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25 Febbraio 2026
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Sequestrata e uccisa per conto della ’ndrangheta: confermato il carcere a Calabrò per l’omicidio Mazzotti

Dopo l’ergastolo, la Corte di Como rinnova la custodia cautelare. Calabrò aveva una posizione di vertice nel clan e influenze criminali anche negli ambienti sportivi milanesi

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La Corte d’Assise di Como ha rinnovato la custodia in carcere per Giuseppe Calabrò, condannato all’ergastolo il 4 febbraio insieme a Demetrio Latella, 71 anni, per l’omicidio di Cristina Mazzotti, 18 anni, sequestrata la sera del 30 giugno 1975 a Eupilio (Como) per conto della ‘ndrangheta. La Corte si è dichiarata competente sul reato di omicidio volontario aggravato, confermando la gravità dei fatti e l’esigenza di custodia cautelare.

Il fermo della Dda di Milano

Calabrò era stato fermato il 7 febbraio dalla Squadra Mobile della Polizia su richiesta dei pm della Dda di Milano: Paolo Storari, Pasquale Addesso e Stefano Ammendola. L’ordinanza era stata firmata dalla gip Giulia Marozzi, e ora confermata dai giudici comaschi per garantire la continuità della misura cautelare.

Profilo criminale di Calabrò

Secondo il gip, Calabrò è un “invisibile” della ’ndrangheta, apparente tranquillo ma con un valore criminale elevato. È considerato un affiliato in posizione apicale e sovraordinata rispetto agli altri membri. Il suo nome era emerso anche nell’inchiesta milanese “Doppia Curva” sugli ultras di San Siro, confermando la sua influenza criminale sul territorio.

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