19 Ottobre 2026
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Morte David Rossi, lo sgomento della famiglia per i nomi diffusi: “No a condanne mediatiche, vogliamo la verità”

Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi ribadiscono l’apprezzamento per il lavoro della Commissione, ma attraverso il loro legale Carmelo Miceli chiedono verifiche della magistratura su ogni pista e il rispetto dei diritti di tutte le parti

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“La famiglia non si accontenta di verità proclamate attraverso i media”. Dopo i nomi e i presunti ruoli indicati dal presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Gianluca Vinci, i familiari di David Rossi chiedono che gli elementi raccolti siano sottoposti alla verifica della magistratura, nel rispetto del contraddittorio e delle garanzie di tutte le persone coinvolte. A esprimere la loro posizione è l’avvocato Carmelo Miceli, difensore di Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi. Nella nota il legale ribadisce l’apprezzamento delle sue assistite per il lavoro della Commissione e, allo stesso tempo, il loro “sgomento” per le notizie sulla presunta individuazione di mandanti ed esecutori.

L’apprezzamento per la Commissione e la richiesta di verifiche

La famiglia conferma il proprio sostegno alle attività dell’organismo parlamentare, che, secondo quanto affermato nella nota del difensore, hanno “dimostrato scientificamente come la morte di Rossi sia avvenuta in conseguenza di un omicidio”, confermando la posizione sostenuta da anni dai familiari e dai loro consulenti. Sull’attribuzione delle responsabilità, però, chiede un rigoroso accertamento giudiziario. “La valutazione sull’attendibilità o meno delle testimonianze e dei nomi emersi non spetta alle cronache, ma deve essere rimessa unicamente alla magistratura”, dichiara Miceli.

La presa di posizione segue le comunicazioni con cui Vinci ha indicato Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli come presunti coinvolti, con ruoli diversi, in un’azione intimidatoria ai danni dell’ex responsabile della comunicazione di Mps. Il presidente ha annunciato l’invio degli atti alla Procura e precisato che “non si tratta di soggetti indagati”.

Il rischio di condanne sommarie e mediatiche

I familiari non escludono preventivamente alcuna ipotesi investigativa, compresa una possibile pista interna. Chiedono che ogni indicazione venga verificata nelle sedi competenti. “Tuttavia, non si può in alcun modo accettare il rischio di una condanna sommaria e mediatica”, afferma il legale. Miceli pone anche un’altra questione: l’eventuale inattendibilità di un singolo elemento o di un testimone, sostiene, non può compromettere il complesso degli accertamenti svolti. Va quindi “fermamente respinta l’idea che l’eventuale inattendibilità di singoli elementi o testimoni possa inficiare o compromettere l’enorme mole di lavoro e di risultanze oggettive accumulate in questi anni”.

L’appello alla magistratura su ogni pista e movente

Per il difensore, la gravità delle dichiarazioni di Vinci impone “un rigoroso vaglio dell’Autorità giudiziaria”, che nella nota viene definita “per troppo tempo unica vera assente di questa drammatica vicenda”. Tognazzi e Orlandi chiedono che le risultanze della Commissione siano indagate da una Procura della Repubblica, “nel pieno rispetto del contraddittorio e dei diritti di tutte le parti coinvolte”.

Nella prospettiva indicata dalla famiglia, che considera accertata la natura omicidiaria della morte, gli approfondimenti dovrebbero riguardare ogni possibile pista e movente. Le nuove indicazioni, spiega Miceli, vanno integrate nel quadro complessivo degli elementi già emersi.

La richiesta dei verbali e di un processo giusto

Prima della nota, il legale aveva annunciato di avere chiesto l’acquisizione dei verbali nella loro parte pubblica: “Ci riserviamo di leggere i verbali quando saranno disponibili”, aveva dichiarato, auspicando di poterli ottenere presto. La richiesta conclusiva dei familiari è quella di un processo giusto, secondo i principi dell’articolo 111 della Costituzione, nel quale poter esercitare le proprie prerogative di persone offese. “La famiglia non si accontenta di verità proclamate attraverso i media”, ribadisce Miceli. Chiede che sia “solo un’aula giudiziaria a individuare e condannare i veri responsabili dell’omicidio”.

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