C’è una sera d’estate, a Mileto, che torna oggi nelle carte della Procura. È il 24 giugno 2024, quando in una frazione silenziosa, San Giovanni, sei colpi di fucile squarciano la calma della notte. A distanza di sedici mesi da quella sparatoria, la Procura di Vibo Valentia ritiene di avere un quadro chiaro: due giovani del posto, Rosario Galati, 21 anni, e Salvatore Rocco La Tassa, 23 anni, entrambi residenti a Mileto, avrebbero agito insieme, armati di un fucile semiautomatico Beretta poi risultato rubato. Una scena che, secondo l’accusa, si sarebbe consumata davanti all’abitazione di G. M., bersaglio di minacce e colpi esplosi a scopo intimidatorio e individuato come persona offesa. Accuse messe nero su bianco dal sostituto procuratore Maria Barnabei che ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Le ipotesi accusatorie della Procura
Secondo l’impostazione della pubblica accusa i due giovani avrebbero agito in concorso morale e materiale, portando in luogo pubblico un fucile semiautomatico Beretta calibro 12, risultato in seguito oggetto di furto denunciato nel 2010 a Casteggio, in provincia di Pavia. L’arma sarebbe stata dapprima recuperata da un nascondiglio di campagna e successivamente utilizzata nei pressi dell’abitazione della persona offesa, contro la quale La Tassa avrebbe esploso diversi colpi, anche in direzione dell’edificio e dell’autovettura parcheggiata, una Volkswagen Golf di colore grigio.
Secondo quanto emerge dall’avviso, alcuni proiettili avrebbero raggiunto le pareti interne dell’abitazione, provocando danni strutturali e lesioni lievi alla vittima, giudicate guaribili in tre giorni. L’accusa ritiene che le condotte descritte configurino i reati di porto e detenzione illegale di arma da fuoco, minaccia aggravata dall’uso delle armi, danneggiamento e lesioni personali, con ulteriori aggravanti per l’uso di un’arma da guerra e per la presunta premeditazione. Nei confronti di La Tassa viene inoltre ipotizzata la violazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale, poiché già sottoposto a provvedimento emesso dal Tribunale di Catanzaro, e la ricettazione del fucile, risultato rubato.
Il diritto alla difesa e la presunzione d’innocenza
Con la notifica dell’avviso, gli indagati vengono formalmente informati della chiusura della fase istruttoria e dei diritti di difesa loro garantiti dalla legge. Entro venti giorni dalla notifica potranno presentare memorie difensive, produrre documenti, chiedere di essere interrogati o sollecitare ulteriori accertamenti prima che la Procura di Vibo proceda con l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. L’avviso di conclusione indagini rappresenta l’atto con cui la Procura comunica di aver completato la propria attività investigativa e di ritenere sussistenti elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio.









