14 Agosto 2026
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Reddito di cittadinanza ai “fantasmi” e torte da 500 euro pagate con PostePay nel Vibonese: un indagato (NOME)

Le carte erano intestate a persone risultate inesistenti, ma sarebbero state utilizzate per oltre due anni tra Vibo, Pizzo, San Gregorio d’Ippona e Maierato. Il gip dispone il sequestro di 12.708 euro

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Due carte del reddito di cittadinanza intestate a soggetti inesistenti, decine di pagamenti eseguiti tra il 2021 e il 2023 e una lunga serie di acquisti in pasticceria, spesso per importi vicini ai 500 euro. È il percorso investigativo che ha condotto al sequestro preventivo disposto nei confronti di Michele Bonavota, 59 anni, di Sant’Onofrio. Il provvedimento è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vibo Valentia, Alessio Maccarrone, su richiesta presentata dalla Procura.

Le carte intestate a persone inesistenti

A Bonavota vengono contestati, allo stato delle indagini, i reati di ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito e di pagamento. Secondo l’impostazione accusatoria, il 59enne avrebbe acquistato o ricevuto due PostePay sulle quali erano state accreditate somme riconducibili al reddito di cittadinanza concesso a persone risultate inesistenti. La presunta truffa aggravata relativa all’ottenimento del beneficio pubblico è oggetto di un procedimento separato. L’indebito utilizzo delle due carte sarebbe avvenuto tra il 20 luglio 2021 e il 28 giugno 2023, attraverso acquisti di beni e servizi effettuati a Vibo Valentia, Pizzo, San Gregorio d’Ippona e Maierato. La somma contestata ammonta complessivamente a 12.708 euro.

L’inchiesta sul reddito di cittadinanza

L’indagine è stata condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Catanzaro, inizialmente impegnato a verificare la regolarità delle domande presentate per ottenere il sostegno economico. Le istanze riferite ai beneficiari inesistenti sarebbero state inoltrate attraverso alcuni intermediari. L’esame dei movimenti delle due PostePay ha poi aperto un nuovo fronte investigativo. Gli inquirenti hanno rilevato un utilizzo prolungato delle carte presso alcuni esercizi commerciali del territorio, con numerose operazioni concentrate nelle pasticcerie.

Ventidue pagamenti da circa 500 euro

In una delle carte i risultano 22 pagamenti, eseguiti tra settembre 2021 e giugno 2023, per importi generalmente vicini ai 500 euro e destinati a una nota pasticceria di Vibo Valentia. Incrociando le transazioni elettroniche con i dati fiscali presenti nel sistema Serpico, la Guardia di Finanza ha riscontrato alcune incongruenze tra i pagamenti registrati attraverso il Pos e le chiusure giornaliere di cassa.

Il primo febbraio 2023, per esempio, a fronte di un pagamento elettronico da 500 euro e di versamenti in contanti per 155 euro, la chiusura di cassa indicava 381 euro. Il 28 febbraio dello stesso anno risultavano invece un’operazione Pos da 500 euro e incassi in contanti per 818 euro, mentre la cassa riportava 405,16 euro.

Sulla seconda PostePay o, sono stati individuati 21 pagamenti elettronici tra luglio 2021 e giugno 2023. Anche in questo caso gli investigatori hanno segnalato difformità contabili. Il 20 luglio 2021, a un pagamento da mille euro la stessa pasticceria sarebbe corrisposta una chiusura di cassa pari a 667 euro. Nella stessa giornata, a fronte di un’operazione da 145 euro in un’altra pasticceria di Vibo, l’incasso giornaliero risultava di 67,73 euro.

Le torte regalate ai medici e il nome “Michele”

A indirizzare gli investigatori verso Bonavota sono state anche le dichiarazioni raccolte durante l’inchiesta. Uno dei titolari della pasticcerie vittima delle truffa ha riferito che le operazioni con la carta venivano effettuate mensilmente da un uomo alto, con gli occhiali, che si presentava con il nome di “Michele”. Un altro elemento è arrivato dagli accertamenti telefonici. Il numero associato alle operazioni commerciali risultava intestato a Michele Bonavota fin dal 19 agosto 2013, sulla base dei dati acquisiti dalla banca dati Vodafone.

La Guardia di Finanza è inoltre risalita ad alcuni destinatari delle torte attraverso le scritte personalizzate realizzate sui dolci. Si tratta di tre sanitari in servizio a Vibo che hanno confermato di aver ricevuto quelle torte in regalo da Bonavota dopo averlo avuto in cura. Il riconoscimento del cliente sarebbe stato confermato anche dai dipendenti della stessa pasticceria e per due di loro l’identificazione è avvenuta attraverso un’individuazione fotografica.

Transazioni per oltre 13mila euro

Al termine degli accertamenti, le operazioni complessivamente eseguite con le due carte sono state quantificate in 13.567,28 euro. La contestazione penale e il conseguente provvedimento di sequestro riguardano però la somma di 12.708 euro. Secondo il gip, dagli atti emergerebbe il fumus del reato di ricettazione, poiché Bonavota avrebbe avuto la disponibilità di strumenti di pagamento alimentati con denaro proveniente da una presunta truffa ai danni dello Stato. Per l’accusa di indebito utilizzo delle carte, il giudice richiama la giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo cui anche l’impiego di strumenti collegati a un’intestazione fittizia o ideologicamente falsa può integrare il reato, non essendoci il consenso di un titolare legittimo.

Il sequestro sui conti e, in alternativa, sui beni

Il Tribunale ha quindi disposto il sequestro preventivo diretto di 12.708 euro, da eseguire sulle somme eventualmente disponibili nei conti correnti, nei depositi bancari o tra le liquidità riconducibili all’indagato. Qualora il denaro non dovesse essere rinvenuto, il decreto autorizza il sequestro per equivalente di beni mobili, immobili o altre utilità appartenenti a Bonavota, fino al raggiungimento dello stesso importo. Il giudice ha motivato la misura richiamando sia il rischio di reiterazione delle condotte sia la necessità di preservare il profitto destinato a un’eventuale confisca. Il provvedimento ha natura cautelare ed è stato emesso nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni dovranno pertanto essere verificate nel successivo contraddittorio processuale, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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