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17 Aprile 2026
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Processo Cutro, le sei Ong in aula a Crotone: “Non fu destino, ma una catena di errori”

Davanti al Tribunale le parti civili Emergency, Mediterranea e le altre sigle umanitarie chiedono verità sul naufragio del 26 febbraio 2023. In aula anche i pescatori che salvarono i superstiti

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All’udienza di oggi davanti al Tribunale di Crotone erano presenti con i loro legali le sei organizzazioni umanitarie che si sono costituite parte civile per il naufragio del 26 febbraio 2023Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS Mediterranee.
Chiedono che il processo chiarisca fino in fondo valutazioni sbagliate, tempi persi e mancate attivazioni che hanno preceduto la tragedia. L’obiettivo, dicono, è duplice: dare risposte alle famiglie delle 94 persone morte accertate e a chi è ancora disperso, e impedire che una dinamica simile si ripeta. A seguire i lavori come osservatore anche Amnesty International Italia.

Soccorso o controllo delle frontiere?

Secondo le organizzazioni, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio non fu avviata alcuna operazione strutturata di ricerca e salvataggio. Il barcone Summer Love venne trattato come un caso di polizia di frontiera, non come un’imbarcazione in pericolo.
Per questo, sostengono i legali, le vittime non possono essere archiviate come una fatalità inevitabile. “Mettere nero su bianco cosa è successo è l’unico modo per restituire un minimo di dignità a chi è morto”, è la posizione condivisa dalle sei sigle.

Le nuove carte: video Frontex e nota della Finanza

Nel fascicolo potrebbero entrare a breve due elementi arrivati dopo la chiusura delle indagini: una serie di atti di Frontex, tra cui un filmato che inquadra il Summer Love in navigazione, e una circolare interna della Guardia di Finanza.
Le parti civili, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del collegio, hanno potuto esaminarli e ne hanno chiesto l’acquisizione formale.

Le voci dalla spiaggia e dall’obitorio

In aula hanno testimoniato i pescatori di Cutro che quella notte, guidati dalle grida, sono entrati in acqua dalla riva e hanno portato a terra sia persone ancora vive sia corpi senza vita.
È stato sentito anche il medico legale nominato dalla Procura, che ha illustrato le cause di morte delle 94 vittime, descritto l’intervento sanitario e di supporto psicologico fornito ai superstiti e confermato che risultano altri dispersi mai recuperati.
Altri testi indicati dall’accusa sono stati ascoltati oggi, mentre l’audizione dei familiari delle vittime è stata rinviata.

Ritardi e coordinamento mancato

Il punto centrale della contestazione resta la gestione iniziale dell’evento. Le autorità italiane, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero dato precedenza all’attività di polizia e solo in un secondo momento, con ritardo e senza un coordinamento chiaro tra i corpi intervenuti, avrebbero attivato i soccorsi.
Ricostruire quella sequenza, insistono le ONG, serve non solo per accertare responsabilità, ma per correggere prassi operative. Un’urgenza legata ai numeri del Mediterraneo centrale: l’OIM segnala oltre 770 morti e dispersi tra l’inizio dell’anno e il 9 aprile, a cui si aggiungono le stime di quasi mille persone disperse nei primi giorni dell’anno a causa del ciclone Harry. Dati che restano parziali perché riferiti solo ai casi conosciuti.
In attesa dei consulenti tecnici, le sei sigle ribadiscono un principio: le norme internazionali prevalgono, e l’obbligo di proteggere la vita in mare e di prestare soccorso resta prioritario su ogni altra considerazione.

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