Un figlio nei guai per un incidente stradale, un presunto maresciallo al telefono e la richiesta di consegnare denaro e gioielli per far cadere le accuse. Così un’anziana di Catanzaro era stata convinta a mettere nelle mani di un uomo i contanti e gli oggetti d’oro custoditi in casa. Per quella truffa il gup Mario Santoemma ha condannato Luigi Parisi, 43enne napoletano, a quattro anni di reclusione e duemila euro di multa. La sentenza è arrivata al termine del processo con rito abbreviato. L’imputato si trova agli arresti domiciliari.
La telefonata del falso figlio
L’episodio risale al marzo scorso. Sul telefono fisso dell’anziana era arrivata una chiamata: dall’altra parte della cornetta, un uomo che si spacciava per suo figlio. Tra urla e pianti, sosteneva di avere provocato un incidente stradale e di essere nei guai. Spaventata, la donna aveva fornito il proprio numero di cellulare, come le era stato richiesto. Su quell’utenza era stata poi contattata da un sedicente maresciallo dei carabinieri, che aveva proseguito il raggiro facendo leva sulla preoccupazione per il figlio.
La nuora allontanata con il pretesto della caserma
Neppure l’arrivo della nuora nell’abitazione aveva interrotto la truffa. Il falso maresciallo era riuscito a convincere quest’ultima a uscire per raggiungere una caserma, dove avrebbe potuto ricevere maggiori informazioni sull’incidente. Una volta fuori, la nuora era stata contattata da un altro uomo, anche lui presentatosi come appartenente all’Arma. Prima le aveva indicato la caserma di Catanzaro Lido, poi quella di Lamezia Terme. Infine era arrivata la richiesta di effettuare un bonifico per chiudere bonariamente la vicenda. A quel punto la donna aveva interrotto la conversazione e chiamato direttamente il marito. Lui l’aveva rassicurata: non era rimasto coinvolto in alcun incidente.
L’anziana rimasta sola e la consegna dei preziosi
Nel frattempo, però, l’anziana era rimasta sola in casa. Il finto maresciallo l’aveva convinta a raccogliere tutti i contanti e gli oggetti preziosi disponibili, sostenendo che fossero necessari per far cadere le accuse nei confronti del figlio. Poco dopo un uomo si era presentato alla porta e aveva ritirato il denaro e l’oro. Quando il raggiro era stato scoperto, era scattata la denuncia.
Le telecamere e la condanna
A consentire alla Polizia di identificare il 43enne erano state le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Gli accertamenti avevano portato all’inchiesta, approdata davanti al giudice per l’udienza preliminare. Il procedimento si è concluso con la condanna a quattro anni di reclusione e duemila euro di multa.














