partito democratico, microbiologo e docente universitario, e con un’interpellanza depositata alla Camera dalla deputata del Movimento 5 Stelle Marianna Ricciardi. Entrambi chiedono al governo, e in particolare alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, di fare luce sulle procedure seguite dall’ateneo catanzarese. Crisanti ha sollecitato anche l’invio immediato di ispettori ministeriali e la sospensione degli effetti della procedura selettiva fino al completo chiarimento delle circostanze emerse.

Il concorso e il rapporto tra la vincitrice e il commissario

Il concorso riguardava un posto da ricercatore a tempo determinato di tipo B, Rtd-B, in Endocrinologia, all’interno del dipartimento di Scienze della salute dell’Università Magna Graecia. Si tratta di una delle posizioni più importanti e ambite nella carriera accademica, perché al termine del contratto triennale può consentire l’accesso al ruolo di professore associato a tempo indeterminato. Uno dei componenti della commissione giudicatrice, il professore Antonio Brunetti, sarebbe stato in precedenza tutor della vincitrice del concorso e avrebbe mantenuto con lei un rapporto professionale particolarmente intenso. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Post, i due risulterebbero coautori di 36 pubblicazioni scientifiche e contitolari di una domanda di brevetto relativa a un composto sperimentale studiato come possibile trattamento per il diabete di tipo 2. Il professore, al momento della nomina nella commissione giudicatrice, avrebbe sottoscritto una dichiarazione di assenza di conflitti di interesse. È proprio la continuità e l’intensità della collaborazione scientifica tra il commissario e la candidata ad aver sollevato interrogativi sull’opportunità della sua partecipazione alla valutazione.

Il nodo del conflitto d’interessi

La semplice firma congiunta di una o due pubblicazioni, secondo la giurisprudenza amministrativa, non determina automaticamente l’obbligo di astensione di un componente di commissione. Il quadro cambia, però, quando la collaborazione assume un carattere sistematico, stabile, continuativo e intenso, tale da configurare quello che diverse pronunce dei tribunali amministrativi hanno definito un vero e proprio “sodalizio professionale”. In assenza di un limite numerico prestabilito, spetta agli atenei valutare se il rapporto tra un commissario e un candidato sia compatibile con i principi di imparzialità e trasparenza che devono caratterizzare ogni selezione pubblica. Un profilo ancora più delicato è rappresentato dalla presunta contitolarità del brevetto. In precedenti decisioni amministrative, la condivisione di un brevetto è stata considerata espressione di una possibile comunanza di interessi economici, sufficiente in determinate circostanze a imporre al commissario di astenersi dalla valutazione. Il rischio, evidenziato nella ricostruzione del caso, è che un componente della commissione possa trovarsi a giudicare indirettamente anche il valore di attività scientifiche e progetti ai quali egli stesso ha partecipato.

L’anno “abbuonato” alla scuola di specializzazione

L’altra anomalia contestata riguarda la durata della scuola di specializzazione medica frequentata dalla ricercatrice. Secondo quanto emerso, alla candidata, e soltanto a lei, sarebbe stato consentito di concludere il percorso in tre anni anziché quattro, così da permetterle di prendere servizio come ricercatrice. Una possibilità che, secondo l’articolo, non sarebbe espressamente prevista né dalla normativa italiana né da quella europea applicabile ai percorsi di specializzazione medica. La riduzione avrebbe consentito alla vincitrice di ottenere anticipatamente il titolo, mentre gli altri medici specializzandi sarebbero stati tenuti a rispettare la durata ordinaria di quattro anni. È su questo punto che si concentrano molte delle domande rivolte al ministero. Crisanti ha chiesto alla ministra Bernini di verificare la conformità della riduzione alla normativa vigente, mentre Ricciardi ha sollecitato l’acquisizione di tutta la documentazione amministrativa utilizzata dall’università per autorizzare l’accorciamento del percorso.

Crisanti: “Sospendere la procedura e inviare gli ispettori”

Nel suo intervento pubblico, il senatore del Pd ha parlato di “diverse e inquietanti anomalie” e ha spiegato di aver presentato l’interrogazione parlamentare per chiedere al governo di accertare “la sussistenza di eventuali profili di incompatibilità o conflitto di interessi”. Crisanti ha chiesto inoltre di verificare “la conformità della riduzione di un anno del percorso di specializzazione alla normativa vigente” e di “inviare immediatamente ispettori presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro”. La richiesta più incisiva riguarda la possibilità di sospendere gli effetti della procedura selettiva fino al completo chiarimento delle anomalie segnalate. Il senatore ha ringraziato l’associazione Als – Specializzazioni in Medicina per aver portato il caso all’attenzione pubblica.

“Non è un caso isolato”

Per Crisanti la vicenda di Catanzaro non rappresenterebbe un episodio circoscritto, ma sarebbe il sintomo di un problema più generale che riguarda la trasparenza dei concorsi universitari. “Questo non è un caso isolato – ha sostenuto – ma la dimostrazione degli enormi danni causati dalla mancanza di trasparenza nei concorsi universitari”. Il parlamentare ha collegato il caso anche alla recente riforma del reclutamento universitario approvata dal governo, che a suo giudizio rischierebbe di aggravare il problema. Crisanti ha ricordato di avere presentato ad aprile un disegno di legge per introdurre sanzioni amministrative e disciplinari nei confronti dei componenti delle commissioni di concorsi universitari il cui esito sia stato definitivamente annullato dai tribunali amministrativi. Il provvedimento, ha spiegato, rappresenterebbe il primo tassello di un più ampio pacchetto di proposte legislative destinate a rafforzare la trasparenza nel sistema accademico.

L’interpellanza del Movimento 5 Stelle

Anche la deputata del Movimento 5 Stelle Marianna Ricciardi ha portato la questione alla Camera attraverso un’interpellanza. La parlamentare ha chiesto alla ministra Bernini di acquisire tutti gli atti relativi alla riduzione della scuola di specializzazione e di chiarire su quali basi normative e amministrative sia stata autorizzata. L’interpellanza contiene inoltre una serie di quesiti sui possibili profili di conflitto d’interessi legati al rapporto tra il professore-commissario e la candidata vincitrice. Interrogazioni e interpellanze hanno procedure differenti: le prime servono prevalentemente a ottenere informazioni e chiarimenti su fatti specifici, mentre le seconde mirano anche a conoscere l’orientamento politico del governo su una determinata vicenda. In entrambi i casi il ministero è chiamato a rispondere o, qualora non lo faccia, a motivare il silenzio.

La replica della ricercatrice e il silenzio dell’ateneo

Prima della pubblicazione dell’inchiesta, il Post aveva contattato l’Università Magna Graecia, la ricercatrice e il professoreper ottenere chiarimenti. In quella fase non sarebbero arrivate risposte. Successivamente la candidata vincitrice del concorso ha inviato una replica nella quale ha fornito elementi relativi alla propria preparazione scientifica e ai titoli presentati per il concorso. La ricercatrice ha inoltre sostenuto che altre richieste di riduzione della durata della scuola di specializzazione sarebbero state accolte “positivamente”. Una circostanza che, secondo quanto riferito dal Post, non avrebbe trovato riscontri.

L’Università Magna Graecia, invece, non avrebbe ancora fornito una risposta pubblica nel merito delle contestazioni. Le anomalie descritte restano quindi, allo stato, oggetto di richieste di chiarimento e verifiche parlamentari, senza che sia stata accertata in via definitiva alcuna responsabilità. Ora la parola passa al ministero dell’Università e della Ricerca. Dal governo sono attese risposte sulla regolarità della procedura, sulla posizione del commissario e soprattutto sulle basi giuridiche che avrebbero consentito di ridurre di un anno il percorso di specializzazione della candidata risultata vincitrice.

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