23 Ottobre 2026
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Reggio, il latitante era in una comunità di recupero: blitz della Mobile, finisce la fuga (NOME – VIDEO)

Ricercato nell’operazione “Skyfall”, è stato bloccato in una struttura nella zona nord della città. La Procura di Milano gli contesta un traffico di oltre 3,5 tonnellate di cocaina dal Sud America per conto della cosca Barbaro “Castanu” di Platì

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Lo cercavano dal novembre dello scorso anno. Gli agenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria lo hanno trovato all’interno di una comunità di recupero dalle tossicodipendenze, nella zona nord della città, dove si era stabilito da poco per intraprendere un percorso di disintossicazione. Quando i poliziotti hanno circondato la struttura e sono entrati, il ricercato è stato riconosciuto e bloccato senza opporre resistenza. Si tratta di Antonio Barbaro, 42 anni, nato a Locri ma originario di Platì.

L’uomo, già gravato da precedenti penali, era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Milano nell’ambito dell’operazione antidroga “Skyfall”. Sottrattosi all’esecuzione del provvedimento, aveva fatto perdere le proprie tracce.

L’accusa: oltre 3,5 tonnellate di cocaina dal Sud America

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta dal Gico della Guardia di finanza, aveva coinvolto altri 28 soggetti, ritenuti a vario titolo implicati in un traffico di stupefacenti per conto dei clan Barbaro di Platì e Morabito di Africo.

Secondo la ricostruzione investigativa, l’arrestato sarebbe appartenente alla cosca Barbaro “Castanu” di Platì. La Procura milanese gli addebita un traffico di oltre 3,5 tonnellate di cocaina proveniente dal Sud America, che sarebbe stato gestito per conto del gruppo criminale.

Nei suoi confronti vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione di droga ai fini di spaccio e detenzione illegale di arma. Accuse sulle quali dovrà pronunciarsi l’autorità giudiziaria.

Le ricerche e i movimenti nella zona nord

La Squadra Mobile reggina aveva avviato le ricerche seguendo un’ipotesi precisa: dopo essere sfuggito alla cattura, l’uomo poteva essere tornato nella propria terra d’origine, cercando rifugio nel territorio reggino.

Gli investigatori della Sezione Antidroga hanno concentrato progressivamente gli accertamenti su alcune aree della provincia. Negli ultimi giorni, movimenti ritenuti anomali in una zona del capoluogo hanno indirizzato l’attenzione verso la periferia settentrionale della città.

È seguita un’attività di osservazione e appostamento, svolta con il costante coordinamento della Dda di Reggio Calabria, che ha portato a individuare la comunità quale possibile luogo di permanenza del ricercato.

L’irruzione e il sequestro del telefono

Gli agenti hanno circondato lo stabile e fatto irruzione, trovando l’uomo all’interno. Il riconoscimento e l’arresto sono avvenuti senza resistenza.

Gli accertamenti successivi hanno consentito di ricostruire il suo recente ingresso nella struttura con l’intenzione di affrontare un percorso di disintossicazione. Nel corso della perquisizione è stato sequestrato anche lo smartphone in suo possesso, che sarà sottoposto ad approfondimenti investigativi.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini: l’arresto e la misura cautelare non costituiscono un accertamento definitivo di responsabilità. Per l’indagato vale la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale condanna irrevocabile.

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