Il futuro della Procura della Repubblica di Vibo Valentia è già scritto, almeno nei tempi. E non saranno brevi. Con la promozione di Camillo Falvo a procuratore capo di Potenza, l’ufficio giudiziario vibonese si prepara a un lungo periodo di vacanza della guida, scandito dai passaggi – lenti e rituali – del Consiglio superiore della magistratura.
Una transizione che solleva interrogativi legittimi: chi guiderà la Procura, per quanto tempo, quando arriverà il nuovo procuratore. Domande che circolano non solo nei palazzi di giustizia, ma anche tra i cittadini di un territorio storicamente delicato sul piano della criminalità organizzata e non solo, dove la stabilità delle istituzioni giudiziarie non è mai un dettaglio.
Falvo a Potenza: questione di settimane
Il trasferimento di Camillo Falvo nel capoluogo lucano è ormai una certezza. La nomina è già stata deliberata dal Csm e il passaggio diventerà operativo non appena arriverà la ratifica con la firma del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un atto puramente formale, privo di incognite. Fino ad allora Falvo resterà a Vibo. La sua permanenza nell’ufficio al secondo piano del vecchio tribunale si prolungherà per almeno per un altro mese, assicurando continuità amministrativa e giudiziaria. L’addio ufficiale è fissato per aprile, mentre l’insediamento a Potenza dovrebbe avvenire non oltre il mese di maggio.
La reggenza interna e il ruolo di Iannazzo
Nel periodo di interregno, la guida della Procura sarà affidata a Concettina Iannazzo, sostituto procuratore con dieci anni di esperienza, chiamata a svolgere le funzioni di reggente e già titolare di alcune tra le inchieste più importanti istruite in questi anni. Iannazzo è oggi il pm con maggiore anzianità nell’ufficio, dopo la promozione alla Dda di Catanzaro di Filomena Aliberti, attualmente sostituto procuratore nel capoluogo regionale e applicata sul territorio lametino. Una soluzione interna, tecnica, prevista dall’ordinamento, ma che certifica un dato politico-istituzionale chiaro: Vibo Valentia resterà senza un procuratore capo titolare per un periodo lungo. Proprio com’era accaduto prima dell’insediamento di Camillo Falvo avvenuto nel 2019 dopo un lungo interregno portato avanti proprio da Filomena Aliberti.
Il “bollettone” del Csm e l’avvio dell’iter
Nei prossimi giorni è attesa la pubblicazione del cosiddetto “bollettone” del Csm, l’atto con cui verrà ufficialmente bandito il posto di procuratore della Repubblica di Vibo Valentia. Da quel momento si metterà in moto la macchina consiliare, con l’apertura dei termini per la presentazione delle candidature, l’acquisizione dei pareri dei Consigli giudiziari, l’istruttoria affidata alla Quinta Commissione, le audizioni degli aspiranti procuratori e, infine, la selezione, il passaggio in Plenum e la nomina definitiva. Un percorso complesso e articolato, spesso segnato da rallentamenti fisiologici e da dinamiche interne che allungano ulteriormente i tempi.
Tempi lunghi e un vuoto destinato a durare
Tempi che sono già stimabili: otto mesi, forse un anno intero. Tradotto: la Procura di Vibo resterà senza un procuratore capo titolare verosimilmente per tutto il 2026. Il nuovo procuratore non dovrebbe insediarsi prima del 2027, lasciando l’ufficio in una condizione di reggenza prolungata, fisiologica sul piano formale ma non priva di conseguenze operative e simboliche proprio perché Vibo Valentia non è una Procura qualsiasi. È un presidio giudiziario strategico, collocato in un territorio segnato da pressioni criminali, equilibri fragili e un carico di procedimenti che richiedono stabilità, autorevolezza e visione. Il trasferimento di Falvo apre una fase inevitabile, ma impone anche una riflessione più ampia: può una Procura così delicata permettersi lunghi vuoti di leadership? Per ora la risposta è nei fatti. E nei calendari del Csm.









