21 Settembre 2026
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Processo d’appello-bis contro il clan dei Piscopisani, condannati Sasha Fortuna e il pentito Raffaele Moscato

Arriva anche la sentenza della Corte d'appello di Catanzaro del filone abbreviato dopo la pronuncia della Cassazione. Ridotta la pena per gli altri due imputati di origine palermitana

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Un’assoluzione parziale, due pene rideterminate a quattro anni e mezzo e il riconoscimento della continuazione con precedenti condanne per altri due imputati. È l’esito dell’appello bis del troncone abbreviato di “Rimpiazzo”, il processo nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro contro il clan dei Piscopisani. La Terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro ha pronunciato oggi, 21 settembre 2026, la sentenza sulle quattro posizioni tornate davanti ai giudici di secondo grado dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione.

Per Gaetano Rubino e Giovanni Giardina la pena viene fissata in 4 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno, oltre a 20.333 euro di multa a testa. Per Sasha Rosario Andrea Fortuna la pena finale è di 18 anni, mentre per il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato è di 18 anni e 6 mesi. Queste ultime due pene comprendono anche reati già giudicati in altri procedimenti.

Rubino, assoluzione su un capo e pena ridotta

La Corte ha assolto Gaetano Rubino di Ficarizzi (provincia di Palermo) da un reato fine ed escluso un’aggravante prevista dalla normativa sugli stupefacenti rideterminando la pena per altri due capi di imputazione, unificati dalla continuazione, in 4 anni e 6 mesi, con una multa di 20.333 euro. Rispetto ai sei anni riportati nella precedente cronaca del giudizio d’appello, la riduzione è di un anno e mezzo. L’assoluzione riguarda quindi una singola contestazione. Cambiano anche le pene accessorie. I giudici hanno disposto l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, revocando quella perpetua e l’interdizione legale durante l’espiazione della pena detentiva.

Giardina, quattro anni e mezzo dopo l’esclusione dell’aggravante

La stessa pena detentiva e la stessa multa sono state stabilite per Giovanni Giardina di Palermo: 4 anni e 6 mesi di reclusione e 20.333 euro. Anche per lui la Corte ha escluso l’aggravante richiamata nel dispositivo e ricalcolato la sanzione per due capi di imputazione, riconoscendo il vincolo della continuazione. In precedenza aveva riportato una condanna a sei anni. Il nuovo verdetto comporta dunque una riduzione di diciotto mesi. Identica la revisione delle pene accessorie: interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, con revoca di quella perpetua e dell’interdizione legale durante l’esecuzione della pena.

Fortuna, diciotto anni comprendendo la condanna di Modena

Per Sasha Rosario Andrea Fortuna, la Corte ha riconosciuto la continuazione con il reato già giudicato dal Tribunale di Modena con sentenza divenuta irrevocabile. Il dispositivo stabilisce una pena aggiuntiva di otto mesi e indica in 18 anni di reclusione la pena finale. Il totale tiene quindi conto anche di quella precedente vicenda giudiziaria. Il 45enne di Vibo ma residente nel Bolognese era stato condannato a 17 anni e 4 mesi.

Moscato, il totale comprende altri due procedimenti

Anche per il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato il nuovo calcolo passa dal riconoscimento della continuazione con reati già giudicati. La Corte richiama due sentenze: quella pronunciata dalla Corte d’Appello di Catanzaro l’11 aprile 2014, definitiva dal 16 febbraio 2016, e quella del gup di Catanzaro del 28 ottobre 2016, irrevocabile dal 21 gennaio 2017. La pena aggiuntiva viene determinata in 7 anni e 4 mesi, mentre la pena finale complessiva è fissata in 18 anni e 6 mesi di reclusione.

Il ritorno in aula dopo la Cassazione

Il collegio, presieduto da Antonio Battaglia, con i consiglieri Antonio Giglio e Carlo Fontanazza, ha giudicato in sede di rinvio, riformando la sentenza pronunciata dal gup del Tribunale di Catanzaro il 19 febbraio 2021. Le quattro posizioni erano tornate in appello dopo la pronuncia della Cassazione del luglio 2025. Dopo quel pronunciamento sono diventate definitive le condanne di Giovanni Battaglia a 9 anni, Nazzareno Fiorillo a 11 anni, Rosario Fiorillo a 19 anni, Michele Fiorillo a 12 anni e Nazzareno Felice a 8 anni e 4 mesi.

Il collegio difensivo

Sasha Fortuna è assistito dagli avvocati Luigi La Scala e Gabriele Bordoni; Giovanni Giardina da Giuseppe Bagnato e Valerio Vianello Accorretti; Gaetano Rubino da Domenico La Blasca. Il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato è difeso dall’avvocata Annalisa Pisano.

L’inchiesta sul clan che sfidava i Mancuso

L’operazione “Rimpiazzo”, scattata il 9 aprile 2019, aveva portato al centro dell’indagine l’ascesa del gruppo criminale di Piscopio, frazione di Vibo Valentia. Secondo la ricostruzione accusatoria, il sodalizio puntava ad allargare la propria influenza nel capoluogo e nelle aree marine, entrando in contrasto con il potere dei Mancuso di Limbadi. L’inchiesta aveva ricostruito un sistema di estorsioni, armi e traffici di droga, con contestazioni che comprendevano anche usura, danneggiamenti e intestazioni fittizie di beni. Il procedimento si era poi articolato in due distinti tronconi, ordinario e abbreviato.

Le spese alle parti civili e le motivazioni attese

La Corte ha confermato nel resto la sentenza e disposto il pagamento delle spese del grado di giudizio in favore delle parti civili. Per Moscato sono indicate Chiaromonte srl, Regione Calabria, Provincia e Comune di Vibo Valentia e Associazione Antiracket di Vibo Valentia. Per Fortuna, Rubino e Giardina figurano gli stessi enti e l’associazione, senza la società Chiaromonte. Il dispositivo liquida 1.400 euro per ciascuna parte civile. Il termine per il deposito delle motivazioni è di novanta giorni.

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