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30 Maggio 2026
30 Maggio 2026
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Procura di Crotone al collasso tecnologico, Guarascio: “Combattiamo con computer vecchi di dieci anni”

Il procuratore di Crotone denuncia: pc obsoleti, carenze strutturali e investimenti mancati. “Così è a rischio la corretta esecuzione dei procedimenti”

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La giustizia calabrese arranca anche per colpa di strumenti che sembrano appartenere a un’altra epoca. A dirlo senza giri di parole è il procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, che lancia un allarme pubblico destinato a fare rumore. “Se venite in Procura noi combattiamo con i computer. Ad oggi, tra l’altro, ne abbiamo uno solo. Siamo a questo livello”. Un’affermazione che fotografa una realtà al limite del paradosso: uffici chiamati a gestire procedimenti complessi con hardware vecchio di dieci anni, ormai obsoleto e mai sostituito.

Tecnologia antiquata e procedimenti a rischio

Il problema, chiarisce Guarascio, non è episodico né circoscritto a Crotone. “Abbiamo computer antichi, vecchi di 10 anni, che non sono stati sostituiti. Quelli della nostra Procura sono problemi che hanno tutti i tribunali, sicuramente gran parte di quelli che conosco in Calabria”. Una situazione che incide direttamente sulla qualità e sull’efficacia dell’azione giudiziaria, rallentando il lavoro quotidiano di magistrati e personale amministrativo.

Processo penale telematico senza strumenti

L’emergenza si aggrava ulteriormente con l’introduzione del processo penale telematico, che richiede dotazioni informatiche adeguate per tutti gli operatori del sistema giustizia. “Manca la strumentazione necessaria per la corretta esecuzione dei procedimenti”, sottolinea Guarascio, “da un lato dobbiamo gestire la documentazione delle indagini e dall’altro fare i conti con il processo penale telematico, che impone computer sufficienti e idonei per tutti, anche per il personale amministrativo”.

L’appello: servono investimenti, non proclami

Il procuratore chiarisce che non si tratta di una presa di posizione politica, ma di una denuncia istituzionale. “Non vogliamo sostituirci al decisore politico”, afferma,
ma gran parte della magistratura, se non la totalità, sta denunciando che mancano gli investimenti nella giustizia, quelli che rendono possibile che il settore sia efficace e funzioni”.

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