Un commerciante pachistano resiste alla richiesta di sovrapprezzo sull’affitto del suo mini market e da qui inizia una persecuzione durata 62 giorni: merce presa senza pagare, minacce di fuoco, inviti a estrarre la pistola e l’agguato finale sotto casa con due pugni in faccia. “Domani vengo e ti sparo… vedi che succede domani”. Nelle carte dell’ordinanza, il gip distrettuale del Tribunale di Catanzaro Massimo Forciniti passa in rassegna l’incubo di un 32enne, pachistano, residente a Crotone: il contratto registrato dice 200 euro al mese di canone. Per Stefano Liotti, proprietario dell’immobile non bastano, ne vuole altri 200, in contanti, non dichiarati, ma la vittima non sottostà alle richieste e parte la spedizione punitiva. E’ il 10 luglio 2026 quando Antonio Ciampà si presenta nell’esercizio commerciale con due donne, preleva merce per 180 euro e va via senza pagare. La Postepay che lascia è vuota. Due, tre giorni dopo soggetti non identificati entrano nel negozio e urlano contro il pachistano e la moglie: “Te ne devi andare”, “se non te ne vai ti rompo tutto e ti do fuoco al negozio”. Il 16 luglio un soggetto conosciuto come “Chaco” lo avvicina e lo avverte che lo cerca la “mafia” e che Liotti sarebbe andato a parlare con persone di “Papanice”.
Il 17 luglio Ali Amjad si presenta al fast food di cui è titolare sempre la vittima e, dopo aver intimato di restituire la carta Postepay consegnata ai Carabinieri, lo minaccia di fargli “rompere la faccia da qualcuno”. Il 4 agosto 2026 Francesco Vallone intima di liberare il mini market, la vittima precisa di pagare regolarmente il canone registrato e Vallone, con tono minatorio: “aspettami qui che ora torno” e ritorna davvero, dopo un’ora, a bordo di un’auto condotta da Antonio Ciampà che chiede se è il proprietario del mini market, alla risposta positiva lo invita a uscire e gli dice: “ti faccio fumare la testa”. Poi rivendica il territorio: le controversie tra cittadini di Crotone le risolve lui: il pachistano ha avuto un comportamento scorretto con Liotti e ora deve pagare. La vittima prova ad allontanarsi, intimorito. Vallone gli sbarra la strada, rincara la dose e, rivolgendosi a Ciampà, lo invita a estrarre la pistola. L’8 agosto 2026, due giorni dopo la denuncia querela del pachistano, Ali Amjad torna davanti al fast food, fissa lo sguardo sulla vittima e sbatte un libro con violenza contro il muro di un negozio di fronte. È un avvertimento.
“Domani vengo e ri sparo”
Il 9 settembre Liotti arriva davanti al mini market con un gruppo, tra cui Franco Valerio, e indica la vittima: “E’ lui?”. Nel pomeriggio lo trovano nell’altro esercizio commerciale, Liotti lo aggredisce verbalmente intimandogli il pagamento del residuo in nero, ma il pachistano con coraggio chiama le Forze dell’ordine e mentre è al telefono con il centralino, dal gruppo si stacca Franco Valerio, si avvicina, mima il gesto di impugnare una pistola e di sparare e gli urla: “Domani vengo e ti sparo”… “Al tuo paese fai così… non paghi… perché non paghi… perché non dai”…”Domani vengo e ti sparo… vedi che succede domani”. L’epilogo il 10 settembre: Leonardo Berlingieri a bordo della sua Fiat 600 nera, con un altro soggetto non identificato, si apposta nei pressi dell’abitazione della vittima, ne attende il rientro e, alla vista della vittima, lo colpisce con due pugni al volto mentre sta per entrare in casa.
“I conti non sono questi, non fare il furbo“
L’inchiesta nasce in seguito alla denuncia della vittima che confessa agli investigatori il contrasto tra lui e Stefano Liotti sulle somme da corrispondere per l’affitto. Il contratto registrato prevede 200 euro al mese e Liotti ne pretendeva altri 200 in contanti, in nero, portando il totale a 400 euro al mese. La vittima dichiara di aver accettato all’inizio, per far lavorare la moglie, e di aver pagato tutto, 400 euro, da dicembre 2025 a marzo 2026. Poi le entrate calano. Da aprile non riesce più a sostenere la quota extra. Liotti inizia a sollecitare anche la maggiorazione non prevista dal contratto. Le chat WhatsApp del 29 e 30 giugno 2026, acquisite tramite screenshot dimostrano che Liotti chiede il pagamento di “tutto” quanto da lui preteso, altrimenti minaccia l’avvio dello sfratto. Quando la vittima gli chiede un Iban per fare il bonifico, Liotti risponde: “Non ho IBAN paghi come hai sempre fatto e assolutamente tutto entro venerdì” e allora invia un vaglia postale di 800 euro, corrispondente a aprile, maggio, giugno, luglio, calcolati a 200 euro ciascuno, come da contratto. Liotti rifiuta: “Lo respingo non lo accetto. I conti non sono questi. Non fare il furbo”. Secondo quanto appreso inizialmente dalla moglie, Antonio Ciampà si presenta al minimarket insieme a due donne.
La minaccia di “parlare con quelli di Papanice per fargliela pagare”
Prelevano merce per 180 euro e tentano di pagarla con una carta prepagata priva di provvista. La transazione fallisce, ma loro cercano di andarsene con la merce. La moglie della vittima riesce a trattenerne una. Nel frattempo il pachistano chiama i Carabinieri e consegna loro la carta. L’altra donna resta in negozio e poi scappa prima dell’arrivo dei militari. Altri tre soggetti non identificati raggiungono l’esercizio. Uno si avvicina, gli altri due restano a distanza, e intima il 32enne di lasciare il locale: “Te ne devi andare” e “Se non te ne vai ti rompo tutto e ti do fuoco al negozio”. Poi lo avvicina un soggetto conosciuto come “Chaco”, di cui non fornisce le generalità complete. Lo mette in guardia, come poi scriverà nella denuncia querela del 6 agosto: “Questa persona mi riferiva che mi cercava la ‘mafia’ e di stare molto attento. Tutta la ‘mafia’ mi sarebbe venuta a cercare per i problemi che ho avuto con Stefano Liotti”. E aggiunge un dettaglio che per la Dda è fondamentale: “Questo ‘Chaco’ mi avrebbe avvertito che Liotti sarebbe andato a parlare con delle persone di ‘Papanice’ per farmela pagare“. Parole che, come riportato nell’ordinanza, prospettano l’intervento di soggetti evocati come appartenenti alla “mafia”, alimentando il timore che la controversia con Liotti lo esponesse a ritorsioni della criminalità organizzata locale. Nella denuncia la vittima riconosce in foto Ciampà, Vallone e Ali Amjad e scrive: “Temo per la mia incolumità e soprattutto per quella di mia moglie perché so bene che Ciampà, Alì e Vallone fanno parte della ‘mafia’ di qua. Lo so perché sono molti anni che vivo a Crotone e anche i cittadini residenti lo sanno bene. Temo che possano uccidere me e mia moglie”.














