Tutti a giudizio. Il gup del Tribunale di Catanzaro ha mandato a processo, a vario titolo, per stalking e lesioni personali aggravate l’imprenditore di Catanzaro Michele Roberto Giglio, 33 anni, il padre Gennaro Giglio, 69 anni, e la madre Angela De Feo, 65 anni. Secondo le ipotesi di accusa, i tre avrebbero vessato con minacce di morte (“ti brucio vivo, ti faccio sparare, ti uccido”) e insulti pesanti colui che voleva proporre istanza di fallimento e chi avesse osato assumerlo in un locale di Catanzaro (“te la faremo pagare”).
“Sei un lordone, ti faccio vedere io chi sono”
I fatti si sarebbero verificati tra aprile e maggio 2024 e il 3 luglio 2025 e secondo le ipotesi accusatorie tutti e tre gli indagati avrebbero impedito ad un ex dipendente di avanzare istanza di fallimento sulla società Mirogi srl di Michele Roberto Giglio, molestando e compiendo atti persecutori nei confronti del lavoratore, terrorizzato per la propria incolumità e per quella dei suoi familiari, al punto da modificare le proprie abitudini di vita, evitando di frequentare bar dove era solito fare colazione per non incontrare Gennaro Giglio.
Una paura basata sul fatto che quest’ultimo sarebbe stato avvezzo a informarsi dal proprietario del locale della sua presenza. E non solo. Si sarebbe appostato in orario notturno sotto casa sua, lo avrebbe pedinato e in una circostanza, mentre si trovava a bordo della sua auto, avrebbe fatto finta di investirlo. Lui insieme alla moglie Angela De Feo avrebbero offeso l’ex dipendente: “sei un lordone… ti faccio vedere chi sono… ladro… sfruttatore… ti faccio sparare, ti uccido”.
“Te la farò pagare figlio di puttana”
E dopo averlo minacciato Gennaro Giglio avrebbe aggredito la vittima, prima con uno schiaffo in viso e poi con un pugno in testa, facendolo cadere a terra e provocandogli un trauma facciale, giudicato guaribile in 10 giorni come da referto in atti, mentre De Feo avrebbe continuato a intimidirlo. Michele Roberto Giglio gli avrebbe sputato sulla maglia con un preciso avvertimento: “te la farò pagare figlio di puttana”.
Le pressioni sul ristorante
Ma c’è di più. De Feo e il figlio Michele Giglio avrebbero costretto il titolare di un ristorante a non assumere nella propria attività l’ex dipendente e il fratello. Lei avrebbe effettuato innumerevoli telefonate dal contenuto minaccioso al titolare del ristorante, precisando che se li avesse assunti lo avrebbe denunciato e avrebbe fatto sì che il locale venisse posto sotto sequestro, millantando importanti amicizie politiche e avvertendolo che avrebbe fatto disporre la chiusura del locale anche qualora non fosse stata rilevata alcuna violazione normativa.
Le millantate amicizie politiche
In occasione dell’inaugurazione del ristorante avrebbero inviato finanche un proprio dipendente per scattare foto al locale e riferire alla parte offesa: “la signora De Feo è alla Capitaneria di porto che aspetta solo le foto per denunciarla”. Poi sia De Feo che il figlio avrebbero contattato telefonicamente la parte offesa e, dopo aver ammesso di aver inviato il dipendente nel locale, avrebbero insultato il titolare, dandogli del mafioso e proferendo la frase: “te la faremo pagare”. La prima udienza dibattimentale si terrà il prossimo 19 marzo.








