Il processo sulla tragedia di Steccato di Cutro procede con un ritmo serrato e riporta al centro dell’aula uno dei nodi più delicati del naufragio del caicco Summer Love: la catena delle comunicazioni, i protocolli operativi e il confine tra attività di polizia e intervento di soccorso. Calabria7 ha intervistato l’avvocato Giuseppe Di Renzo, difensore di uno dei militari della Guardia di Finanza imputati nel procedimento. La sua è una posizione chiara: nessuna responsabilità individuale, nessuno scostamento dai protocolli e una ricostruzione accusatoria che, secondo la difesa, sarebbe stata progressivamente indebolita dal dibattimento.
Avvocato Di Renzo, a che punto è arrivato davvero questo processo? Dopo le ultime testimonianze, la sua impressione è che in aula si stia ricostruendo con chiarezza la catena degli eventi o che ci siano ancora zone d’ombra decisive?
“Il processo procede a tappe forzate con un’istruzione dibattimentale serrata. Il Tribunale giudicante ha, correttamente, imposto un ritmo sostenuto alla vicenda processuale ed il dibattimento sta ricostruendo con precisione lo svolgimento degli eventi cancellando ogni dubbio. L’esplorazione del dato probatorio sta destrutturando a mio sommesso avviso la ricostruzione accusatoria.”
In aula è emerso più volte il tema del cosiddetto rimpallo di responsabilità tra Guardia di Finanza, Guardia Costiera e altri apparati dello Stato. Dal punto di vista della difesa, quella notte ci fu davvero un vuoto di coordinamento oppure si sta cercando di scaricare sui singoli militari responsabilità più ampie?
“Le dirò ciò che penso con estrema franchezza. Non ritengo che vi sia stato un vuoto di coordinamento o che vi sia un tentativo più o meno consapevole di scaricare sui singoli militari responsabilità latamente più ampie o politiche. Dubito – e sono certo che la sentenza consoliderà questa mia posizione – che vi siano responsabilità e che queste responsabilità abbiano prodotto l’evento. Ritengo anche – e la condotta processuale lo dimostra – che nessun beneficio al singolo possa derivare dalla individuazione ad opera della difesa di responsabilità altrui. Ritengo, piuttosto, che difendersi addossando responsabilità ad altri sia potenzialmente elemento sintomatico di una qualche debolezza ricostruttiva.”
Secondo l’ex comandante della Capitaneria di Crotone, la Guardia Costiera avrebbe saputo troppo tardi che il caicco era in pericolo. Alla luce degli atti e delle indagini difensive, questa ricostruzione regge oppure ci sono elementi che raccontano una storia diversa?
“Dissento dalle valutazioni in parte qua espresse dal comandante della Capitaneria di Porto di Crotone. Il flusso informativo ha riguardato la Capitaneria di porto nella identica dimensione e tempistica di quello della GDF. Gli uomini e i mezzi della GDF (il dato è acclarato processualmente) hanno cercato di raggiungere il target, fatto questo impedito da proibitive ed eccezionali condizioni meteo-marine. I protocolli operativi prevedono che per qualificare un evento (SAR o Law enforcement) sia necessario in buona sostanza il contatto visivo unitamente ad altri elementi, tra cui le condizioni meteo marine. Segnalo che il caicco navigava con vento di poppa ad una velocità di sei nodi e che aveva ed ha percorso un lunghissimo tratto di mare, arenandosi a pochi metri dalla battigia. Navigavano, quindi, in modo assolutamente corretto.”
Lei difende uno dei finanzieri imputati. Cosa dicono, secondo la vostra lettura, le risultanze delle indagini difensive su quella tragica notte? I militari della Guardia di Finanza avevano realmente gli elementi per capire che si trattasse già di un’emergenza di soccorso e non di un’attività di polizia?
“La Guardia di Finanza non disponeva di elementi concreti per qualificare l’evento o dedurre che si trattasse di un’emergenza che necessitava soccorso. Il sistema radar ha battuto il target solo alle ore 03:50 circa del 26.02.2023. la sala operativa del Roan si è comportata in modo ineccepibile, trasmettendo tempestivamente tutte le informazioni di cui si disponeva.”
Uno dei nodi centrali riguarda il momento in cui l’operazione avrebbe dovuto cambiare natura: da attività di contrasto all’immigrazione irregolare a intervento Sar, cioè di ricerca e soccorso. Secondo la difesa, quando e da chi doveva essere presa quella decisione?
“Non è così semplice stabilire chi e come poteva prendere quella decisione, anche perché dipende da molti fattori. Le segnalo, tuttavia, nuovamente, che il caicco navigava ad una velocità accettabile ed ha raggiunto senza particolari problemi la costa italiana. Se vuole il mio parere, il nesso causale del naufragio è da ricondursi alla disgraziata virata degli scafisti, che con tale azzardata manovra hanno, a pochi metri dalla riva, fatto incagliare l’imbarcazione che poi le onde del mare hanno squassato.”
Avvocato, questo processo nasce da una tragedia enorme, con decine di vittime e un fortissimo impatto sull’opinione pubblica. È convinto che alla fine emergerà la verità processuale su quanto accaduto o teme che il dibattimento resti schiacciato tra dolore, pressione mediatica e ricerca di colpevoli?
“Il rischio è che il battage mediatico e la drammaticità dell’evento potessero incidere sul sereno accertamento della verità. Questo era il dubbio iniziale, che, tuttavia, l’andamento concreto del dibattimento e la serenità decisoria del Collegio hanno escluso. La sentenza accerterà precisamente la portata delle singole condotte in valutazione. Mi permetto, ora, di ringraziare Lei caro Direttore ed il suo Giornale per l’occasione che assicura ad uno dei Difensori di esternare le proprie convinzioni, che sono diametralmente opposte a quelle paventate da una certa stampa espressione di una parte politica che tende ad astrarre le responsabilità processuali ed a ricollegarle all’attuale Governo.”
C’è poi un tema di trasparenza. Telecamere e persino Radio Radicale non possono seguire il processo. Ritiene comprensibile questa scelta per ragioni processuali o pensa che, davanti a una vicenda di tale rilevanza pubblica, sarebbe stato necessario garantire una maggiore apertura all’informazione?
“Guardi, io sono stato tra quelli che ha avversato la richiesta delle telecamere in aula. Ritengo di essere coerente in questo, in quanto l’ho fatto anche nell’ambito di altri grandi procedimenti. La ratio di tale posizione è quella di riservare la verginità decisoria del Tribunale e far sì che gli imputati si difendano compiutamente nel processo e non dal processo. In ogni caso la qualità di alcune informazioni tecniche – non dico riservate, ma sicuramente delicate – oggetto contenutisticamente del processo, mal si attaglia ad un reportage indifferenziato su tutto.”
Alla luce di quanto emerso finora, chi ha sbagliato quella notte? Ci sono responsabilità individuali precise oppure, secondo la difesa, il vero problema riguarda protocolli, comunicazioni e livelli decisionali superiori rispetto ai singoli militari oggi imputati?
“La sua domanda – come tutte le altre – è molto precisa. Le rispondo volentieri, rappresentandole che non ci sono responsabilità individuali e che i mezzi e gli uomini dello Stato hanno svolto il loro dovere senza scostamenti dai protocolli di tipo operativo. Si sconosce infatti la esistenza di provvedimenti disciplinari invocati o irrogati ai singoli militari. Non mi è dato esplorare responsabilità più ampie a carico di altre forze armate o di apparati dello Stato: so bene, però che l’Assistito che rappresento non potrà che essere assolto in ragione della totale destrutturazione dibattimentale delle contestazioni.”










