21 Settembre 2026
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Rimpiazzo, cade l’accusa di appartenenza al clan dei Piscopisani: assolti David, Farfaglia e La Bella

La Corte d’appello di Catanzaro li assolve "per non aver commesso il fatto". Revocata la confisca a Farfaglia. Pena rideterminata per La Bella e per altri due imputati. Ecco la sentenza completa

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Cade l’accusa di appartenenza al clan dei Piscopisani per Angelo David, Stefano Farfaglia e Benito La Bella. Così ha deciso la terza sezione penale della Corte d’appello di Catanzaro nell’appello-bis del processo sfociato dalla maxi operazione antimafia Rimpiazzo. Per tutti e tre è crollata l’accusa principale: associazione mafiosa. I giudici li hanna assolti “per non aver commesso il fatto”. Il verdetto arriva nel giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione e riguarda complessivamente cinque imputati. Oltre alle tre assoluzioni dall’accusa associativa, la Corte ha rideterminato le pene per Giuseppe Salvatore Galati e Michele Staropoli. Per La Bella, assolto dalla contestazione di partecipazione alla cosca, resta una condanna a 13 anni e 4 mesi di reclusione per il reato residuo. A decidere è stato il collegio presieduto da Antonio Battaglia, con i consiglieri Antonio Giglio e Carlo Fontanazza. Il termine fissato per il deposito delle motivazioni è di 90 giorni.

David e Farfaglia, dalle condanne a dieci anni all’assoluzione

Per Angelo David, di Piscopio, e Stefano Farfaglia, residente a San Gregorio d’Ippona, il nuovo giudizio ribalta l’esito sull’accusa di associazione mafiosa. Entrambi erano stati condannati a 10 anni di reclusione nel precedente processo d’appello, prima dell’annullamento con rinvio pronunciato dalla Suprema Corte. Ora i giudici li hanno assolti dal reato principale contestato a nei confronti di Farfaglia è stata inoltre disposta la revoca della confisca. Entrambi sono assistiti dall’avvocato Francesco Muzzopappa, del Foro di Vibo Valentia; Farfaglia è difeso anche dall’avvocato Antonio Rocco, del Foro di Lamezia Terme.

La Bella assolto dall’accusa di appartenere al clan

L’assoluzione dall’accusa di associazione mafiosa riguarda anche Benito La Bella, di Piscopio difesa dall’avvocato Walter Franzè al quale in Cassazione si sono aggiunti i colleghi Francesco Sabatino e Francesco Lojacono. La posizione di La Bella comprende però un’altra condanna. La Suprema corte aveva respinto il ricorso relativo all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, disponendo invece un nuovo giudizio sull’accusa di associazione mafiosa. Da qui la rideterminazione della pena di quattro mesi complessivi con il riconoscimento delle attenuanti generiche in equivalenza alle aggravanti contestate.

Galati, il precedente giudicato e la pena a dieci anni

Per Giuseppe Salvatore Galati, conosciuto come “Pino il ragioniere”, la Corte ha distinto due periodi della condotta associativa contestata. Per quello anteriore al 21 marzo 2011, i giudici hanno dichiarato non doversi procedere, perché quei fatti erano già stati oggetto di un giudizio definitivo nel procedimento “Crimine”. Per la condotta successiva al 21 marzo 2011, invece, la sentenza è stata confermata. Con il riconoscimento delle attenuanti generiche, la pena è stata rideterminata in 10 anni di reclusione, rispetto ai 12 anni del precedente appello.

Staropoli, assoluzione su un capo e pena ridotta

Per Michele Rinaldo Emilio Staropoli, la Corte ha pronunciato l’assoluzione per non aver commesso il fatto dal reato contestato al capo 42. Restano le condanne per altri due capi di imputazione unificati dal vincolo della continuazione. La pena è stata rideterminata in 6 anni e 10 mesi di reclusione, oltre a 1.700 euro di multa. Nel precedente giudizio d’appello era stato condannato a 7 anni e 2 mesi.

Il nuovo verdetto riguarda cinque posizioni

L’operazione “Rimpiazzo”, coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia, aveva colpito il clan dei Piscopisani e coinvolto anche esponenti del contrapposto clan Mancuso di Limbadi. Il passaggio odierno riguarda esclusivamente le cinque posizioni tornate davanti ai giudici d’appello dopo la Cassazione. Restano fuori da questo nuovo giudizio le condanne già confermate dalla Suprema Corte, tra le quali quelle a 28 anni e 3 mesi per Rosario Battaglia e a 8 anni per Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”. Condanne diventate definitive. La Corte ha infine condannato Galati, La Bella e Staropoli al pagamento delle spese del grado di giudizio in favore delle parti civili costituite: Regione Calabria, Provincia e Comune di Vibo Valentia e Associazione Antiracket di Vibo Valentia.

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