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24 Aprile 2026
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Vibo Valentia, stop al trasferimento del Maresciallo dell’Arma. Il Tar “boccia” il Ministero della Difesa

La sentenza censura duramente l'operato dell'Amministrazione, ravvisando un difetto di motivazione e un'evidente apparenza di conflitto di interessi dietro la presunta "incompatibilità ambientale".

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La vicenda trae origine dal provvedimento con cui il Ministero della Difesa aveva disposto il trasferimento d’autorità di un maresciallo dei carabinieri forestali. Il militare, inizialmente destinato a un Nucleo specializzato in provincia di Vibo Valentia, si era visto recapitare una notifica che ne stravolgeva i piani professionali, assegnandolo al comando di una stazione in provincia di Reggio Calabria. Alla base della decisione, l’Amministrazione aveva invocato una presunta “incompatibilità ambientale” legata alla presenza nel Vibonese di alcuni familiari del maresciallo, tra cui la sorella, nota professionista del foro locale. Un legame di parentela che, secondo la Difesa, avrebbe potuto minare l’imparzialità dell’arma sul territorio.

Il conflitto di interessi e i vizi dell’istruttoria

Il ricorso presentato dal militare, difeso dall’avvocato Giuseppe Carratelli, ha però scoperchiato un quadro fattuale ben diverso. Dall’istruttoria condotta dinanzi alla Prima Sezione del Tar della Calabria è emerso un dettaglio inquietante: il superiore gerarchico che aveva redatto la proposta di trasferimento risultava avere un parente coinvolto in una controversia legale. In quel medesimo procedimento, la sorella del maresciallo svolgeva il ruolo di difensore della controparte. Questo intreccio ha portato i giudici a ritenere che l’atto amministrativo fosse viziato alla radice da una mancanza di imparzialità e che la motivazione addotta fosse, di fatto, un pretesto illogico non supportato da elementi concreti.

La sentenza: eccesso di potere e annullamento

Nella sentenza emessa a Catanzaro, il collegio giudicante ha accolto integralmente le tesi della difesa, censurando il Ministero per “eccesso di potere” e “difetto di motivazione”. Il Tar ha stabilito che l’attività professionale di un familiare non può costituire, di per sé, un motivo ostativo all’assegnazione di un militare, specialmente quando la decisione appare influenzata da interessi personali dei superiori. Rilevando uno “sviamento” del potere amministrativo, i giudici hanno annullato il trasferimento, restituendo al maresciallo il diritto di prestare servizio nella sede originariamente prevista e ponendo fine a un provvedimento ritenuto carente sotto il profilo della logica e della correttezza istituzionale.

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