Il mistero sulla scomparsa di Pasquale Lamberti, il settantenne imprenditore di Besate di cui si erano perse le tracce il 3 luglio del 2021, arriva a un punto di svolta drammatico e definitivo. A cinque anni esatti dalla sparizione, i fari della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano si sono accesi su tre persone, iscritte nel registro degli indagati con le pesantissime accuse di omicidio e distruzione di cadavere. L’inchiesta, che scava nei legami sotterranei del tessuto economico locale, ha svelato un torbido scenario criminale: secondo l’ipotesi formulata dai magistrati inquirenti, i tre indagati avrebbero pianificato ed eseguito il delitto muovendosi in sinergia e con il supporto di alcuni esponenti di spicco del clan Bruzzaniti, storica consorteria criminale affiliata alla ‘ndrangheta e radicata in Lombardia.
I ruoli nel delitto: dal mandante ai presunti esecutori
Le indagini condotte dal nucleo investigativo dei Carabinieri di Milano hanno permesso di tratteggiare la rete di contatti e i rispettivi ruoli dei presunti responsabili del delitto. Nel mirino della Dda sono finiti Renato Mandaglio, imbianchino di 59 anni, e la sua convivente Emanuela Calvi, entrambi residenti a Bereguardo, nel Pavese. La terza figura chiave è Claudio Mancini, originario di Campobasso, un soggetto già noto alla giustizia e attualmente ristretto in carcere da un anno per scontare una condanna legata a reati di bancarotta fraudolenta e illeciti di natura tributaria.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il legame tra Mancini e Mandaglio si sarebbe consolidato proprio per motivi professionali, a seguito di alcune commesse lavorative affidate all’artigiano. All’interno del piano criminale, Mancini viene identificato come il presunto mandante dell’assassinio di Lamberti, mentre la coppia residente nel Pavese avrebbe ricoperto il ruolo di esecutore materiale del delitto, occupandosi successivamente dell’occultamento del corpo.
La convocazione in caserma e la strategia della difesa
Nelle scorse ore l’attività investigativa ha subito un’accelerazione formale con la convocazione dei due indagati pavesi presso la sede del nucleo investigativo del capoluogo lombardo. Mandaglio e Calvi si sono presentati davanti ai Carabinieri accompagnati dai propri avvocati difensori di fiducia. Nel corso dell’atto formale, entrambi i soggetti hanno scelto di trincerarsi dietro al silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere alle domande poste dagli inquirenti. Si tratta di una precisa strategia difensiva in attesa che vengano depositati gli esiti completi degli accertamenti balistici, patrimoniali e tecnici su cui la Procura antimafia di Milano sta fondando il proprio impianto accusatorio per fare definitiva luce sulla fine dell’imprenditore di Besate.










