Nuove testimonianze drammatiche emergono dal processo sul naufragio di Cutro, la tragedia del 26 febbraio 2023 costata la vita a decine di migranti. Davanti al Tribunale di Crotone, uno dei primi soccorritori intervenuti sulla spiaggia di Steccato ha ricostruito quei momenti concitati, segnati da tentativi disperati di salvataggio.
“Persone incastrate sotto la barca, alcune ancora vive”
A parlare è stato il brigadiere dei carabinieri Gianrocco Tievoli, tra i primi ad arrivare sul luogo del naufragio del caicco Summer Love. In aula ha raccontato di essersi immerso in acqua insieme a un collega per liberare alcune persone rimaste incastrate sotto l’imbarcazione.
“Alcune erano in vita, ad altre abbiamo praticato il massaggio cardiaco”, ha riferito il militare, spiegando che al momento dell’arrivo sulla spiaggia c’erano persone che annaspavano. Alla domanda se un intervento anticipato avrebbe potuto cambiare l’esito, Tievoli ha precisato di non poter stabilire l’orario esatto dello schianto, aggiungendo però che chi si è salvato lo deve anche ai primi soccorritori.
Il processo per i presunti mancati soccorsi
La testimonianza si inserisce nel procedimento giudiziario in corso a Crotone, che vede imputati sei militari della Guardia di finanza e della Capitaneria di porto, chiamati a rispondere, a vario titolo, di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.
Tra gli imputati figurano ufficiali e comandanti di sala operativa e reparti aeronavali, oltre a personale della Guardia costiera in servizio tra Roma e Reggio Calabria. Il naufragio provocò decine di vittime, tra cui numerosi minori, e un numero imprecisato di dispersi.
Le prime comunicazioni e l’allarme inascoltato
Prima di Tievoli, ha deposto il brigadiere Lorenzo Nicoletta, in servizio alla centrale operativa dei carabinieri. Il militare ha ricordato le prime comunicazioni ricevute dai colleghi: “Qui è una strage, ci sono bambini morti, donne morte”.
Nicoletta ha ricostruito anche una telefonata ricevuta nelle prime ore del mattino da un numero internazionale, durata pochi secondi, durante la quale una persona affermava di trovarsi in Italia. “Per esperienza ho pensato subito a migranti”, ha spiegato, aggiungendo di aver contattato la Capitaneria di porto, che avrebbe riferito dell’impossibilità di intervenire via terra e della presenza in mare di unità della Finanza.
Le indagini e la ricostruzione delle competenze
L’udienza è proseguita con l’audizione del maggiore dei carabinieri Nicola Roberto Cara, che ha illustrato una prima parte dell’attività investigativa, soffermandosi sulla ripartizione delle competenze nei soccorsi in mare. La sua deposizione proseguirà nelle prossime sedute.








