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11 Maggio 2026
11 Maggio 2026
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Saulo, ‘ndrangheta e armi nel Crotonese: la Dda di Catanzaro chiede il giudizio immediato per 18 (NOMI)

La prima udienza dibattimentale contro capi e sodali delle cosche di Cirò Marina, Strongoli e Cariati si terrà il prossimo 19 marzo

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Associazione di tipo mafioso, estorsione, turbata libertà degli incanti, danneggiamento, ricettazione, detenzione di kalashnikov, fucili a pompa, bazooka, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Una sfilza di capi di imputazione contestati a capi e sodali delle cosche di ‘ndrangheta operanti nei territori di Cirò Marina, Strongoli e Cariati e su cui la Dda di Catanzaro ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per 18 indagati coinvolti nell’inchiesta Saulo, che ha portato lo scorso ottobre i carabinieri del comando provinciale di Crotone ad eseguire il provvedimento vergato dal gip Massimo Forciniti contenente 21 misure cautelari, di cui 18 in carcere e 3 all’obbligo di dimora. 

I nomi di coloro che vanno a processo subito

Saltano il filtro dell’udienza preliminare e vanno a processo Claudio Adorisio, 60 anni, di Cirò Marina; Francesco Amantea, 63 anni, di Cirò; Ercole Anania, 55 anni, di Cirò Marina; Francesco Cariati, 47 anni, di Cirò Marina; Luca Cariati, 43 anni, di Cirò Marina; Cataldo Cornicello, 46 anni; di Cirò Marina; Cataldo Cozza, 44 anni, di Cirò Marina; Giancarlo Dell’Aquila, 44 anni, di Cirò Marina;Orlando Genovese, 46 anni, di Crotone; Cataldo Miglio, 34 anni, di Strongoli;Enrico Miglio,73 anni, di Strongoli; Mario Morrone, 49 anni, di Cirò Marina; Francesco Murano, 70 anni, di Cirò Marina; Domenico Pace, 48 anni, di Crotone; Basilio Paletta, 50 anni, di Cirò; Vincenzo Giuseppe Pignola, 63 anni, di Cirò Marina; Amedeo Tesoriere, 51 anni, di Strongoli; Salvatore Tesoriere, 23 anni di Strongoli.

Duramente colpita dal maxi blitz “Stige”, la locale di ‘ndrangheta di Cirò, avrebbe continuato a mostrare imperterrita la sua forza per la presenza sul territorio in parte di alcuni veterani dell’organizzazione in stato di libertà, in parte di nuove leve sfuggite alle maglie della giustizia perché non ancora emersi i loro ruoli di affiliati. Dopo Stige al vertice del sodalizio subentra Luigi Vasamì, che avrebbe continuato a mantenere il suo quartier general a Cirò Superiore e che agisce in stretta sinergia con gli affiliati Giuseppe Cariati, Francesco Amantea, Giuseppe Romano. Sull’area di Cirò Marina si impongono le figure di Cataldo Cornicello e di Franco Cosentino, legati all’esponente di spicco Giuseppe Spagnolo alias “Peppe u banditu ”.

L’attenzione della Dda resta alta

Ma l’attenzione degli inquirenti sull’area cirotana, dopo Stige non si ferma. Vengono ricostruiti nuove e gravi illeciti che nel 2023 portano con il blitz “Ultimo Atto” ad un provvedimento cautelare nei confronti di 31 indagati del sodalizio criminale di ‘ndrangheta di Cirò e a quello subordinato di Strongoli. Poi arriva Saulo con cui la Dda il 14 ottobre scorso sferra un ennesimo duro colpo alla locale crotonese (LEGGI) e nelle cui carte emerge un segnale chiaro: cambiano gli uomini, ma non il meccanismo di controllo sul territorio, che trova conferma nella necessità di arraffare denaro da canalizzare per il sostentamento delle famiglie dei numerosi affiliati detenuti o di quelli liberi attivi. E ancora nell’alimentare nuovi progetti criminali, esprimendo in maniera sempre più esplicita le capacità criminali e intimidatorie che, iniziano con l’ostentazione della mera presenza fisica sul territorio, per poi sfociare, ancora una volta, nel racket delle estorsioni.

Il nuovo quartier generale

Oltre al materiale intercettivo rilevato, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Aloe, consentono di ritenere provati, secondo il giudice firmatario dell’ordinanza, elementi significativi dell’ultrattività del sodalizio, il ruolo di Basilio Paletta, promotore e organizzatore della locale di‘ndrangheta di Cirò, facente capo alla cosca “Farao-Marincola” e il nuovo assetto organizzativo. In particolare la stretta collaborazione che questi ha avuto con i partecipi del sodalizio Franco Murano e Claudio Adorisio, la gestione della bacinella, il reperimento di risorse per le famiglie dei sodali e le spese di giustizia, i rapporti con esponenti delle consorterie limitrofe per la gestione del territorio. In particolare Murano, per la Dda, è il collante tra Paletta e gli addetti alle attività estorsive mediante un diretto collegamento con quest’ultimo, che all’occorrenza viene chiamato per essere presente al nuovo quartier generale del sodalizio: gli uffici dell’Autosalone di via Mandorleto di Murano, il luogo deputato agli incontri del sodalizio, dopo la scoperta da parte degli inquirenti con l’operazione “Ultimo Atto” dell’ex base operativa del sodalizio nel negozio di Autoricambi dei fratelli Morrone.

“Mettiamo in testa che dobbiamo fare soldi”

 Sull’ammanco nella bacinella, il collaboratore di giustizia Gaetano Aloe dichiara di averne stato informato da Paletta, andato da lui per esternargli che mancavano soldi e stupefacenti. Paletta cerca di ottenere informazioni sulla vicenda anche da altri familiari e il giorno successivo si presenta di nuovo al cospetto di Aloe, gli comunica che la bacinella della locale è pressoché vuota, al suo interno soltanto cinquemila euro e cinque chili di cocaina, precisando la necessità di rimettersi in carreggiata per colmare le carenze della bacinella, arricchendola ulteriormente: “Ho trovato cinquemila euro e cinque chili di cocaina.Questa è tutta la ricchezza della ‘ndrangheta di Cirò” mi ha detto. “Ora vediamo, mettiamoci in testa come dobbiamo fare soldi. Hai capito?”. Inoltre, sullo stupefacente, il collaboratore puntualizza che quei cinque chili di narcotico non erano una risorsa bensì un debito che andava saldato: “la cocaina rappresenta i debiti con certe persone di Plati”. 

Il padrone della cassa

La gestione della cassa, in quel momento storico, a detta del collaboratore di giustizia, spettava a Paletta, dichiarando di non conoscerne la collocazione fisica, supponendo che questi potesse celarla nelle varie abitazioni, anche disabitate, nella sua disponibilità a Cirò Superiore. Ricorda che a casa di Giuseppe Cariati i militari, avevano trovato un quaderno con dei dati contabili afferenti entrate e uscite della cosca: “Dico questo perché, prima dell’ultimo blitz che avete fatto su Cirò, a febbraio, i responsabili (ndr della cassa) erano Peppe Cariati e Ciccio Amantea, fra gli altri. Ovviamente, arrestati loro, dovevamo notiziare i paesi collegati con la nostra locale su chi sarebbe stato responsabile per Cirò e Paletta così ha fatto… Considerate che dopo l’arresto di Peppe Cariati, il figlio ci ha consegnato un foglio dove sono annotate tutte le attività in corso della locale cirotano e sulla base di questo foglio Basilio negli ultimi giorni si stava regolando per comprendere in che misura è stata gestita la “bacinella” della cosca“.

Il collegio difensivo 

 La prima udienza dibattimentale è prevista davanti al Tribunale collegiale di Catanzaro il prossimo 19 marzo e gli avvocati difensori Vincenzo Cicino Mario Bombardiere, Gianni Russano, Mariano Salerno, Luigi Scaramuzzino, Francesco Bastone, Francesco Chiarello, Sergio Rotundo, Giovanni Sipoli, Mario Lucente, Antonio Galati, Domenico Sirianni, Francesco Sirianni tenteranno di smontare le ipotesi di accusa.

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