15 Ottobre 2026
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Autonomia differenziata, l’attacco di ‘Possibile’ a Governo e Occhiuto: ” Paese a due velocità, si diano risposte”

Druetti e Giandoriggio evidenziano: "Come mai il presidente della Calabria, lo stesso che nel 2024 chiedeva una moratoria fino al superamento della spesa storica, non ha preso posizione?"

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“Il Governo accelera sulle nuove competenze alle Regioni più forti, mentre restano aperti i nodi della spesa storica, del riequilibrio delle risorse e delle garanzie per il Mezzogiorno”, dichiara Francesca Druetti, segretaria nazionale di Possibile, in merito all’approvazione degli schemi definitivi delle intese sull’autonomia differenziata con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.

La fretta che fa male al Paese

“Ci chiediamo quanto questa fretta risponda alle esigenze del Paese e quanto alla volontà di accontentare un partito di maggioranza che sull’autonomia ha costruito la propria battaglia. Non possiamo accettare un’Italia a due velocità, in cui l’accesso ai diritti dipende dalla ricchezza del territorio. Il Governo dovrebbe ridurre i divari, non aggravarli per interessi da campagna elettorale”, aggiunge Druetti.

I quesiti al Governatore

Sul tema interviene anche Silvia Giandoriggio, portavoce di Calabria Possibile: “I calabresi pagano già il prezzo di mobilità sanitaria, carenza di personale e servizi sempre più deboli nelle aree interne. Il rispetto dei livelli essenziali di assistenza (LEP), previsto dalle intese, deve essere accompagnato da investimenti e garanzie reali. Come mai il presidente Occhiuto, lo stesso che nel 2024 chiedeva una moratoria fino al superamento della spesa storica, non ha preso posizione? Cosa è cambiato? Quali garanzie ha ottenuto per la Calabria? Il presidente della Puglia, Antonio Decaro, ha già annunciato il ricorso alla Corte costituzionale. Occhiuto no?”. Possibile chiede che Occhiuto riferisca in Consiglio regionale, renda pubbliche le valutazioni della Giunta sulle intese e chiarisca quali iniziative intende assumere. «Chi guida una Regione deve difenderne i diritti anche quando ciò significa dissentire dalla propria maggioranza nazionale», concludono congiuntamente Giandoriggio e Druetti.

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