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26 Maggio 2026
26 Maggio 2026
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Processo “Gotha” a Reggio Calabria: assolto con formula piena l’avvocato Antonio Marra

La Corte d'Appello scagiona il noto professionista reggino dopo un calvario giudiziario durato un decennio e quasi seicento giorni di custodia cautelare in carcere

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Si chiude con un’assoluzione totale la drammatica vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto un noto professionista della città dello Stretto. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha infatti scagionato l’avvocato Antonio Marra dalle accuse residue contestate nel maxi-processo “Gotha”, la storica inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia volta a scardinare la presunta cupola invisibile della ’ndrangheta.
I giudici di secondo grado hanno cancellato i sospetti pendenti sul penalista, assolvendolo per non aver commesso il fatto in merito a uno dei capi d’accusa e perché il fatto non sussiste per il secondo, certificando in via definitiva l’infondatezza dell’impianto accusatorio.

I numeri del dramma umano e professionale

La decisione della magistratura reggina mette la parola fine a un percorso doloroso, ma non cancella le pesanti conseguenze che hanno segnato la vita del professionista. Il verdetto giunge infatti dopo un decennio e quindici giorni dall’avvio del procedimento, durante il quale l’avvocato Marra ha patito ben 592 giorni di carcerazione preventiva.
Un lasso di tempo lunghissimo vissuto all’ombra del sospetto di contiguità mafiosa, che ha spinto il legale e il suo collegio di difesa, composto dagli avvocati Giovanna Beatrice Araniti e Francesco Calabrese, a una profonda e amara riflessione pubblica sui limiti e sui tempi della giustizia nel Paese.

Il commento amaro e la vita distrutta dal sospetto

Il verdetto d’appello restituisce dignità all’uomo e alla sua carriera, ma lascia aperto il dibattito sulla gravità del danno subito in questi anni. Nel commentare la sentenza, l’avvocato Antonio Marra ha espresso il sollievo per la conclusione di quello che ha definito a tutti gli effetti un incubo personale, ponendo però l’accento su ferite impossibili da rimarginare.
Il professionista ha infatti sottolineato come i danni sul piano umano e lavorativo restino in gran parte incommensurabili, lasciando aperto il tragico interrogativo su chi potrà mai restituirgli gli anni di vita e la reputazione professionale distrutti dal peso delle accuse.

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