Quattordici anni per ottenere giustizia. È il tempo che una collaboratrice scolastica ha dovuto attendere per vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni subiti durante l’attività lavorativa.
La vicenda nasce tra il 2009 e il 2010, quando la lavoratrice, incaricata di assistere un’alunna diversamente abile, subisce un infortunio nello svolgimento delle proprie mansioni. Secondo quanto poi accertato, quelle attività sarebbero state eseguite in violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
Nel febbraio 2011 viene depositato il ricorso contro il Ministero dell’Istruzione. Da quel momento comincia un percorso giudiziario destinato a trasformarsi in un caso simbolo della lentezza della giustizia italiana.
Dieci anni per una sentenza di rito
Il primo grado, davanti al Tribunale del Lavoro di Vibo Valentia, si conclude soltanto nel settembre 2021, dopo oltre dieci anni. Nel frattempo il fascicolo passa tra diversi magistrati della Sezione lavoro.
Ma dopo un’attesa lunghissima, il Tribunale non entra nemmeno nel merito della richiesta di risarcimento. Il ricorso viene dichiarato inammissibile per un presunto difetto di legittimazione passiva del Ministero. Secondo il giudice di primo grado, la causa avrebbe dovuto essere proposta contro il singolo istituto scolastico.
Una decisione che, di fatto, rischiava di cancellare dieci anni di processo.
La Corte d’Appello ribalta tutto
La svolta arriva nel giugno 2025. La Corte d’Appello di Catanzaro riforma integralmente la decisione di primo grado, accogliendo le argomentazioni difensive dell’avvocato Carmine Pandullo.
I giudici richiamano l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione: nelle controversie di lavoro riguardanti il personale scolastico, la legittimazione passiva spetta al Ministero dell’Istruzione e non al singolo istituto.
Corretto l’errore di diritto, la Corte entra finalmente nel merito, accerta la responsabilità del datore di lavoro e condanna il Ministero al risarcimento del danno. Un risarcimento arrivato solo pochi giorni fa, dopo quattordici anni dall’avvio della causa.
Ora la richiesta di indennizzo
La lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento del proprio diritto, ma resta il peso di un’attesa lunghissima. Per questo l’avvocato Pandullo ha già annunciato l’avvio della procedura per chiedere l’indennizzo previsto dalla Legge Pinto. “Ovviamente per la migliore tutela dei diritti della mia assistita – spiega il legale – sto già provvedendo a richiedere l’indennizzo per ogni anno eccedente secondo i dettami della Legge Pinto”.









