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2 Aprile 2026
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Scuole, appalti e presunte tangenti: indagato anche l’ex vicepresidente della Provincia di Crotone Fabio Manica

Secondo l’accusa, Manica e altri avrebbero pilotato l’assegnazione di piccoli appalti per l’edilizia scolastica verso professionisti “vicini”, ottenendo in cambio una restituzione di parte dei compensi su conti legati a una società ritenuta una “cassaforte occulta”

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Un sistema articolato di presunte tangenti e appalti pilotati emerge dall’inchiesta “Teorema” condotta dalla Guardia di finanza di Crotone. Sono 20 gli indagati, a vario titolo, per associazione per delinquere, corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico. Al centro dell’indagine figura Fabio Manica, consigliere comunale di Forza Italia ed ex vicepresidente della Provincia, che fino a pochi giorni fa ne ricopriva anche il ruolo di presidente facente funzione.

Gli investigatori del Nucleo Mobile avrebbero ricostruito una fitta rete di contatti, documentata attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, sviluppata tra il 2023 e il 2025 sotto il coordinamento della Procura guidata da Domenico Guarascio, con la pm Rosaria Multari.

Il presunto meccanismo: soldi pubblici e società “ombra”

Secondo l’accusa, Manica e altri avrebbero gestito l’affidamento di appalti sotto soglia per edilizia scolastica a professionisti ritenuti “vicini”. In cambio, una parte dei compensi sarebbe stata retroversa su conti riconducibili a una società formalmente intestata a terzi ma considerata dagli inquirenti una “cassaforte occulta”.

Una triangolazione finanziaria costruita per mascherare flussi illeciti”, si legge negli atti, attraverso cui i fondi venivano trasferiti a una società di consulenza creata ad hoc, giustificati da fatture per operazioni inesistenti. Il denaro, secondo la ricostruzione investigativa, finiva infine su una carta di credito che sarebbe stata utilizzata direttamente dal politico.

Misure cautelari e interrogatori preventivi

Per Manica e altri quattro indagati per corruzione, la Procura aveva chiesto misure cautelari restrittive. Il Gip, però, ha disposto per ora inviti a rendere interrogatorio preventivo, passaggio che precede eventuali decisioni più incisive. “Un quadro indiziario che necessita di ulteriori approfondimenti difensivi”, è la motivazione alla base della scelta del giudice.

Perquisizioni e sequestri

L’operazione ha visto impegnati 80 finanzieri in 16 perquisizioni, tra uffici pubblici, studi professionali e abitazioni private tra Calabria ed Emilia-Romagna. Sequestrati beni per circa 400 mila euro, tra cui:quote e disponibilità di cinque società; immobili; conti bancari; autoveicoli

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