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22 Maggio 2026
22 Maggio 2026
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Strage del Raganello, il sindaco di Civita dopo la condanna: “Mi sento il Tortora dei sindaci italiani”

Alessandro Tocci rompe il silenzio dopo la sentenza sulle morti nelle Gole del Raganello: “Condanna ingiusta, siamo stati lasciati soli davanti a responsabilità enormi”

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Dopo la condanna a 4 anni e un mese nel processo per la tragedia delle Gole del Raganello, il sindaco di Civita, Alessandro Tocci, attacca duramente la sentenza del Tribunale di Castrovillari e parla di una decisione “ingiusta e non condivisibile”.

Parole pesanti, pronunciate subito dopo il verdetto, nelle quali il primo cittadino si dice abbandonato dalle istituzioni e schiacciato dal peso delle responsabilità: “Per un secondo mi sento il Tortora dei sindaci italiani”.

“Da cittadino dico che è una sentenza ingiusta”

Tocci distingue nettamente il ruolo istituzionale da quello personale. “Da uomo dello Stato devo rispettare la sentenza – ha dichiarato – ma da cittadino libero posso dire che la considero ingiusta”. Il sindaco contesta soprattutto il mancato confronto tecnico tra i consulenti della Procura e gli esperti nominati dalle difese, un passaggio che secondo lui sarebbe stato decisivo per chiarire la prevedibilità dell’evento che provocò la morte di dieci escursionisti nelle gole del torrente Raganello.

Lo scontro tecnico: “Evento eccezionale o prevedibile?”

Al centro della polemica c’è il nodo della prevedibilità dell’ondata improvvisa che travolse il canyon nel 2018. Secondo Tocci, numerosi professionisti ascoltati nel processo – tra cui l’ex capo della Protezione civile Angelo Borrelli – avrebbero definito il fenomeno un evento eccezionale, con tempi di ritorno stimati tra i 400 e i 1000 anni. Di parere opposto i consulenti tecnici della Procura, che invece avrebbero classificato il fenomeno come prevedibile e con un tempo di ritorno di appena 15 mesi.

“Sindaci dei piccoli Comuni lasciati soli”

Il primo cittadino di Civita allarga poi il discorso al ruolo degli amministratori locali nei piccoli centri, descrivendoli come “vasi di coccio fra vasi di ferro”. “Questa vicenda segna me, la mia amministrazione e tutta la comunità di Civita”, ha detto Tocci, parlando di otto anni vissuti sotto il peso dell’accusa.

La frase choc: “Come si ferma l’acqua con le mani?”

Tra i passaggi più forti del suo sfogo, il sindaco ha ricordato una frase pronunciata da un tecnico coinvolto nella vicenda: “Come potevo fermare l’acqua che arrivava da un altro Comune, con le mani?”. Parole che Tocci rilancia per sostenere la propria tesi: l’evento sarebbe stato impossibile da gestire o prevenire nelle condizioni in cui si verificò.

“Andremo in Appello e Cassazione”

Il sindaco annuncia battaglia legale e conferma il ricorso nei successivi gradi di giudizio. “Sono con la coscienza a posto – ha dichiarato – e andremo sicuramente in Appello e in Cassazione”. Poi il paragone destinato a far discutere: “Non voglio paragonarmi alla vicenda Tortora, ma per un secondo mi sento il Tortora dei sindaci italiani, lasciati soli e pieni di responsabilità”.

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