La richiesta, secondo la Procura, era precisa: entrare alla festa senza pagare, insieme a tutta la propria “banda”. La conseguenza annunciata in caso di rifiuto era affidata a un vocale WhatsApp: “E pue succeda nu mattatoio”. Da quei messaggi alla notte dell’Epifania al Ranch del Falco, con tre addetti aggrediti e attrezzature danneggiate: è la sequenza ricostruita nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari della Procura di Vibo Valentia, che riguarda sette persone.
Il provvedimento della pm Eugenia Belmonte ricostruisce i fatti del 6 gennaio 2025 a Serra San Bruno e contesta a tutti e sette estorsione aggravata, lesioni personali aggravate e danneggiamento. Al solo Bruno Vallelunga sono attribuiti anche due episodi di minaccia grave. Si tratta delle ipotesi dell’accusa, sulle quali le difese potranno intervenire prima delle successive determinazioni della Procura.
I vocali prima della festa: ingresso gratuito o “mattatoio”
Il primo passaggio della ricostruzione risale al 20 dicembre 2024. Nell’avviso sono riportati messaggi vocali WhatsApp indirizzati al componente del direttivo di un’associazione culturale organizzatrice degli eventi. La pretesa, secondo gli inquirenti, era ottenere l’accesso gratuito per il mittente e per l’intero gruppo alle serate di Capodanno e dell’Epifania. Alla prospettazione di un “mattatoio” si accompagnava una rassicurazione condizionata: “si invece non ndi fai mu pagamu nui stacimu belli ordinati”. Per la Procura, quelle minacce avrebbero costretto gli organizzatori a tollerare la presenza del gruppo senza titolo alla festa dell’Epifania. L’ingiusto profitto contestato consiste nel risparmio del prezzo dei biglietti e delle consumazioni, con un danno per le persone offese. Per l’estorsione viene contestata l’aggravante di avere agito in più persone riunite.
Il divieto di entrare nell’area staff e le aggressioni
La violenza descritta nell’avviso sarebbe scattata dopo il divieto opposto alla pretesa di Antonio Crispo di accedere alla sala riservata allo staff senza tessera. Secondo la ricostruzione accusatoria, un componente dello staff sarebbe stato colpito ripetutamente con calci e pugni alla schiena e alla testa, fino a essere sbattuto contro un tavolo. Durante l’aggressione, nell’atto viene riportata anche la frase: “tu non sai chi sono io”. L’avviso descrive poi l’aggressione al barman del locale: sarebbe stato colpito alla nuca e gli sarebbe stata spinta violentemente la testa verso la bocca del forno acceso. Sarebbero seguiti altri calci alla testa e un pugno all’occhio sinistro. Un addetto alla cucina sarebbe stato a sua volta raggiunto da calci alla schiena e pugni alla testa e al volto. Nella sequenza contestata dalla Procura, sarebbe stato anche bloccato per le braccia mentre altri continuavano a colpirlo.
Le lesioni indicate nell’avviso hanno comportato prognosi di 20 giorni per il barman, con frattura del naso e traumi al volto; 15 giorni per il componente dello staff, con tumefazioni in più parti del corpo; 10 giorni per l’addetto alla cucina, con una contusione del rachide dorsale e lombare. Per questo capo vengono contestati i motivi abbietti, la premeditazione, l’azione di più persone riunite e la finalità di commettere l’estorsione descritta nel primo capo.
Computer, impianti, porte e finestre danneggiati
Alle aggressioni si aggiunge la contestazione di danneggiamento. Secondo la Procura, durante le violenze sarebbero stati resi inservibili beni di proprietà o in uso all’associazione, nell’area riservata allo staff e nelle due sale da ballo. L’elenco comprende un iPad, un notebook Dell, un Samsung Galaxy Book, un amplificatore audio e un riscaldatore. Nell’avviso sono indicati anche danni a un sottotetto della sala da ballo, porte, finestre, bottiglie e accessori del bar.
“Ti sparo” e “Serra è mia”: le altre minacce contestate
Due ulteriori capi riguardano il solo Bruno Vallelunga. Il primo si riferisce ai momenti successivi all’aggressione a Spatula, quando avrebbe pronunciato contro di lui una serie di minacce e insulti, tra cui “Ti sparo” e “Serra è mia”. Il secondo episodio è collocato al 7 gennaio 2025. Vallelunga avrebbe minacciato il componente dello staff già aggredito, mimando al suo indirizzo, con la mano destra, il gesto del taglio della testa.
I sette indagati e i difensori
Tra i destinatari dell’avviso figurano Bruno Vallelunga, 20 anni di Serra San Bruno (difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Ilario Cosimo Tripodi). Domenico Mazza, 23 anni di Serra San Bruno, e Antonio Crispo, 23 anni di Serra San Bruno, (assistiti dall’avvocato Vito Michele Regio); i due omonimi Nazzareno Randò, nati rispettivamente nel 2004 e nel 1996, e Marco Randò, di 27 anni di Serra San Bruno (difesi dagli avvocati Guglielmo Lentini e Antonio Galati). Giuseppe Tassone, 24 anni di Serra San Bruno (assistito dall’avvocato Antonio Napoli). L’atto richiama inoltre il coinvolgimento di minorenni per i quali si procede separatamente.
Venti giorni per le difese
Con la conclusione delle indagini, gli indagati e i loro difensori possono consultare gli atti depositati. Come indicato nell’avviso, hanno venti giorni dalla notifica per presentare memorie e documenti, depositare i risultati di investigazioni difensive, chiedere ulteriori atti d’indagine o un interrogatorio. Il procedimento resta nella fase delle indagini preliminari: l’avviso non equivale a un rinvio a giudizio né a un accertamento di responsabilità. Tutti gli indagati sono presunti innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.












