15 Agosto 2026
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Un morto, cinque feriti e una barca squarciata: cosa è successo nel porto di Vibo Marina. Si indaga per omicidio nautico

La Procura di Vibo ha delegato le indagini alla Capitaneria di Porto. Accertamenti medico-legali sugli occupanti del gommone che avrebbe speronato la barca. Una donna trasferita al Pugliese di Catanzaro

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La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha aperto un’inchiesta per omicidio nautico sulla tragedia avvenuta nella serata del 14 agosto davanti all’imboccatura del porto di Vibo Marina. Gli accertamenti sono stati delegati alla Capitaneria di Porto, guidata dal comandante Guido Avallone, chiamata a ricostruire una collisione durata pochi istanti ma ancora circondata da numerosi interrogativi.

La vittima si chiamava Domenico Campana, aveva circa 30 anni ed era originario di Mirto, frazione di Crosia, in provincia di Cosenza. Con il passare delle ore è stato possibile ricostruire anche un quadro più preciso delle persone accompagnate negli ospedali. I feriti sarebbero complessivamente cinque. Quattro di loro, un uomo e tre donne, hanno riportato contusioni di varia natura e sono stati dimessi nella mattinata di Ferragosto. Una donna di 25 anni, invece, è stata trasferita nella notte a Catanzaro per una frattura al bacino oltre a ferite lacero-contuse al braccio e alla testa. Non sarebbe in pericolo di vita. Altre tre persone rimaste illese sono state condotte in ospedale dalla Guardia costiera per gli accertamenti medico-legali disposti nell’ambito dell’inchiesta. Tra loro ci sarebbero il conducente del gommone e un giovane chirurgo che viaggiava a bordo.

L’inchiesta per omicidio nautico

Il fascicolo aperto dalla Procura dovrà stabilire chi conducesse le due imbarcazioni, a quale velocità procedessero e quale fosse la loro posizione esatta al momento dell’impatto. Al momento non risulterebbero persone iscritte nel registro degli indagati, mentre la Capitaneria sta raccogliendo testimonianze, documentazione sanitaria ed elementi tecnici utili a ricostruire la rotta seguita dai natanti.

Il punto centrale dell’inchiesta riguarda ciò che è accaduto intorno alle 19.30, nel tratto di mare immediatamente a ridosso dell’uscita del porto. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, un gommone lungo circa dieci metri stava lasciando l’area portuale quando si sarebbe trovato davanti la piccola imbarcazione sulla quale viaggiavano Campana e altre persone.

La barca, secondo gli elementi raccolti nelle prime ore, si sarebbe trovata quasi ferma o avrebbe comunque proceduto a velocità molto ridotta. Resta ancora da definire ufficialmente il numero esatto degli occupanti dei due mezzi. Anche questo dato dovrà essere cristallizzato dagli atti d’indagine.

Il gommone avrebbe speronato la piccola barca

Per cause ancora in corso di accertamento, il gommone avrebbe speronato violentemente la fiancata della barca. L’urto ha aperto un grosso squarcio nello scafo in vetroresina e avrebbe fatto finire in acqua diversi occupanti. In pochi secondi, davanti al porto e alle spiagge ancora affollate nella vigilia di Ferragosto, si è aperto uno scenario drammatico. Alcune persone sono riuscite a restare aggrappate ai natanti, altre sono state recuperate dal mare. Anche chi si trovava sul gommone si sarebbe immediatamente attivato per prestare aiuto e riportare i feriti verso la banchina. Sulla dinamica dell’incidente sono ancora diversi i punti da chiarire e gli investigatori lavorano per fare luce sull’angolo della collisione, la velocità dei mezzi, le manovre compiute negli istanti precedenti allo scontro e l’eventuale possibilità, per chi era ai comandi, di evitare l’impatto.

Campana sarebbe stato raggiunto dall’elica

La posizione di Domenico Campana al momento dello schianto rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta. Secondo i primi accertamenti, il trentenne sarebbe stato sbalzato in mare e sarebbe poi finito nella traiettoria dell’elica di uno dei motori. Le pale gli avrebbero provocato lesioni gravissime alla testa e a un fianco, oltre a una profonda ferita in corrispondenza dell’arteria femorale. Una combinazione di traumi che non gli avrebbe lasciato scampo. Saranno comunque gli accertamenti medico-legali a stabilire con precisione la causa della morte e la sequenza delle ferite. Campana è stato recuperato dall’acqua in condizioni disperate e trasportato verso la banchina. I sanitari hanno tentato a lungo di rianimarlo prima del trasferimento verso l’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Ogni tentativo di salvarlo si è però rivelato inutile.

Quattro feriti dimessi dopo una notte in osservazione

Il bilancio sanitario è più articolato di quanto emerso nell’immediatezza. Un uomo e tre donne, tutti residenti in località della provincia di Cosenza come la vittima, avrebbero riportato contusioni di varia natura. Verosimilmente si trovavano sulla piccola imbarcazione speronata, anche se la loro esatta posizione dovrà essere confermata dagli investigatori. I quattro sono arrivati al pronto soccorso dell’ospedale Jazzolino intorno alle 23 e sono rimasti sotto osservazione per l’intera notte. Dopo gli esami e le cure del caso, sono stati dimessi nella mattinata del 15 agosto. Le loro condizioni non avrebbero mai destato particolare preoccupazione, ma la documentazione sanitaria potrà fornire ulteriori elementi sulla violenza dell’impatto e sulle conseguenze riportate da ciascun occupante.

La donna di 25 anni trasferita a Catanzaro

Più serie sono apparse le condizioni di una donna di 25 anni, che secondo la ricostruzione in corso si trovava anche lei sulla barca colpita dal gommone. La giovane ha riportato diversi traumi e, in particolare, una frattura al bacino che ha reso necessario il trasferimento nel corso della notte all’ospedale Pugliese di Catanzaro. Il ricovero nel capoluogo è stato disposto per affidarla agli specialisti e valutare il trattamento più adeguato. La prognosi resta riservata, ma secondo quanto filtra da ambienti sanitari non sarebbe in pericolo di vita. Il suo è il quadro clinico più delicato tra quello dei cinque feriti. Anche la testimonianza della giovane, quando le condizioni lo consentiranno, potrebbe risultare importante per ricostruire i secondi immediatamente precedenti alla collisione.

Tre persone del gommone sottoposte ad accertamenti

Un capitolo distinto riguarda le altre tre persone condotte in ospedale dalla Guardia costiera dopo le 23. Non vengono conteggiate tra i feriti perché non avrebbero riportato conseguenze fisiche nello scontro e sarebbero rimaste sostanzialmente illese. Il trasferimento sarebbe stato disposto per consentire una serie di accertamenti medico-legali specifici richiesti dagli investigatori della Capitaneria di Porto. Esami che rientrano nell’attività necessaria a ricostruire ogni aspetto dell’incidente e che, allo stato, non consentono di formulare alcuna conclusione o attribuzione di responsabilità. Tra loro ci sarebbe anche l’uomo che conduceva il mezzo al momento della collisione, la cui posizione è naturalmente al centro degli accertamenti, e un giovane chirurgo che viaggiava sulla stessa imbarcazione.

Il medico in vacanza e i soccorsi sulla banchina

Il mayday lanciato subito dopo la collisione è stato raccolto dalle persone presenti nell’area del Pontile Carmelo. Tra i primi a intervenire c’è stato il medico fuori servizio che si trovava casualmente nella zona per trascorrere la serata. Insieme a lui si è mobilitato il personale del pontile, a cominciare da Franco Ranieri, profondo conoscitore del porto e impegnato direttamente nelle operazioni di soccorso. Mentre i feriti venivano recuperati dall’acqua e riportati a terra, sono state allertate le ambulanze del 118 e le forze dell’ordine. Nelle fasi successive avrebbe prestato assistenza anche Gregorio Polistina, caposala della Rianimazione dello Jazzolino.

Entrambi i natanti sarebbero stati noleggiati

Un altro particolare emerso nelle ore successive potrebbe assumere un peso rilevante nell’inchiesta: sia il gommone sia la piccola barca sarebbero stati presi a noleggio. La Capitaneria dovrà verificare a chi fossero formalmente affidati i mezzi, chi li stesse conducendo, quali condizioni fossero previste dai contratti e se fossero stati rispettati tutti gli obblighi relativi alla navigazione e alla sicurezza. Dovranno essere controllate anche la capienza autorizzata della barca, le dotazioni presenti a bordo e le eventuali abilitazioni richieste per condurre il gommone. I due natanti (finiti ovviamente sotto sequestro) rappresentano ora il principale punto di partenza per gli accertamenti tecnici. La posizione delle lesioni sugli scafi, il grosso squarcio aperto sulla barca e le condizioni dei motori potranno contribuire a stabilire la direzione e la forza dell’urto.

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