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23 Aprile 2026
23 Aprile 2026
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Usura da oltre tomba a Vibo, maxi sequestro da 860mila euro agli eredi di un usuraio deceduto (VIDEO)

Il provvedimento riguarda 12 beni intestati agli eredi di un uomo condannato in primo grado per usura aggravata. Dopo la sua morte, i familiari avevano mantenuto la disponibilità degli immobili, tra cui anche una casa sottratta alla vittima del reato

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I Finanzieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro patrimoniale da 860.000 euro nei confronti degli eredi di un usuraio, deceduto nel 2021, ma ritenuto socialmente pericoloso anche post mortem. Il sequestro riguarda 12 beni immobili, tra cui una palazzina di tre piani e una villetta, tutti situati nel territorio vibonese.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Catanzaro – Sezione Misure di Prevenzione su richiesta della Procura di Vibo Valentia, diretta dal procuratore Camillo Falvo, che ha agito assieme al sostituto contitolare del fascicolo. Alla base del sequestro, una dettagliata indagine patrimoniale coordinata con la Sezione di Polizia Giudiziaria – Aliquota Guardia di Finanza della Procura.

La legge antimafia anche contro gli eredi

Il Codice delle leggi antimafia consente l’applicazione delle misure di prevenzione anche agli eredi del soggetto proposto, nel caso in cui questi sia deceduto prima della fine del procedimento. Ed è proprio questo il caso. L’uomo, in vita, era stato condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi per usura aggravata continuata, con obbligo di risarcimento in favore delle vittime, inclusa la restituzione di un immobile sottratto a una di esse durante un momento di grave difficoltà economica.

A seguito della sua morte, la Corte d’Appello di Catanzaro ha dichiarato il reato estinto, ma l’immobile è rimasto nelle mani degli eredi, che avevano persino promosso uno sfratto contro la stessa parte offesa che vi risiedeva, pagando un affitto.

La sperequazione come prova della provenienza illecita

Le indagini economico-finanziarie della Guardia di Finanza hanno accertato gravi incongruenze tra i redditi dichiarati dagli eredi e i beni posseduti, soprattutto nel comparto immobiliare. Una sperequazione evidente, tale da far ritenere che il patrimonio accumulato fosse frutto di attività illecite, in particolare dell’usura esercitata nel tempo dal de cuius.

Un immobile conteso restituito alla giustizia

Particolare rilievo ha assunto un immobile residenziale originariamente di proprietà della vittima di usura, e successivamente rientrato nella disponibilità del nucleo familiare dell’usuraio. Occupato in affitto da una delle parti lese, era oggetto di azione di sfratto da parte degli eredi. A tutela della vittima, il Procuratore Falvo ha richiesto il sequestro d’urgenza non solo di quel bene, ma anche dell’intero patrimonio sospetto.

Il valore sociale della giustizia patrimoniale

“Il sequestro di patrimoni illeciti – afferma il comando della Guardia di Finanza – assume un significato anche sociale, perché restituisce alla collettività ricchezze che la criminalità aveva indebitamente accumulato”. In questo caso, la Procura e la Guardia di Finanza di Vibo Valentia, guidata dal Tenente Colonnello Fabrizio Notaro, hanno dimostrato come l’azione repressiva possa riparare le ingiustizie subite, anche anni dopo la commissione dei reati.

“La criminalità economica – sottolineano le Fiamme Gialle – mina le basi del mercato legale. Contrastarla significa restituire competitività alle imprese sane e rilanciare lo sviluppo nei territori infiltrati”.

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